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El Sicario Room 164 di Gianfranco Rosi (Venezia 67esima edizione)

«Non si può definire esattamente un documentario “El Sicario Room 164” di Gianfranco Rosi, o quantomeno non nel senso classico del termine. Trattasi, infatti, di una lunga intervista a un killer dei narcotrafficanti sudamericani, che racconta la propria storia con dovizia di particolari».

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Non si può definire esattamente un documentario El Sicario Room 164 di Gianfranco Rosi, o quantomeno non nel senso classico del termine. Trattasi, infatti, di una lunga intervista a un killer dei narcotrafficanti sudamericani, che racconta la propria storia con dovizia di particolari. L’uomo, incappucciato, segue un preciso schematismo, con estrema lucidità, svelando le regole e le tecniche di tortura, rapimento e omicidio, attraverso disegni che hanno dell’inquietante per il loro tratto freddo e infantile.

A parte le immagini di alcuni ambienti, dove sarebbero state compiute determinate efferatezze, l’intervistato mima, senza reticenze, alcune delle sue gesta criminali.

Il racconto si sviluppa verso la narrazione dei fatti delittuosi con cinismo, anche se certe volte l’uomo mostra un lato umano non poco deviato, tanto che alcuni degli avvenimenti riferiti (soprattutto le torture) sono abbastanza insostenibili per un palato comune. Il protagonista, inoltre, giustifica una morale, pur ammettendo la propria estraneità all’umanità. Diversi punti del suo racconto si chiudono con la verità finale, rivelando anche la condizione, decisamente inaspettata, in cui vive, oggi, quest’uomo. Un lavoro che, posto in un determinato spazio, può anche risultare interessante.

Gianluigi Perrone

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