Skepto Film Fest: Downunder di Fernando González Gómez

Downunder è un colorato omaggio pop a un immaginario cinematografico che l’autore spagnolo Fernando González Gómez conosce molto bene e che sfoggia senza nessun limite, in un parossismo contenutistico e formale. Ma, alla fine, risulta essere un’operazione un po’ fine a se stessa, che si trasforma ben presto in un esercizio di stile molto superficiale

  • Anno: 2017
  • Durata: 19
  • Genere: thriller
  • Nazionalita: Spagna
  • Regia: Fernando González Gómez

Downunder di Fernando González Gómez cita a piene mani tutti i topoi del cinema di genere, dal thriller al western, dall’horror al noir, inserendosi nel solco dei b-movies prendendone il materiale narrativo e lavorando sull’estetica dell’immagine con inquadrature che vanno dall’insistenza del dettaglio a quelle oblique dei personaggi e a quelle basse al livello della strada.

Siamo in mezzo a un paesaggio western – che potrebbe essere l’America, la Spagna, il Messico o l’Australia (visto il richiamo al titolo che è un modo gergale per indicare quest’ultimo paese) – che a tutti gli effetti è un nowhere, un luogo fuori dal tempo e dallo spazio in cui agisce un serial killer psicopatico che uccide le persone che incontra e si sostituisce a loro prendendo non solo i vestiti, ma anche le personalità.

Downunder è un colorato omaggio pop a un immaginario cinematografico che l’autore spagnolo conosce molto bene e che sfoggia senza nessun limite in un parossismo contenutistico e formale. C’è di tutto: il poliziotto un po’ sprovveduto, la bella armata, il ragazzo gay, il camionista burbero, la famigliola polacca (di cui si intravedono i cadaveri) in un gioco al citazionismo che spesso (e in un cortometraggio più che un pregio è un difetto) diventa stucchevole. Gómez costruisce un gioco metacinematografico immergendo il tutto in un tono da commedia nera che travalica i confini della comica, creando una pellicola aperta (con relativa ultima scena dopo i titoli di coda) che porta alle estreme conseguenze il patchwork messo in piedi per chiamare in causa tutto il cinema a cui si è formato.

Downunder appare così un film dove la visione è piena – di personaggi, inquadrature, colori, sonoro e musica – senza alcun vuoto che invece di renderla compatta ne irrigidisce la forma. Presentato in concorso allo Skepto International Film Festival, Downunder risulta essere un’operazione un po’ fine a se stessa, che si trasforma ben presto in un esercizio di stile molto superficiale.

Utlima modifica: 6 aprile, 2019



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