Oltre lo specchio: Endzeit – Ever After di Carolina Hellsgard, zombi horror ecologista e femminista

Presentato al Festival Oltre lo specchio, Endzeit- Ever After di Carolina Hellsgard esclama che il futuro è donna. La civiltà morente, se non morta, può rinascere con un ritorno ancestrale alla tradizione matriarcale delle origini dell’umanità, in una fertilità onnisciente, creatrice di vita

  • Anno: 2017
  • Durata: 90'
  • Genere: Horror, Fantascienza
  • Nazionalita: Germania
  • Regia: Carolina Hellsgard

Endzeit – Ever After è l’opera seconda della giovane regista di origini svedese Carolina Hellsgard, che ha affrontato il genere di zombi dopo aver vinto il premio per la miglior opera prima con Wanja, dramma sociale, alla Berlinale del 2015.

Siamo in un futuro post apocalittico in cui un misterioso virus ha infettato l’umanità trasformandola in una marea di zombi. Le uniche due isole in cui la società resiste in qualche modo sono le città tedesche di Weimar, retta da una legge durissima e dove chiunque è infettato viene eliminato, e quella di Jena, che cerca di trovare una cura alla malattia. L’incipit è tutto ambientato a Weimar per poi trasformarsi ben presto in un road movie tra i boschi in cui due giovani ragazze fuggono con l’unico treno automatico funzionante che collega le due comunità.

La regista introduce subito la prima protagonista di Endzeit – Ever After, la giovane Vivi (Gro Swantje Kohlhof) in cura psicologica e piena di sensi di colpa per aver abbandonato la sorellina, di cui scopriamo la vicenda con centellinati flashback durante lo sviluppo narrativo. Il senso di claustrofobia e di alienazione è messo in scena in interni fotografati con una luce soffusa e calda che trasmette il mondo alterato della giovane. L’altra protagonista, Eva (Maja Lehrer) è una donna indurita dagli eventi e responsabile della manutenzione del muro di metallo e legno che circonda la città. Un incidente in cui muore un’altra ragazza a causa di un attacco di un malato è la causa scatenante della fuga delle due giovani per trovare una speranza a Jena.

Anche se Weimar e Jena in modo esplicito sono il simbolo della cultura dell’uomo, città in cui hanno operato Goethe, Schiller, Hegel e Schelling, Endzeit – Ever After, nella realtà, è influenzato dalle leggende nordiche che la regista conosce. Tratto da una novel graphic, Endzeit – Ever After è una fiaba morale femminista in cui la salvezza si può trovare solo attraverso il passo successivo dell’evoluzione con il ritorno alla Madre Terra. Forte di istanze ecologistiche, il film è una denuncia della distruzione del pianeta da parte dell’uomo, con la Natura che si difende eliminando l’umanità, vero virus che la sta distruggendo.

Anche se la troupe – come ha dichiarato in alcune interviste la regista – vede la presenza al cinquanta per cento tra uomini e donne, in una parità di genere applicata nella produzione, Endzeit – Ever After è un peana al potere traumaturgico femminino. Del resto, i ruoli fondamentali sono tutti in mano alle donne: oltre la regista e le due protagoniste assolute, la sceneggiatura, la fotografia, i costumi, la scenografia, la colonna sonora e la produzione sono create e dirette da diverse artiste.

La presenza del maschio è ridotta ai minimi termini: o elementi di una memoria del passato remoto (i padri culturali citati) o dallo zombi che ferisce Eva o da un altro che attacca Vivi. Tra l’altro quest’ultimo è cieco e la caccia seguendo il suono: un’ulteriore metafora dell’incapacità dell’uomo di vedere, di comprendere il male che sta replicando e di perseguirlo anche dopo la morte.

Il simbolo della Madre Terra è messo in scena con la figura della Giardiniera (l’attrice danese Trine Dyrholm) in cui la mutazione corporea è già avvenuta in una fusione tra animale e vegetale, tra carne e piante, in una transustanziazione dell’anima all’interno della culla della Natura.

Il viaggio termina alle porte di Jena, inquadrandola in campo lungo, circondata anch’essa da una lunga rete metallica. Ma non è importante: ciò che conta sono Vivi ed Eva che si riuniscono, mutate nel corpo e nello spirito, ricongiunte con il pianeta. Endzeit – Ever After esclama che il futuro è donna. La civiltà morente, se non morta, può rinascere con un ritorno ancestrale alla tradizione matriarcale delle origini dell’umanità, in una fertilità onnisciente, creatrice di vita.

Acclamato all’ultimo Toronto International Film Festival, Endzeit – Ever After è tra i film di apertura della prima edizione del Festival dell’immaginario antastico e di fantascienza Oltre lo Specchio di Milano nella sezione Piccoli Futuri, rivelandosi una novità per i temi trattati e di come la Hellsgard riesca a rielaborare i topoi, di un sottogenere come quello degli zombi, con eleganza e delicatezza.

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Utlima modifica: 6 giugno, 2019



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