72 Festival di Cannes: Rocketman di Dexter Fletcher (Fuori Concorso)

Inevitabile il paragone con Bohemian Rhapsody, ma si può abbastanza serenamente dire che, dal punto di vista cinematografico, Rocketman di Dexter Fletcher, il biopic dedicato ad Elton John e interpretato da un ottimo Taron Egerton, sia qualitativamente un prodotto migliore

  • Anno: 2019
  • Durata: 121'
  • Distribuzione: 20th Century Fox
  • Genere: Biografico
  • Nazionalita: Gran Bretagna, USA
  • Regia: Dexter Fletcher
  • Data di uscita: 29-May-2019

Ad animare la quarta giornata della manifestazione francese, la notevolissima prova attoriale di Taron Egerton, che restituisce un credibile e quantomai energico Elton John nel Rocketman di Dexter Fletcher, presentato Fuori Concorso al 72º Festival di Cannes. Più che un biopic in senso stretto, il film racconta un vero e proprio percorso di crescita del noto artista, alla ricerca di se stesso, rappresentato in modo talmente tanto esplicito da assumere una valenza psicoterapeutica, dimensione che fa tra l’altro da filo conduttore della narrazione. Quest’ultima scandisce nitidamente la presa di coscienza da parte di Reginald Dwight (questo il vero nome della rockstar) di dinamiche affettive da manuale, quelle nelle quali è cresciuto, che sono state alla base del suo trasformarsi da ragazzino prodigio timidissimo in sfrontata e irriverente icona mondiale, maschera continua di se stesso per proteggere un senso di sé troppo vulnerabile, ma anche di aver determinato una sofferenza tale che, unita allo spirito e alla sensibilità di un bimbo solo, ha fatto sì che si sviluppasse un talento esplosivo e traboccante che per decenni ha infervorato gli animi di innumerevoli persone. E insieme alla coscienza delle conseguenze di queste dinamiche, vediamo l’acquisire consapevolezza del suo bisogno spasmodico di essere amato, tanto quanto si sente non amabile e, alla fine di un progressivo e sempre più gravoso percorso autodistruttivo, della necessità improrogabile e imprescindibile di chiedere aiuto e prendersi finalmente cura di sé.

Inevitabile il paragone con Bohemian Rhapsody, di cui lo stesso Dexter Fletcher aveva preso le redini anche se poi non accreditato, altro recente pluripremiato e chiaccheratissimo biopic su Freddie Mercury, altrettanto venerata icona del rock inglese. Giudizio potenzialmente condizionato dalle differenze soggettive nell’attribuire un valore affettivo alle due figure, ma si può abbastanza serenamente dire che, dal punto di vista cinematografico, Rocketman sia qualitativamente un prodotto migliore. I colori, lo sfarzo, l’eccentricità e l’esuberanza, prerogative notoriamente e assolutamente proprie del cantante inglese, la sua ascesa vertiginosa, le sue dipendenze, vengono messi a servizio dell’opera, o forse è l’opera che è messa a loro servizio, rappresentandoli, oltre che attraverso la celebrazione delle canzoni più note, i costumi e le interpretazioni, mediante una serie di espedienti, cinematografici che lasciano spazio al registro fantastico e a elementi del musical. Tali espedienti, stravaganti quanto il suo protagonista, non solo non stridono ma sono perfettamente in sintonia e coerenti con il tenore del racconto e con l’atmosfera creata.

Dal punto di vista dell’interpretazione, il cast è ottimo, a partire dalla performance esemplare di Taron Egerton, che, dotato di un’espressività e di una presenza scenica impressionanti, dona al suo personaggio un colore e una profondità davvero notevoli, riuscendo a coglierne sia la sofferenza e la solitudine che l’energia in un mix fluido che incrementa non di poco il valore assoluto dell’opera. Particolarmente incisivi ed efficaci anche i personaggi collaterali, con una menzione speciale per Jamie Bell, già visto e apprezzato in Nymphomaniac di Lars Von Trier, che interpreta l’amico storico e scrittore Bernie Taupin, senza dimenticare Bryce Dallas Howard e Steven Mackintosh, nei panni dei genitori, e Richard Madden nel ruolo dell’amante e manager John Reid. Secondo tentativo decisamente promosso, quindi, per Dexter Fletcher, che al di là di tutte le critiche che gli si possono muovere in quanto ingenuità o retorica, non si può certo dire che non sia in grado di coinvolgere lo spettatore, per quanto si sia scelto come soggetti dei facili complici.

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Utlima modifica: 18 maggio, 2019



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