Skepto Film Fest: The Sound di Antony Petrou

The Sound di Antony Petrou ritrae la solitudine e la disperazione che la maggior parte di noi prova quando attraversa un periodo difficile che nemmeno i nostri amici o parenti più cari possono comprendere

  • Anno: 2018
  • Durata: 15'
  • Distribuzione: Zena films
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Gran Bretagna
  • Regia: Antony Petrou

Quindici minuti di verità, di essenza, di anima espressa con tutta l’urgenza di esistere. È un suono. Il suono di un dolore. Tanto prepotente, assillante, soverchiante, quanto più viene combattuto, non ascoltato, non accolto, sia da chi lo sente che dagli altri. È il dolore raccontato in The Sound, bellissimo cortometraggio inglese di Antony Petrou, forse il più interessante e coinvolgente tra i finalisti del blocco proiettato durante la prima giornata dello Skepto Film Fest a Cagliari.

Un suono che è metafora di qualsiasi malessere, disagio, sintomo che non si vede, che non è obiettivabile ma esiste e che si impone nella vita di una persona senza che lei stessa possa capirlo, tanto da identificarlo come qualcosa di esterno a sé. Tanto addirittura da arrivare a metterlo in dubbio, a mettere in dubbio se stessi. Ottenendo come risultato che la parte di sé che soffre non farà altro che aumentare il volume per farsi sentire, non farà altro che urlare sempre più disperatamente, come un bimbo che piange se non viene ascoltato. E, paradossalmente, questo è quanto di più sano ci si possa immaginare, un dolore che ha bisogno di essere sentito, accolto, tradotto in termini comprensibili e condivisibili, può soltanto imporsi ed esistere perché ci si accorga di lui. E l’ultima cosa da fare è combatterlo.

Con poche immagini caratterizzate da una efficace fotografia asciutta e rarefatta, accompagnate da una voce fuoricampo, il regista riesce a trasmettere tutta la frustrazione dell’essere afflitti da qualcosa che nessun altro percepisce, qualcosa che non puoi descrivere a parole, che non puoi spiegare, che chiunque, compresa la stessa persona che lo vive, può credere sia frutto soltanto della propria mente. Soltanto. Come se il viverlo solo dentro di sé lo rendesse meno valido, meno vero, meno reale. Ed è questo il fulcro di questo piccolo grande film: la capacità di rendere chiaro come, nonostante ce lo si chieda sino alla fine,  un sentire sia reale anche quando non è tangibile, anche quando lo sente una persona sola, che lo sia nella misura in cui esiste, indipendentemente dalla forma che assume, non in base al fatto che sia percepibile anche da chi non lo vive. Ed è capire questo che poi lo renderebbe finalmente condivisibile e traducibile in termini universali, perché l’universalità starebbe nel poterlo accogliere, non nel percepirlo proprio. Empatia. Accogliere il sentire dell’altro. Non capirlo solo se lo sento anche io.

C’era qualcosa di troppo vero nel modo in cui reagiva a quel suono. La sua sofferenza era reale, mi sentivo in colpa a dubitarne, ad un certo punto cominciavo quasi a sentirlo anche io“. La voce, una voce inquieta, a tratti angosciata, a tratti sconsolata è quella della figlia di una donna che inizia improvvisamente a percepire un suono progressivamente sempre più disturbante, si pone come polo di riflessione su qualcosa che non capisce ma che in virtù dell’amore per la madre cerca di comprendere, così come dovrebbe essere per chiunque dovesse entrare in contatto con qualcuno che soffre in quel modo. Nel connettersi empaticamente con la madre, la ragazza dice di arrivare quasi a sentire quel suono, che non significa che lo abbia mai sentito davvero, ma che era tanto il desiderio di starle vicino e alleviare le sue sofferenze, da percepire proprio il suo dolore.

Antony Petrou racconta di essere stato affetto da otosclerosi per anni, malattia che ha provocato un progressivo deterioramento dell’udito al suo orecchio sinistro e che ha sviluppato un rumore simile a quello di un respiro, costante e insopportabile, che ha udito per lungo tempo, fino a quando fortunatamente è stato possibile eliminarlo attraverso un intervento chirurgico. Il suo film, afferma, ritrae la solitudine e la disperazione che la maggior parte di noi prova quando attraversa un periodo difficile che nemmeno i nostri amici o parenti più cari possono comprendere. Esperienze che molti evitano di condividere per paura di essere stigmatizzati dalla società e che in questo mondo in continuo cambiamento, come suggerisce il film stesso, “a volte, va anche bene non sapere”. The Sound è il suo secondo film. Il suo film d’esordio, We Are Monster, è stato nominato per il Michael Powell Award come miglior film britannico e pubblicato nel Regno Unito e negli Stati Uniti prima di essere acquistato da Netflix nell’aprile 2016. The Sound ha ricevuto una nomination al Melies D’Argent all’Imagine Film Festival, tra i migliori film fantasy europei dell’anno, ha vinto il premio Zsigmond Vilmos per la migliore fotografia in Ungheria ed è risultato il miglior cortometraggio internazionale d’azione live al Fantaspoa, Porto Alegre, Brasile.

Io credo che si possa riconoscere la verità dal modo in cui la sentiamo“. Poche affermazioni possono essere considerate altrettanto vere.

Utlima modifica: 5 aprile, 2019



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