18 Festival del Cinema Europeo di Lecce: Oray di Mehmet Akif Buyukatalay

Primo lungometraggio del regista tedesco di origini turche Mehmet Akif Buyukatalay, vincitore del premio miglior opera prima alla 69 Berlinale, Oray è un film che convince sin dal primo fotogramma, appassiona e soprattutto fa riflettere

  • Anno: 2019
  • Durata: 96'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Germania
  • Regia: Mehmet Akif Buyukatalay

Le parole sono importanti, eccome. E potenti, spiazzanti, a volte irripetibili. Ed è proprio una parola, di quelle che non si pensano e non si pesano al momento perché urlata in preda alla rabbia, a sconvolgere completamente la vita di Oray da un giorno all’altro. Oray è un musulmano (più precisamente uno zingaro macedone di origine ottomana), ex ladro, che vive in Germania ad Hagen con la moglie Burcu. A seguito di un banale litigio con Burcu, Oray la insulta e le ripete tre volte “talaq” (per la legge islamica significa separazione, divorzio). A causa di ciò avviene, appunto, la separazione forzata dei due per tre mesi (così gli consiglia l’Imam locale). A Oray non resta che trasferirsi a Colonia dove inizia un nuovo lavoro ed entra a far parte di una nuova comunità islamica guidata dall’Imam Bilal. L’amore per Burcu deve fare i conti con questo periodo di pausa e con le ferree imposizioni religiose: la nuova vita di Oray è solo all’inizio.

Primo lungometraggio del regista tedesco di origini turche Mehmet Akif Buyukatalay, vincitore del premio miglior opera prima alla 69 Berlinale, Oray è un film che convince sin dal primo fotogramma, appassiona e soprattutto fa riflettere. Interessante e azzeccata la scelta del taglio documentaristico adottata dal regista, da cinema del reale, per cui la storia risulta estremamente coinvolgente, rendendo assolutamente credibile il film. Film che è incentrato sul processo di riscoperta di sé e di rinascita, ma non solo, perché Oray affronta, anche e soprattutto, la questione dell’immigrazione in una ricca e fredda Germania e dell’emarginazione vissuta quotidianamente sulla propria pelle da questi giovani migranti chiusi nel loro microcosmo e nella loro comunità. Comunità nella quale si rifugiano e che Buyukatalay ci mostra dall’interno. I momenti della storia sono esplorati in modo molto naturalistico (il discorso di Oray sull’Islam che fa in moschea, la Festa del sacrificio, lo scontro verbale tra Oray e l’Imam Bilal) e implicano certamente tematiche molto più grandi, complesse e delicate. Il giovane Buyukatalay dimostra, dunque, una capacità, una bravura, una maestria e una padronanza dei mezzi a disposizione che ci lasciano prevedere che farà molta strada.

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Utlima modifica: 11 aprile, 2019



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