72 Festival di Cannes: The Dead Don’t Die di Jim Jarmusch (Concorso – Film d’apertura)

The Dead Don’t Die di Jim Jarmusch, pur manifestando i segni esteriori di un horror, è in realtà un film ironicamente politico, una critica non-violenta all’America attuale (in particolare quella di Trump) e, più in generale, agli stili di vita sfrenati che emarginano e fanno dimenticare agli umani che il loro tempo è a scadenza

  • Anno: 2019
  • Durata: 103'
  • Distribuzione: Universal Pictures
  • Genere: Horror, Commedia
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Jim Jarmusch
  • Data di uscita: 13-June-2019

Sono arrivati gli zombie a Cannes, evocati dalla fantasia surreale e grottesca del sempre indipendente Jim Jarmusch, menestrello di un’America marginale, bulimica, sofferente e senza speranza. Ispirato a tanti classici, in particolare ai film di George Romero (Jarmusch si diverte durante il film a dialogare con gli spettatori attraverso battute metarealistiche, rivelando le sue fonti e i suoi finali che gli attori già conoscono avendo letto lo script), The Dead Don’t Die, pur manifestando i segni esteriori di un horror – morti viventi usciti dalle tombe, cannibalismo, sangue a profusione e teste mozzate – è in realtà un film ironicamente politico, sofisticato ma popolare al tempo stesso, nella ripetizione di battute semplici ma efficaci, nella fissità di alcuni momenti (che ricordano l’atmosfera sospesa di Paterson), nell’enunciazione di personaggi-tipo di ogni paese della provincia americana che si rispetti: i poliziotti, il ragazzo del drugstore, le cameriere del ristorante che servono il caffè, il tipaccio razzista col fucile sempre pronto, l’homeless un po’ svitato che vive nei boschi (una sorta di narratore-country) al quale il regista affida la morale del film «Che mondo schifoso!».

Nella tranquilla cittadina di Centerville, dove vivono 738 anime, iniziano ad essere osservati strani fenomeni climatici: il sole non tramonta, la luna effonde strani raggi, gli orologi si fermano e tutto a causa di un’avvenuta ‘frattura artica’ che ha spostato l’asse terrestre. In una notte di luna piena i morti rivivono ed iniziano ad uscire dalle tombe trasformandosi in zombie affamati di carne umana e delle loro (pessime) abitudini terrestri. Esilarante la scena in cui gli zombi si aggirano con i telefonini alla disperata ricerca di wi-fi, o del loro Chardonnay preferito.

Nonostante la strenua difesa della cittadina, coadiuvata dalla nuova direttrice delle pompe funebri dedita alla cultura samurai e presunta extraterrestre (Tilda Swinton, che racconta di essersi divertita molto a tagliare teste), le cose volgeranno al peggio. Mancato rispetto dell’ambiente, consumismo, accumulo di beni inutili, razzismo, una critica non-violenta all’America attuale (in particolare quella di Trump), ma in generale agli stili di vita sfrenati che emarginano e fanno dimenticare agli umani che il loro tempo è a scadenza.

Il film si avvale di un gruppo di attori eccezionali e perfettamente calati nei panni dei loro personaggi: Bill Muray e Adam Driver (i poliziotti), Tilda Swinton (la becchina-samurai), Steve Buscemi (il fattore antipatico e razzista), Tom Waits (il vagabondo) Chloë Sevigny, Danny Glover, Selena Gomez, oltre al cameo dei cantanti Iggy Pop e Sturgill Simpson (nel ruolo di due zombi, il secondo autore della canzone leit motiv del film, The Dead Don’t Die). Il film è uscito ieri in Francia in oltre 500 sale.

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Utlima modifica: 16 maggio, 2019



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