Intervista ad Andrea Carpenzano, protagonista de Il Campione di Leonardo D’Agostini, con Stefano Accorsi

Dopo esser stato protagonista in Tutto quello che vuoi di Francesco Bruni e ne La terra dell'abbastanza dei fratelli D'Innocenzo, Andrea Carpenzano è di nuovo al centro della scena, insieme a Stefano Accorsi, con Il Campione di Leonardo D'Agostini. Un attore giovane e dotato di talento. Lo abbiamo incontrato

Ne Il Campione, il ruolo che interpreti è quello di un personaggio che in qualche modo ti può appartenere?

Come mi sono preparato? Mah, non lo so, io non mi preparo mai! Non sono capace a preparami; ho osservato delle facce che mi hanno sempre fatto ridere, quelle dei calciatori, ed è stato quello il percorso. Parliamo, poi, di un personaggio che ha questi traguardi, nella sua testa, ha molta disciplina: cosa che io non ho. Quindi la cosa più difficile è stata quella di entrare nell’ottica di recitare un personaggio che, insomma, “cell’ha, questa cosa…” di scavalcare i suoi sogni e raggiungerli.

Con tre film, in tre anni, sei diventato uno dei volti più apprezzati dalla critica. E sei giovanissimo. A quale categoria professionale appartieni, agli attori che mettono qualcosa di loro nei personaggi che interpretano oppure a quelli che preferiscono guardare molto lontano da loro, per sfidarsi?

Mah, fortunatamente bene o male è capitato che questi personaggi fossero molto distanti l’uno dall’altro, dal Manolo di La Terra Dell’Abbastanza, all’Alessandro di Tutto Quello Che Vuoi, fino al Cristian de Il Campione, altre vite, altri mondi. Però, è ovvio che c’è qualcosa, è come se fossero fratelli con una mamma in comune: magari, tu hai un fratello, ma si vede che non siete uguali! Si vede che avete la stessa mamma, e quindi forse è quello.

Chi ha la fortuna di conoscerti sa che tu hai quest’atteggiamento un po’ da “scialla”. Che poi viene un po’ il dubbio che invece ci sia del mestiere! Perché le scelte che fai, i tuoi ruoli e la tua recitazione sono cose molto precise, perfette, sottili. Ma tu non volevi fare l’attore?

No, non è che non volevo, non l’avevo mai pensato!! “Volere” è già qualcosa che implica un’intenzione.

Se non avessi fatto l’attore cosa avresti fatto?

Mah, sarei morto, probabilmente. A quest’ora sarei o morto, o alcolizzato; cosa che succederà, comunque. Non lo so, non lo so, magari starei a rubare.

E quando ti rivedi sullo schermo, cosa pensi? Perché ti rivedi, vero?

Guarda, inizialmente ho la sudarella, poi mi fa male lo stomaco, alla fine mi viene da vomitare.

Ma questo solo la prima volta o ogni volta che vai al cinema ai tuoi film?

Io i miei film non vorrei proprio andarli a vedere!

È la produzione che ti costringe ad andare alla prima?

No! È che poi i miei amici vogliono andare e ci andiamo tutti insieme, io mi metto la mano davanti agli occhi e guardo per terra tutto il tempo per un’ora e mezza e poi finisce tutto.

Nei tuoi set sei stato accanto a mostri sacri: Giuliano Montaldo, Luca Zingaretti e Stefano Accorsi.

Parliamo di tre persone diverse, tre attori bravissimi ma tre personalità differenti. Quindi gli approcci sono stati diversi. Se ci sono tre mostri del cinema non è automatico che ti approcci allo stesso modo con tutti e tre. Ti relazioni con la persona, soprattutto. Io poi, essendo un ignorante di questo campo, non dico neanche niente, resto in silenzio e osservo. Cerco di vedere; ma questo lo faccio con tutti. Con Giuliano poi è stata una cosa particolare, pazzesca: lui è un personaggio incredibile, ha questo faccione meraviglioso, grottesco, commovente: lui è tutto.

Ripeti sempre come un mantra di essere ignorante: ma, finora, non hai mai sbagliato un passo, un film. Se ti conosco bene, non sei poi così ignorante. Come scegli i tuoi ruoli? Vuoi dirmi di nuovo che è tutta fortuna?

No! Si, un po’. Io non ho giudizi o metri di giudizio. È ovvio che se poi devi scegliere di che morte devi morire è buono poter scegliere; diciamo che è questo.

Utlima modifica: 29 aprile, 2019



Condividi