Stasera in tv su Rai Movie alle 21,10 C’era una volta il West di Sergio Leone, con Claudia Cardinale

Apogeo del western all'italiana, C’era una volta il West di Sergio Leone è una riflessione amara e romantica sulla fine di un'epoca e sul procedere inesorabile del progresso, a scapito dei sogni. Attori magnifici, scenari fordiani, un senso dell'elegia scolpito nel tempo

  • Anno: 1969
  • Durata: 178'
  • Genere: Western
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Sergio Leone

Stasera in tv su Rai Movie alle 21,10 C’era una volta il West, un film del 1968 diretto da Sergio Leone. È un western all’italiana di tonalità epica prodotto dalla Paramount Pictures e interpretato da Claudia Cardinale, Henry Fonda, Jason Robards e Charles Bronson. La sceneggiatura venne scritta da Leone e Sergio Donati, da un soggetto ideato da Leone, Bernardo Bertolucci e Dario Argento. Il film venne fotografato da Tonino Delli Collie musicato da Ennio Morricone. È il primo episodio della trilogia del tempo di Leone, che proseguirà con Giù la testa (1971) e C’era una volta in America (1984). La versione originale del regista era lunga 165 minuti quando il film uscì il 21 dicembre 1968. Questa versione venne proiettata nelle sale cinematografiche europee, e fu un successo al botteghino. Per l’uscita negli Stati Uniti il 28 maggio 1969, C’era una volta il West venne tagliato dalla Paramount fino a una durata di 145 minuti, ricevendo un’accoglienza critica per lo più negativa e fallendo finanziariamente. Il film è oggi considerato tra i migliori mai realizzati.

Sinossi
Morton è il padrone della ferrovia. E sa benissimo che dove c’è l’acqua, in mezzo al deserto del West, ci sarà una grande stazione, poi una grande città. L’acqua c’è nella terra dei McBain, così Morton manda il killer Frank a convincere il legittimo proprietario a vendere. Il risultato è una strage. Solo la signora McBain si salva, e incrocia un pistolero, Armonica, che ha più di un conto in sospeso con Frank.

Capolavoro d’immane bellezza ed epicità, girato a chiusura di quel genere spaghetti-western che ha reso Sergio Leone e un certo tipo di cinema italiano celebri in tutto il mondo. Nelle vicende che precedono la costruzione della città di Sweet Water si trovano tutti gli elementi cardine del filone, sia dal punto di vista dei contenuti che da quello tecnico e di realizzazione: c’è l’ inesorabile sete di vendetta e giustizia dell’antieroe Armonica, la fame di denaro e potere della sua spietata nemesi, Frank, c’è il classico rapporto di complicità e amicizia con l’ incontenibile bandito latitante di nome Cheyenne; amori impossibili, una figura femminile forte e determinata e, su tutto e tutti, l’incombenza del progresso che avanza con l’avvento della ferrovia e la consapevolezza della fine di un’epoca. Leone folgora dalla prima sequenza, lunghissima e silenziosa, costruendo un livello di tensione in crescendo che culmina con l’ingresso in scena di un Charles Bronsonineccepibile, entrato a pieno diritto nel mito, armato di pistola e armonica. E così le scene di culto si alternano una dopo l’altra, per ogni personaggio chiave, il regista romano ci regala una sequenza da antologia cinematografica: lo sterminio della famiglia McBain per mano di Frank/Henry Fonda, cattivo per davvero e sino alla fine. O, ancora, l’evasione di uno strepitoso Jason Robards, perfetto e trascinante in un ruolo che sarebbe potuto essere di Volontè, con l’arrivo alla taverna dove si trovano anche quelli che diventeranno i suoi compagni d’avventura: “Sai solo suonare o sai anche sparare?“. Sceneggiatura essenziale come si addice al genere, ma le battute sono quasi tutte memorabili. Scenari desertici sterminati, largo uso di comparse nelle scene di massa, tempi dilatati, la macchina da presa che indugia su piccoli gesti solo apparentemente insignificanti, il rapido e sapiente alternarsi di primi piani e campi lunghi nei duelli, carrellate, camera a cavallo, tutto sempre al posto e al momento giusto. Le ipnotiche musiche di Ennio Morricone e la sconvolgente bellezza di Claudia Cardinale sublimano il tutto rendendo C’era una volta il west un’opera imprescindibile, fonte d’ispirazione ancora oggi per cineasti contemporanei come EastwoodTarantinoWooRodriguez o Raimi. Apogeo del western all’italiana, una riflessione amara e romantica sulla fine di un’epoca e sul procedere inesorabile del progresso, a scapito dei sogni. Attori magnifici, scenari fordiani, un senso dell’elegia scolpito nel tempo.

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Utlima modifica: 22 aprile, 2019



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