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Senza un attimo di respiro e Le diaboliche: alla (ri)scoperta dei thriller invisibili

Segnali dall’universo digitale. Rubrica a cura di Francesco Lomuscio

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L’immenso lavoro di riscoperta su supporto digitale della celluloide di genere nostrana di cui, ormai da anni, CG Entertainment (www.cgentertainment.it) si è resa lodevolissima artefice, effettua un ulteriore, fondamentale passo riportando alla luce due autentici oggetti del desiderio in fotogrammi che farebbero gola a qualsiasi appassionato irriducibile degno di questa classificazione.

Il primo, finito praticamente nell’oblio subito dopo il suo concepimento, è Senza un attimo di respiro, co-produzione tra Spagna e Italia firmata nel 1983 dal José Sánchez Alvaro che altri non è che il José María Sánchez che collaborò alle sceneggiature di Ator l’invincibile di Joe D’Amato e Kyra – La signora del lago di Enzo G. Castellari, poi regista anche di Burro e Mollo tutto con Renato Pozzetto.

Con inclusi nel cast anche Antonella Lualdi e Gastone Moschin, ne è protagonista un Giuliano Gemma reduce dall’argentiano Tenebre, dell’anno precedente, il quale, in fuga dopo aver ucciso un poliziotto, viene sostenuto dalla ex moglie incarnata da Elena Rojo, talmente decisa a stare dalla sua parte da arrivare a far risbocciare l’amore tra lei e lui.

Ed è proprio un momento sentimentale dal retrogusto fortemente erotico consumato dai due all’interno di un parco in pieno giorno a rientrare – insieme alla sequenza in cui un bizzarro individuo tenta di vendere al protagonista una bambola gonfiabile per fare sesso – tra le situazioni che denotano una inaspettata e atipica venatura grottesca alla oltre ora e mezza di visione.

Oltre ora e mezza di visione che, per lo più immersa in strade desolate che arrivano a conferire al tutto quasi il look di una variante metropolitana del western, è in questo caso accompagnata nella sezione extra dalla featurette La stagione della caccia, con quindici minuti di interventi del maestro d’armi Nazzareno Zamperla, dell’autore della colonna sonora Fabio Frizzi e di Davide Pulici, giornalista e critico cinematografico della rivista Nocturno.

Lo stesso Pulici che si occupa dei ventiquattro minuti di intervista all’attore Pierangelo Pozzato che fanno da contenuto speciale al dvd de Le diaboliche, il cui titolo si presenta chiaramente suggerendo un corrispettivo femminile del super classico del noir I diabolici, realizzato nel 1955 dal francese Henri-Georges Clouzot.

Super classico con cui, in realtà, non ha assolutamente nulla a che vedere questo thriller che, a quanto pare circolato nel 1987 (sebbene la fascetta del disco riporti 1989), prende il via dalle immagini di una bambina che cade da un’altalena posta sul ciglio di un precipizio; per poi tirare in ballo LisbethLa bestiaHummel nel ruolo di una giovane ricca costretta sulla sedia a rotelle in una villa, dove conduce una vita triste e priva di amore in compagnia di un’infermiera, una governante e un’autista, ovvero Giulia Urso, Beatrice Palme e, appunto, Pozzato.

Un thriller che, con i tre interessati ad impossessarsi della sua eredità, sfruttando la già citata, splendida location unica si distacca totalmente dalla corrente estetizzata ed estetizzante di allora (ricordiamo che siamo negli anni Ottanta, decennio di Phenomena e Sotto il vestito niente), suggerendo, invece, evidenti influenze provenienti dal passato, soprattutto quando vediamo la Hummel impegnata a trascinarsi sul pavimento nella casa.

Man mano che, dietro la macchina da presa, Luigi Russo – della cui filmografia ricordiamo Pensione Amore – SerVizio completo e La bella e la bestia – sfrutta una certa sensazione di claustrofobia (sebbene non manchino esterni), ulteriormente accentuata da una cupa e opprimente atmosfera… fino ai colpi di scena conclusivi.   

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