Stasera in tv su Rete 4 alle 21,30 Il re dei re di Nicholas Ray, un kolossal più politico che religioso

Nicholas Ray costruisce un film prettamente storico e assai poco religioso. Gesù, a figura d'uomo, è il perno centrale, ma lo sviluppo si sposta in un'altra direzione. Ciò che interessava al regista era manifestare le proprie idee liberali. Il re dei re è uno dei film più originali e interessanti su Cristo, descritto come un profeta minore del secolo

  • Anno: 1961
  • Durata: 168'
  • Genere: Biblico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Nicholas Ray

Stasera in tv su Rete 4 alle 21,30 Il re dei re (King of Kings), un film ispirato ai Vangeli del 1961, diretto da Nicholas Ray, che la Metro-Goldwyn-Mayer ha distribuito nel circuito cinematografico statunitense il 30 ottobre 1961. Con Jeffrey Hunter, Robert Ryan, Siobhan McKenna, Viveca Lindfors, Rip Torn, Rita Gam. Il regista di Johnny Guitar e Gioventù bruciata realizzò un film su Gesù assai atipico (e che per tale motivo venne modificato in parte dal produttore Samuel Bronston). Nicholas Ray costruisce un film prettamente storico e assai poco religioso. Gesù, a figura d’uomo, è il perno centrale, ma lo sviluppo si sposta in un’altra direzione. Ciò che interessava al regista era manifestare le proprie idee liberali. Il re dei re è uno dei film più originali e interessanti su Cristo, descritto come un profeta minore del secolo (tant’è che, all’epoca dell’uscita nelle sale cinematografiche, fu condannato dalla Chiesa e ritenuto ai limiti dell’eresia).

Sinossi
Il film inizia con la nascita di Gesù, nel quadro di una situazione particolarmente travagliata a causa della spietata dominazione romana sul territorio di Giudea. La vita di Cristo viene poi narrata secondo le tappe consuete dalla strage degli innocenti da parte di Erode, al lavoro di Gesù come falegname, dalle tentazioni, alla predicazione fino alla crocefissione e alla resurrezione. Un kolossal religioso, tra spettacolo hollywoodiano e ricostruzione storica fantasiosa. Ray accentua la lettura “politica” della vicenda soprattutto nelle figure di Barabba e di Giuda, visti come ribelli al potere della dominazione di Roma.

Nell’epoca in cui la televisione dominava ormai da due lustri abbondanti il cinema americano, Hollywood, nel tentativo di resistere all’avanzata sempre più possente del piccolo apparecchio, decise di buttarsi a capofitto nelle grandi produzioni colossali. Il regista Nicholas Ray, in completo disaccordo gli studios si ritirò in Europa. Qui cercò il produttore Samuel Bronston, ormai stabilizzatosi in Spagna, il quale, reduce dal successo mondiale di El Cid, stava allestendo un film sulla vita di Cristo, The Man of Nazareth, titolo poi cambiato in fase di post-produzione dalla M-G-M in King of Kings, probabilmente per ottenere maggiore impatto sul pubblico in ricordo del kolossal girato da De Mille nel 1927. L’accordo tra i due fu immediato e Ray ebbe dal produttore carta bianca, anche nella scelta degli interpreti. Così, daccordo con Bronston, anche per contenere i costi che assumevano sempre più forme considerevoli, James Mason e Richard Burton (Pilato e Gesù) che avevano già effettuato i provini furono scartati (in realtà furono loro a rifiutare i ruoli), sostituiti da Hurd Hatfield e Jeffrey Hunter, con evidente risparmio sul budget produttivo, infine attestato a poco più di 5 milioni di dollari. Il risultato fu quello che meno prevedibile. Nicholas Ray costruisce un film prettamente storico e assai poco religioso. Gesù, a figura d’uomo, è il perno centrale, ma lo sviluppo si sposta in un’altra direzione. Ciò che interessa a Ray è manifestare le proprie idee liberali; quindi, prendendo spunto dall’occupazione romana in Giudea, trasforma alcune figure del Vangelo in personaggi storici di spessore, entrando così in aperto conflitto con lo sceneggiatore Philip Yordan che, al riguardo, aveva scritto ben altro. Barabba non è un semplice delinquente, ma il capo dei rivoluzionari e Giuda Iscariota, prima di passare tra i dodici, è il suo vice. Ponzio Pilato un vanaglorioso e, come i politici contemporanei, bramoso di potere e molto ambizioso. La Madonna assume connotati di donna moderna, una madre che vive in povertà, preparata a superare qualsiasi dolore morale possa colpirla. La sua figura è talmente forte, che non la vediamo piangere ai piedi della croce, come in tutti gli altri film di carattere messianico, ma sorridere, certa della promessa ricevuta dall’angelo nell’Annunciazione di trent’anni prima. Gli Apostoli non sono per nulla importanti e lo stesso Giovanni Battista è un uomo mite, pieno di dubbi, ben lontano da qualsiasi raffigurazione evangelica e, nello specifico, cinematografica; come del resto Erode Antipa, disegnato in forma benevola e timoroso a fronte della Verità. Su questi personaggi emerge la figura di Cristo, annunciato non tanto come il figlio di Dio, ma anch’esso come rivoluzionario in cerca di pace e libertà; fini non inseguiti con le armi ma con l’amore, che proviene dall’Onnipotente. Oltre le solite scene di massa, immancabilmente presenti in questo genere, vanno ricordati alcuni momenti solenni filmati con stile a dir poco straordinario. La tentazione del demonio, il sermone della montagna, girato in sei piani sequenza (che la MGM non si azzardò a modificare) e il processo a Gesù di fronte a Pilato; questa, un’idea stravagante ma nel contesto sicuramente innovativa, con solo tre persone in udienza: Pilato, Gesù e il difensore d’ufficio, il centurione Lucio. Il film, condannato dalla Chiesa ai limiti dell’eresia (ma poi dalla stessa rivalutato), non ottenne alcun riconoscimento artistico, ma fece comunque presa sul pubblico tanto da incassare a livello di botteghino ben 8 milioni di dollari. Un lavoro in ogni caso valido e, per taluni versi, più attuale oggi che non all’epoca in cui fu girato.

GUARDA IL TRAILER >>

Utlima modifica: 19 Aprile, 2019



Condividi