Stasera in tv su Rai Movie alle 21,10 Per un pugno di dollari, il primo film della “trilogia del dollaro” di Sergio Leone

Ispirato a La sfida del samurai di Akira Kurosawa, Per un pugno di dollari di Sergio Leone non fu solo un caposaldo dello spaghetti-western, ma un vero e proprio fenomeno culturale internazionale

  • Anno: 1964
  • Durata: 95'
  • Genere: Western
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Sergio Leone

Stasera in tv su Rai Movie alle 21,10 Per un pugno di dollari, un film del 1964, il primo della cosiddetta trilogia del dollaro (insieme a Per qualche dollaro in più, 1965, e Il buono, il brutto, il cattivo, 1966), diretta da Sergio Leone e interpretata da Clint Eastwood. Caposaldo del genere spaghetti western, viene erroneamente considerato il primo film del genere: in Europa, prima del 1964, erano usciti diversi western, senza però riscontrare lo stesso successo; Per un pugno di dollari, d’altro canto, reinventò il genere, ormai in declino, ridefinendo gli archetipi del western. Il film è il remake di La sfida del samurai (Yojimbo) di Akira Kurosawa. Poiché era il primo film di questo genere a essere mostrato negli Stati Uniti d’America, molti membri della troupe e del cast assunsero nomi statunitensi: Sergio Leone usò il nome Bob Robertson (in memoria di suo padre Vincenzo, noto con il nome d’arte di Roberto Roberti), Ennio Morricone firmò la colonna sonora con lo pseudonimo Dan Savio (ma in alcuni titoli è rinominato Leo Nichols), mentre Gian Maria Volonté appare con il nome John Wells. La colonna sonora, che ebbe un grande successo anche sul mercato discografico, è celebre per il brano fischiato, eseguito dal maestro Alessandro Alessandroni. Con Clint Eastwood, Gian Maria Volonté, Marianne Koch, Josef Egger, Wolfgang Luschky.

Sinossi
Un pistolero solitario arriva a San Miguel, sul confine con il Messico. Qui le famiglie dei Rojo e dei Morales si fanno la guerra da anni per il controllo del contrabbando. Il nostro eroe fa il doppio gioco, cercando di aizzarle allo scontro finale. Scoperto e torturato, torna per consumare una tremenda vendetta, dopo che i suoi torturatori sono riusciti nel frattempo a eliminare tutti i loro avversari.

Pietra miliare del cinema italiano e rinnovatore di un genere illustre come il western americano, Per un pugno di dollari è un caso esplosivo nel mercato e nell’estetica cinematografica; il modello cui si ispira per quanto riguarda la storia è addirittura un film giapponese (notoriamente La sfida del samurai di Akira Kurosawa, del 1961), cui si aggiungono riferimenti alla commedia dell’arte, come detto dallo stesso regista, e caratteri da teatro elisabettiano: così Sergio Leone getta le basi di un successo mondiale inaspettato da tutti e l’Italia diventa punto d’incontro ideale tra culture, apprezzato (in parte tardivamente) da un pubblico vasto e variegato. Tutto funziona a meraviglia grazie alle maestranze tecniche eccellenti (dalla musica di Ennio Morricone alla fotografia di Massimo Dallamano, dall’operatore Stelvio Massi al direttore artistico Carlo Simi, dagli sceneggiatori soprattutto – tra cui Fernando Di LeoDuccio Tessari e Tonino Valerii -, agli assistenti registi, al cast davvero insostituibile), ma naturalmente le somme le tira la regia innovativa e solida di Sergio Leone. Il regista romano veniva da una forte esperienza in altri film e dal genere peplum, ma solo qui ha la possibilità di mettere in evidenza le sue capacità: l’originalità stilistica appare fin dai titoli di testa stilizzati e incisivi, sostenuti dalle magnifiche ed emozionanti innovazioni apportate anche dal compositore d’avanguardia Morricone (tra l’altro compagno di Leone alle scuole elementari). Non c’è più in questi nuovi orizzonti western l’eroicità ben definita e “positiva”, contro indiani e alla conquista di terre per un futuro magniloquente, la morale scompare, il fatto nudo e crudo è il nucleo, la legge del denaro e delle armi è la sola possibile e travalica le autorità, gli istinti sono in balia di se stessi fino ad abbrutire e alimentare la malvagità degli affamati di potere. Leone dà nuova linfa con una regia sostenuta e tesa, salda e decisa, capace di fulminei accostamenti di piani lunghi e primissimi piani, con particolari degli occhi o di altre parti del corpo e di oggetti; secchezza di montaggio, inquadrature inusuali, diagonali, alternanza di silenzi, battute incisive e raffiche di proiettili. L’incedere della macchina da presa riflette con esplicita consapevolezza i movimenti, gli sguardi, i pensieri, l’arsura, la solitudine, recita come i fantastici attori, dal semisconosciuto Clint Eastwood (una presenza scenica irremovibile e intelligente dalla bellezza rude, asciutta e spigolosa) al diabolico Gian Maria Volonté, fino agli ottimi comprimari. Con Un pugno di dollari non nasce solo lo spaghetti-western, di produzione italo-spagnola, ma un vero e proprio fenomeno culturale internazionale che condizionerà l’intera exploitation di generi proliferati negli anni ’70, una “koiné cinematografica” all’insegna di protagonisti hard-boiled, grotteschi e badass, che condizionerà poi a sua volta il cinema machista reaganiano (quello di Stallone e Swarzeneggher), rivalutato poi sui red-carpet dalla critica internazionale grazie al contributo cinefilo e commerciale di QuentinTarantino.

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Utlima modifica: 1 aprile, 2019



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