L’angelo del male Brightburn, quando le peggiori paure di un genitore diventano realtà

Prodotto dal regista de I guardiani della galassia, L'angelo del male - Brightburn si rivela un buon horror dal punto di vista tecnico e di messa in scena, da cui, nonostante alcuni punti deboli della sceneggiatura, emerge il conflitto della storia, quello di una coppia di genitori costretta ad andare contro il proprio istinto di protezione

  • Anno: 2019
  • Durata: 90'
  • Distribuzione: Sony Pictures Entertainment Italia
  • Genere: Horror, Fantasy
  • Nazionalita: USA
  • Regia: David Yarovesky
  • Data di uscita: 23-May-2019

La lotta contro l’istinto di genitori è il tema dominante de L’angelo del male Brightburn, film di genere supereroi horror firmato David Yarovesky, scritto da Brian e Mark Gunn.

Tori e Kyle (Elizabeth BanksDavid Denman) una coppia del Midwest felicemente sposata, a cui manca solo un figlio per il coronamento di una vita perfetta, decide di adottare un neonato, che si rivelerà un adolescente piuttosto problematico. Ma il dodicenne Brandon (il bravissimo e convincente Jackson A. Dunn) non sarà in preda alle crisi d’identità tipiche della pubertà. Le peggiori paure di una coppia adottiva riguardo al loro figlio diventano vere ne L’angelo del male Brightburn: “è una tradizione che parte da Mosè, per arrivare fino alle storie contemporanee di supereroi, di genitori senza figli, che ne adottano uno trovato per caso. Quei bambini crescono per poi diventare nobili e eroici, ma noi ci siamo domandati cosa succederebbe se le così andassero in maniera diversa e quei bambini finissero per rivelarsi persone malvagie”, spiega Brian Gunn, sceneggiatore insieme al fratello Mark, entrambi fratelli di James Gunn, produttore del film, oltre che di Avengers: Endgame e regista de I Guardiani della Galassia.

Partiti da una sceneggiatura più scarna, scritta per un budget più modesto, il produttore esecutivo Simon Hatt e lo stesso regista David Yarovesky ci hanno visto un horror spietato e innovativo che attingesse all’iconografia dei supereroi (con tanto di maschera di lana lavorata ai ferri), cara al pubblico, e si mescolasse con gli ingredienti del genere horror – Yarovesky è naturalmente un grande appassionato di John Carpenter – che di fatto in L’angelo del male – Brightburn non mancano: dai momenti di pura paura ai colpi di scena finti, che giocano con la tensione emotiva dello spettatore, agli elementi di sangue e violenza.

Dare ad un supereroe dei poteri sbagliati può avere effetti devastanti. Il giovane Brandon all’inizio è confuso, non capisce da dove provenga la sua forza decisamente non umana, poi, pian piano, l’istinto malefico prende corpo e invade la sua anima, rendendolo consapevole e spietato. Crollato ogni dubbio circa la strage che Brandon sta compiendo intorno a sé, incluse le riserve paterne, Kyle andrà contro il suo istinto e cercherà di colpire quel  figlio demoniaco che in principio credeva dovesse salvare il mondo; infine, crollerà anche l’istinto di protezione materno; Tori, seppur ancora in possesso dei suoi occhi (a differenza delle vittime mietute dal figlio), si rifiuterà di riconoscerne il male fino alla fine.

L’angelo del male Brightburn è un buon horror dal punto di vista tecnico e di messa in scena; David Yarovesky conferma talento e passione per il suo genere preferito, azzeccando i tempi per far saltare gli spettatori sulla poltrona. La sceneggiatura presenta qualche punto debole, forse ci sarebbe voluta la semina di qualche elemento in più che poi ritroviamo nel finale e una maggiore profondità nei personaggi secondari. Comunque, il conflitto de L’angelo del male Brightburn, quello di una coppia di genitori costretta ad andare contro il proprio istinto di protezione, emerge ben chiaro in questa ora e mezza di intrattenimento per amanti del genere.

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Utlima modifica: 17 Maggio, 2019



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