72 Festival di Cannes: Give me liberty di Kirill Mikhanovsky (Quinzaine des Réalisateurs)

Con taglio documentaristico, Give me liberty nasce dall'esperienza personale del regista russo Kirill Mikhanovsky, emigrato negli Stati Uniti, dove ha fatto anche l'autista di autobus per persone con disabilità. Da qui è nata l'idea per il film, presentato alla Quinzaine del Festival di Cannes, dopo l'anteprima al Sundance

  • Anno: 2019
  • Durata: 111'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Kirill Mikhanovsky

Con taglio documentaristico, dovuto anche alla presenza di attori non professionisti e girato in pieno stile “un giorno nella vita di Vic” (questo il nome del protagonista), Give me liberty nasce dall’esperienza personale del regista russo Kirill Mikhanovsky, emigrato negli Stati Uniti, dove ha studiato linguistica e antropologia, facendo una serie di lavori, tra cui l’autista di autobus per persone con diverse disabilità. Da qui è nata l’idea per il film, presentato alla Quinzaine del Festival di Cannes, dopo l’anteprima al Sundance.

Vic (Chris Galust) è un ragazzo alle prese con un nonno molto anziano che deve necessariamente lasciare da solo, ma non senza preoccupazioni e senza problemi che l’anziano gli causa; questo incide parecchio sul suo lavoro di autista. Vic lavora per una compagnia che si occupa di trasportare persone con diverse disabilità, e deve essere puntuale per non creare problemi ai suoi clienti. Quando un giorno gli anziani della comunità russa di Milwaukee, Wisconsin, lo costringono ad accompagnarli al cimitero per rendere l’ultimo saluto a Layla, a cui suo nonno era particolarmente affezionato, Vic non riesce a dire di no, e si ritrova coinvolto in una serie di accadimenti che metteranno a rischio il suo lavoro. Gli anziani si ritrovano così a condividere l’autobus guidato da Vic con una delle sue clienti, la grintosa Tracy (Lauren Spencer) affetta da sclerosi laterale amiotrofica, che inizialmente si arrabbiera con Vic per averle fatto perdere tempo e appuntamenti, e poi si integrerà nell’allegra e rocambolesca comunità.

Vic si porta dentro un senso di angoscia, è giovane e dovrebbe studiare, invece passa la sua vita a incastrarsi tra un nonno bisognoso di cure, una madre insicura, una sorella che ha perso da poco il marito e microcosmo di anziani, con cui convive, che lo assorbono completamente. Vivere a contatto con persone alle prese con gravi problemi di salute lo aiuta ad amare la vita ogni giorno, nonostante tutto e tutti. Fa spesso visita ad un uomo infermo che gli racconta di quanto, seppur bloccato a letto, abbia ancora amore per la vita.

Scritto insieme a Alice Austen, che è anche produttrice di Give me liberty, il film si avvale di un cast principalmente di attori non professionisti, che gli conferiscono quel realismo tipico del documentario; in realtà si è trattato di una scelta quasi obbligata, poiché era difficile trovare degli attori che avessero le caratteristiche dei personaggi che erano stati scritti originariamente. Anche la stessa Lauren Spencer, che interpreta Tracy, seppur attrice, non interpreta il ruolo di una disabile, ma ha un’effettiva disabilità.

La scelta di Milwaukee come set è stata tematica: non si sarebbe potuto girare altrove, perché la storia è stata partorita proprio tra le sue strade; pur non essendo una città cinematografica, e dove sia possibile reperire fondi per il cinema,  o dove ci siano incentivi fiscali o generosi filantropi, rappresenta comunque la spina dorsale dell’America. E’ una città dove è ancora presente una certa impronta storica che nel 2018 la rendono ancora autentica, e con un carattere che ben poche altre città statunitensi hanno. E’ anche una città per certi aspetti difficile, dove la presenza di diverse etnie genera tensioni e incomprensioni.

Lavorare su un autobus che corre su e giù per la città, contro il tempo e i mille incastri delle esigenze dei personaggi, con un cast in cui si mescolano persone che non parlavano inglese, anziani, persone con disabilità, il tutto ha creato un caos composto, che è poi è stato perfettamente riprodotto sullo schermo.

Tema del film è il sogno americano: Mikhanovsky si arrabbia parecchio con chi sostiene che il sogno americano è morto. “Che cos’è il sogno americano? Per me non è qualcosa che ti aspetta quando arrivi negli Stati Uniti. E’ qualcosa che quando arrivi devi portare con te. Se vieni qui e dici che è morto allora vuol dire che non hai portato nulla con te, e se il sogno americano è morto, è morto dentro di te.”

E ancora aggiunge: “Noi veramente crediamo in questo paese, per quanto imperfetto possa essere. Give me liberty si fonda proprio su quel sogno, che nasce da un gruppo eterogeneo di persone, non è un caso che in un periodo di tensione politica tra liberal e ultra conservatori, in quell’autobus che percorre per lungo e largo una delle zone più estere d’America, non sia alcun esponente di queste forze politiche. Perché questo gruppo eterogeneo e vario di persone ha un comune denominatore: quello di celebrare la vita ogni giorni, con tutte le sue, a volte, insormontabili difficoltà, e trarre il meglio da ogni esperienza.

Un film che ci si augura presto di vedere nei circuiti classici o in streaming.

Utlima modifica: 25 maggio, 2019



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