La lucina di Fabio Badolato e Jonny Costantino

La magia del lungometraggio, ispirato a un romanzo di Antonio Moresco, dopo aver conquistato il pubblico berlinese si appresta ora a ipnotizzare Parigi e gli spettatori della Sorbona.

Vi è una lucina che sta brillando in Europa. Tremolante. Lontana. Capace però di produrre inaspettato calore. Oggi, lunedì 15 aprile, questa lucina solitaria e preziosa si accenderà in quel di Parigi, per la precisione alla Sorbona (Centro universitario Malesherbes, ore 17), con la proiezione del film tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Moresco, il quale parteciperà anche al successivo incontro con i due registi, Fabio Badolato e Jonny Costantino. Questo il palinsesto dell’evento, curato per l’occasione da Davide Luglio e Paolo Desogus. E pensare che l’opera realizzata sotto l’egida di BaCo Productions aveva avuto modo, appena una settimana fa, di illuminare il cielo sopra Berlino. Potendo peraltro contare su due “vestali” d’eccezione: lo scorso 7 aprile la grande Hanna Schygulla ha difatti introdotto la prima tedesca del film, animando assieme alla cantante siciliana Etta Scollo, che si è anche esibita intonando “L’ala del tempo”, quello che è stato poi l’evento di chiusura del Visionär Film Festival andato in scena all’Acud Kino di Berlino. Oltre alle due madrine di tale premiere vi è senz’altro da ringraziare il direttore artistico Francesca Vantaggiato, per l’ottima scelta effettuata da lei e dal suo staff.

E noialtri, che nelle ultime settimane non abbiamo mai abbandonato il patrio suolo, dove abbiamo visto accendersi la fantomatica lucina? Mistero. Sì, lasciamolo pure un velo di mistero sulla nostra “visione privata” (tanto per citare, di straforo, un testo fondamentale di Francesco Savio), visto che le atmosfere stesse del film beneficiano a tratti di una magica sospensione. Non è un mistero, invece, che seguiamo da tempo con attenzione i lavori di Fabio Badolato e Jonny Costantino, specie quando c’è di mezzo la penna altrettanto ispirata di Antonio Moresco: nacque così Il firmamento (2012), assai intenso cortometraggio ispirato a una sua pièce teatrale.
Per quanto riguarda invece La lucina (2018), lo scrittore mantovano si è messo in gioco anche come attore. È lui infatti l’interprete principale del così rarefatto lungometraggio, un anziano che vive da solo nei boschi, a stretto contatto con una Natura selvatica e aspra il cui silenzioso isolamento è rotto però da un’altra, enigmatica presenza: l’oscurità che ogni notte avvolge lui e la montagna non è completa, perché una flebile luce ci accende in lontananza. Le sue sporadiche visite in paese non serviranno a dirimere la questione. L’uomo, avventurandosi di giorno sull’altro versante della valle, scoprirà che la misteriosa lucina proviene da un casolare dove vive, da solo, un bambino. L’incontro di un vecchio e un bambino di gucciniana memoria, verrebbe da dire. Ma dietro l’apparizione di quel piccolo dall’aria triste, distaccata dalla realtà, pare celarsi un altro mistero. Ectoplasmatiche suggestioni, provenienti dai meandri della memoria, cominciano così a popolare quell’eremo sospeso nel tempo di imperscrutabili presenze.

Dietro l’essenzialità della traccia narrativa, dietro quelle ellissi produttrici di senso, dietro la messa in scena apparentemente spoglia ed al contempo intensamente materica, dietro la tensione prodotta da profondi silenzi, quasi impalpabili rumori d’ambiente (siano essi il crepitio di una fiamma, il cigolio di una porta o altri suoni provenienti dalla foresta) e delicati brani musicali, vi è tutto lo studio sull’inquadratura, sulla colonna sonora e sull’armonia del montaggio che caratterizza in positivo la ricerca cinematografica di Badolato e Costantino. Una ricerca linguistica peraltro non fine a se stessa: ne La lucina, complice il fascino arcaico del territorio lucano (la cui rilettura in chiave spettrale ci ha ricordato, per certi versi, Montedoro di Antonello Faretta), l’umanità dei personaggi vi risulta rafforzata. Anche quando scolorisce. Come nella splendida frequenza finale, che vede i protagonisti allontanarsi di notte, nella neve, tra le sagome scure degli alberi, fin quasi a dissolversi nel paesaggio.

Utlima modifica: 15 aprile, 2019



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