La mia Astrid, indipendente e anticonformista: intervista ad Alba August, interprete di Becoming Astrid

Nei panni di Astrid Lindgren, scrittrice svedese famosa per essere stata l'autrice delle avventure di Pippi calzelunghe, Alba August riesce a far convergere le sfaccettature di un carattere complesso e indipendente in un modello di femminilità paradigmatico della nostra contemporaneità. In occasione della presentazione di Becoming Astrid, chiamato a inaugurare l'ottava edizione del Nordic Film Fest, abbiamo chiesto all'attrice di parlarci del film e del suo personaggio

  • Anno: 2018
  • Durata: 123'
  • Genere: Biografico
  • Nazionalita: Svezia, Danimarca
  • Regia: Pernille Fischer Christensen

Essendo figlia d’arte, volevo chiederti se per te recitare è stato un fatto scontato oppure una consapevolezza maturata nel corso degli anni?

Sin da piccola ho iniziato a recitare a casa, esibendomi al cospetto degli invitati. Che si trattasse di ballare, declamare versi o fare discorsi cercavo sempre di coinvolgere le persone che venivano a trovarci. Assieme a mia sorella allestimmo addirittura una commedia che proponevamo ad amici e conoscenti. Per quanto riguarda la scuola, facevo molta fatica a concentrarmi e a capire cosa dicevano gli insegnanti, così, durante le medie, ho deciso di cambiare istituto, iniziando a frequentare una scuola di teatro in grado di proporre una metodologia interattiva, non limitata al solo ascolto e apprendimento. Poi, negli anni dell’adolescenza, assecondando la ribellione tipica di quell’età, decisi di smettere perché ero determinata a non fare le stesse cose dei miei genitori. Questo però non è bastato a farmi cambiare strada perché, a poco a poco, sono tornata sui miei passi, iniziando ad andare ai casting fino a quando, a diciassette anni, ho avuto la mia prima parte. Da allora non ho più smesso di fare l’attrice.

Quello di Astrid Lindgren, che in Italia conosciamo come autrice dei libri dedicati a Pippi Calzelunghe, è stato il tuo primo, importante ruolo per il grande schermo. Trattandosi di una figura realmente esistita e per giunta molto famosa, quanta libertà ti sei presa nella costruzione del personaggio?

Quando ho accettato di fare il film mi innervosiva non poco recitare la parte di una persona realmente esistita, poi, una volta iniziato, grazie anche all’interazione con gli altri attori, mi sono dimenticata di chi stavo impersonando, sentendomi libera di interpretarla. Certo è che se ripensavo alla sua fama e all’importanza da lei avuta nella nostra cultura mi ritornavano i sudori freddi.

In Becoming Astrid la protagonista è una ragazza molto giovane che alle caratteristiche proprie della sua età aggiunge sfaccettature e comportamenti da persona adulta e matura. Se, per il primo aspetto, potevi rifarti alle tue esperienze personale per il fatto di avere gli stessi anni di Astrid, nel secondo, penso sia stato importante attingere a modelli tratti dalla realtà circostante. In questo guardarsi dentro e fuori non pensi ci sia la sintesi del tuo lavoro d’attrice?

In realtà, mi sono identificata con tutte e due le nature. Non è stato facile perché si girava senza rispettare la cronologia della storia, per cui capitava che in una scena ero la Astrid giovane e spensierata mentre nella successiva la donna alle prese con una maternità osteggiata dalla società e dalla propria famiglia. Io, però, mi sono riconosciuta in entrambe e, quindi, sia nello spirito giocoso e libero, in cui non ti curi delle convenzioni sociali, sia in quello riflessivo e maturo, in cui sei costretta a tenere conto delle conseguenze dei tuoi comportamenti. È molto bello e anche raro poter interpretare un personaggio femminile che ha un evoluzione così profonda e complessa, quindi è stato stimolante seguire e dare corso alle diverse fasi di questa crescita. Nel mio lavoro è il tipo di sfida che mi piace affrontare.

Tu sei anche protagonista di The Rain, una serie di fantascienza prodotta da Netflix. Anche lì, come in Becoming Astrid, interpreti una donna che si prende cura degli altri. Un’altra caratteristica è che in entrambi i lavori l’uso del corpo gioca un ruolo importante nell’efficacia delle tue interpretazioni.

Non avevo mai pensato a questo collegamento e, adesso che lo faccio, devo dire che ci può stare. Non ne ero cosciente, ma per provare a risponderti posso dire che forse è una predisposizione che ci appartiene in quanto donne. L’uso del corpo, nel modo in cui lo intendi tu, me lo avevano già attribuito, ma anche qui non è una cosa pianificata, ma viene fuori in maniera spontanea.

Nella prima parte del film, soprattutto nella scene casalinghe, ti vediamo ballare e muoverti in una maniera che mi ha ricordato la Pippi Calzelunghe della serie televisiva. In quelle scene, nell’interpretare Astrid, hai tenuto conto anche di questo personaggio, attribuendo alla scrittrice qualcosa di lei?

Si, di lei avevo anche le trecce e, comunque, la sua immagine era sempre presente davanti a me. Nella scena del ballo ho considerato come si potesse fare a quell’epoca. Forse anche Pippi si è ispirata ai balli di quel periodo.

A un certo punto del film c’è un passaggio in cui Astrid rinuncia a sposare il padre di suo figlio, interrompendo la relazione con un uomo più grande di lei. Il film non chiarisce quali siano le reali motivazioni di questa scelta. Tu quali ti sei date?

Non è facile rispondere, perché si tratta di sentimenti molto intimi e intricati, però, cercando di partire dalla mia immaginazione e immedesimandomi in lei, la sensazione è stata quella di una scelta scaturita dal cuore e fatta allo scopo di privilegiare il proprio sentire. Penso che lei amasse il padre di suo figlio, ma intuitivamente sapeva che sposarsi con lui non fosse la cosa giusta da fare. Soprattutto rispetto al suo desiderio di indipendenza.

Astrid vive in un mondo chiuso e bigotto in cui la donna è relegata nel gineceo, con poche o nessuna possibilità di esprimere se stessa. Lei, invece, ribelle e anticonformista, riesce ad affermare i propri bisogni di ragazza e di donna. Si tratta, dunque, di una figura profondamente contemporanea, soprattutto in un momento in cui si discute molto del ruolo della donna all’interno della società. In questo senso, hai sentito la responsabilità di interpretare un modello così esemplare per l’universo femminile? 

Nella piccola cittadina in cui abitava, Astrid era veramente fuori da ogni schema: fu la prima a tagliarsi i capelli, mentre all’epoca le ragazze per sentirsi belle li tenevano lunghi. Quella mise fu così innovativa che le amiche le toccavano spesso i capelli proprio perché era cosa una che non si era mai vista. Lei fu anche la prima a lasciare la sua cittadina per andare a vivere in una grande metropoli come Stoccolma. Sappiamo che si sentiva anche un po’ brutta e, dunque, non pretendeva e non voleva essere né attraente, né un modello di femminilità per le altre donne. Ciononostante lo diventò già ai suoi tempi, e il fatto che lo sia anche oggi deriva proprio dalla modernità delle sue scelte e della sua personalità.

Utlima modifica: 3 maggio, 2019



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