29 FESCAAAL: Baby di Liu Jie mostra il dramma dell’abbandono dei bambini disabili nella Cina contemporanea

Il regista Liu Jie mette in scena l’abbandono dei bambini disabili in Cina, scegliendo il punto di vista di una di queste vittime diventate adulte. Baby risulta un’opera intensa emotivamente, calibrata nella messa in serie delle sequenze, che in un crescendo continuo coinvolgono lo spettatore,

  • Anno: 2018
  • Durata: 96'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Cina
  • Regia: Liu Jie

Al 29 Fescaaal – Festival del Cinema Africano, Asia e America Latina è stato presentato in concorso Baby (Bao Bei Er) del regista cinese Liu Jie, già vincitore della sezione Orizzonti alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2006 con Courthouse on Horseback (Mabei shang de fating). Il film è arrivato a Milano in prima nazionale grazie alla collaborazione con il Pingyao Crouching Tiger Hidden Dragon International Film Festival – curato da Marco Müller, già direttore artistico dal 2004 al 2011 della Mostra di Venezia e dal 2012 al 2014 della Festa del Cinema di Roma (presente in sala durante la proiezione insieme al regista).

Baby racconta di una giovane donna abbandonata da bambina a causa della sua disabilità e affidata a una coppia, che raggiunta la maggiore età deve abbandonare la madre adottiva e rendersi indipendente. La ragazza oppone una strenua resistenza alla legge volendo rimanere con la donna che l’ha accudita. Trova lavoro come addetta alle pulizie in ospedale e assiste a un padre che non vuole curare la figlia appena nata con gravi problemi di salute. Il film si sviluppa narrando il testardo tentativo della ragazza di salvare la bambina contro i familiari, il sistema assistenziale e la polizia.

Liu Jie mette in scena l’abbandono dei bambini disabili in Cina. Il regista cinese ha scritto la sceneggiatura partendo da un evento che ha colpito un suo conoscente e poi andando a intervistare molti di questi bambini diventati adulti in un villaggio in cui c’erano centinaia di famiglie affidatarie. La prassi dell’abbandono dei figli disabili appariva come una risposta delle famiglie alla politica del figlio unico applicata dal governo cinese, ma, come ha detto lo stesso regista, questa consuetudine, dopo la soppressione della legge in Cina, invece di diminuire, come si rileva da fonti statistiche, è aumentata.

Baby non dà né una risposta né una spiegazione a questo fatto, ma porta alla luce gli avvenimenti, scegliendo il punto di vista di una delle vittime diventate adulte. La “baby” del film quindi non è solo la bambina oggetto della disputa ma la stessa ragazza che, lottando per la salvezza dell’infante, combatte per la sua stessa affermazione a vivere nella società. La lotta è duplice da parte sua: da un lato, cercando di salvare la bambina da morte certa, dall’altro nel condurre una normale esistenza, cercando un lavoro, volendo accudire la madre adottiva, vedova e ormai anziana e inferma, e negando il suo precario stato di salute psico-fisico svolgendo mansioni faticose per lei.

Liu Jie pedina la protagonista con una camera a mano molto mobile, dando un taglio quasi documentaristico a Baby. Questa cifra stilistica è confermata dalla scelta di utilizzare come personaggi secondari veri poliziotti e personale sanitario e una fotografia sgranata e desaturata che determinano una forma visiva in presa diretta degli avvenimenti. Il regista si avvale anche di attori professionisti, come Mi Yang, diva del cinema cinese, nel ruolo della giovane disabile, e di Hong-Chi Lee, conosciuto attore taiwanese, in quello dell’amico sordo che diventa suo complice nel tentativo di salvare la bambina. Il regista è bravo a sfruttare il volto espressivo e intenso di Mi Yang, che dà una prova attoriale di mimetismo estremo, svestendola di qualsiasi orpello recitativo e immergendola nella ripresa del reale che il film registra.

Baby risulta un’opera intensa emotivamente, calibrata nella messa in serie delle sequenze, che in un crescendo continuo coinvolgono lo spettatore. Alla fine, la giovane non riesce nel suo intento e dovrà scendere a patti con se stessa e con la società che le sta intorno. Ma Baby riesce a mantenere un certo distacco nella proposizione degli avvenimenti in un perfetto equilibrio con la costruzione emotiva delle immagini proposte. Una scoperta di questo festival, un vero gioiello da non perdere, e si spera che il film, oltre a essere premiato, trovi una distribuzione nel circuito cinematografico nazionale.

Utlima modifica: 28 marzo, 2019



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