Tutti pazzi a Tel Aviv (Tel Aviv on fire): il racconto di un conflitto attraverso la commedia

Se ogni storia nasce da un conflitto, Tutti pazzi a Tel Aviv (Tel Aviv on fire) ne è decisamente un ottimo esempio. Presentato alla scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia, il quinto film del regista palestinese Sameh Zoabi mette in scena in forma di commedia le infinite sfaccettature di una guerra che dura da più di 50 anni

  • Anno: 2018
  • Durata: 97'
  • Distribuzione: Academy Two
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Lussemburgo, Francia, Israele, Belgio
  • Regia: Sameh Zoabi
  • Data di uscita: 09-May-2019

Se ogni storia nasce da un conflitto, Tutti pazzi a Tel Aviv (Tel Aviv on fire) ne è decisamente un ottimo esempio. Presentato alla scorsa edizione della Mostra del Cinema di Venezia, Tel Aviv on fire, quinto film del regista palestinese Sameh Zoabi, mette in scena in forma di commedia le infinite sfaccettature di una guerra che riempie le pagine della stampa internazionale da più di 50 anni. Ad incarnare più di tutti il conflitto è il protagonista, Salam, interpretato da Kais Nashif, premiato come miglior attore nella sezione Orizzonti a Venezia. Salam lavora nella produzione di una famosa soap opera palestinese, che dà il titolo (originale) al film, seguitissima sia dai palestinesi che dagli israeliani. Punto centrale della soap è una storia d’amore e spionaggio all’epoca della Guerra dei Sei Giorni nel 1967: l’eroina Manal dovrà fermare il generale sionista Yehuda (Yousef  Sweid) seguendo i piani del suo amato Marwan (Ashraf Farah), un combattente per la libertà della Palestina, pronto a morire per la causa. L’incontro dell’integerrimo Yehuda con l’affascinante Manal, che si finge Rachel, un’israeliana che gestisce un ristorante francese, porterà il generale a cambiare, in un certo senso, il corso della storia (e della Storia).

Tel Aviv on fire, la soap, è prodotta dallo zio di Salam, il vecchio Bassam (Nadim Sawalha), appartenente alla vecchia generazione di palestinesi che avevano combattuto contro l’esercito israeliano e che alla fine aveva “acconsentito” agli accordi di Oslo del 1993, con cui si tentò una normalizzazione (poi disattesa) del conflitto. Durante gli spostamenti quotidiani per Ramallah in Cisgiordania, Salam affronta il lato pratico di quella guerra, che da quando è nato lo costringe al passaggio dei vari posti di blocco disseminati per i Territori; durante uno dei controlli conosce Assi (Yaniv Biton), un militare israeliano più o meno suo coetaneo, che quando scopre che questi lavora per la soap opera preferita di sua moglie decide di aiutarlo nella scrittura della storia e nei dialoghi (in cambio di “buon hummus arabo”)

Interessante come si intersechino i livelli di narrazione dell’intera vicenda, tra realtà e finzione; per lo stesso regista questa storia è stata una sfida: “Le persone considerano il territorio e il conflitto molto seriamente, e ogni tentativo di fare commedia può essere interpretato come non abbastanza forte o serio.” E fa suo l’insegnamento di Charlie Chaplin che sosteneva che per ridere veramente si deve essere in grado di sopportare il proprio dolore e giocarci. L’utilizzo della soap opera come escamotage narrativo dà la possibilità di raccontare attraverso azioni e scambi molto più vicini alla realtà rispetto al cinema; si tratta di un prodotto audiovisivo molto affermato in Medio Oriente, che appassiona e unisce persone da più parti e che si rivela efficace anche per giocare sul contrasto proprio tra la realtà e la finzione.

La forza di Tutti pazzi a Tel Aviv è soprattutto nei dialoghi, molto tematici nei contenuti  – divertente è la disquisizione sull’utilizzare o meno l’espressione “è una bomba” per fare un complimento a una bella donna, anche perché lo stesso Salam è il dialoghista e lo sceneggiatore della soap, voluto da suo zio perché parla bene l’ebraico e capisce la mentalità israeliana, un buon supporto per la protagonista della soap, l’attrice Tala (Lubna Azabal) che entra e esce frequentemente dal suo doppio ruolo della palestinese Manal e dell’israeliana Rachel. Questa stessa dicotomia è proprio quello per cui Salam si strugge, sempre alla ricerca di una voce all’interno della realtà politica che c’era ancor prima che nascesse, e che gli mette i bastoni tra le ruote nel suo sforzo quotidiano per migliorarsi.

“Perché ti piace questa soap? È antisemita! È romantica!”: la moglie del soldato israeliano Assi lancia il tema del film in questo scambio di battute con il marito. E sarà proprio Assi ad ammorbidirsi per amore, cimentandosi in una riscrittura romantica di Tel Aviv on fire che spingerà Salam a proseguire la sua ricerca interiore e a prestare ascolto al mondo circostante e a se stesso. Perché, in fondo, “cosa fanno due innamorati? Si ascoltano”.

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Utlima modifica: 30 aprile, 2019



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