Be Kind – Un viaggio gentile nel mondo della diversità: intervista alla regista del film, Sabrina Paravicini

Raccontando la propria diversità attraverso quella degli altri,  Be Kind - Un viaggio gentile nel mondo della diversità è un inno alla vita che senza nascondere le difficoltà dell'esistenza vi partecipa in modo gioioso e condiviso. A firmarne la regia sono Sabrina Paravicini e il figlio Nino Monteleone

  • Anno: 2019
  • Durata: 83'
  • Distribuzione: Ravic e Cinemanchio
  • Genere: documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Sabrina Paravicini, Nino Monteleone
  • Data di uscita: 21-March-2019

Ho la sensazione che il film arrivi dopo un parte di esistenza che rimane fuori campo, in cui in realtà le cose sono state più complicate e che, per fortuna e per vostra volontà, sono finite in maniera positiva. Quindi, il film appare come una sorta di celebrazione di questo viaggio.

Si, possiamo proprio dire che è così, perché questo viaggio personale di me e Nino (Monteleone, ndr) è iniziato dieci anni fa quando lui aveva due anni e non è stato facile. Anzi, è stata dura arrivare dove siamo oggi e, naturalmente, la diagnosi è stata molto più pesante di quanto si vede nel film, che è il risultato di una serie di grandi progressi compiuti da Nino grazie alle terapie e alla frequentazione della scuola. In realtà, siamo partiti da una situazione molto severa ma che però è stata lo stimolo ad andare avanti. Sul fatto di arrivare a fare Be Kind – Un viaggio gentile nel mondo della diversità, posso dire che è stata una scelta seguita a varie fasi di dolore e di decisioni come quella da parte mia di lasciare il mio lavoro per dedicarmi a Nino. All’epoca avevo prodotto il mio primo film e a distanza di dieci anni mi sono ritrovata nella condizione di ricominciare da capo, nel tentativo di realizzare un nuovo lungometraggio. A un certo punto, però, la decisione è stata inevitabile, perché dopo la fase della sofferenza, della rabbia e della polemica c’è stato il momento della nuova centratura sul problema e sulle soluzioni, quindi mi sono detta di provare a farlo al meglio delle mie possibilità, cercando di puntare anche a una qualità cinematografica perché era importante che il messaggio arrivasse all’interno di una determinata cornice. Quindi si, hai ragione tu, quando dici che questa è l’ultima tappa di un percorso molto lungo e non così facile come sembra guardando il film, perché oggi Nino è il risultato di progressi di cui anche i neuropsichiatri si sono stupiti.

Infatti, il film trasmette un duplice sentimento: il primo è la serenità che deriva dalla consapevolezza di aver superato il momento più difficile; il secondo, invece, è la forza di un esempio che può servire anche allo spettatore per affrontare i problemi della vita con spirito nuovo. La maniera in cui Nino sta davanti alla macchina da presa è la testimonianza più bella di quanto stiamo dicendo.

Solo lui, con questa indole gentile e con la sua mancanza di filtri e sovrastrutture, avrebbe potuto fare le domande che pone durante il film. Le parole e i pensieri sono tutti suoi ed è per questo che ha firmato la regia insieme a me. Io non ho suggerito nulla, mi sono limitata a raccontargli qualcosa delle persone che doveva incontrare e lui, mettendosi semplicemente in ascolto – cosa paradossale per chi non dovrebbe avere l’empatia che invece dimostra di avere nel corso delle riprese -, le ha confortate nel momento in cui dicevano qualcosa di forte e potente a livello emotivo, prendendo le mani dei suoi interlocutori.

Toccando la mano di alcuni degli intervistati Nino restituisce al gesto significati oramai dimenticati, causa la loro desuetudine. Ogni volta che succede lo schermo si riempie di una condivisione e di una misericordia verso l’altro molto commoventi.

È proprio così. Molti mi dicono che il significato del film sia racchiuso nel gesto di ascoltare il racconto della mamma di Beatrice, perché come hai detto è l’espressione della tenerezza senza parole al cospetto della quale anche io e Lorenzo Messia (cameramen e direttore della fotografia, ndr) siamo rimasti senza respiro. Stessa cosa quando prende la mano di Helen, la ragazza dislessica, e si scusa al posto degli altri per la cicatrice presente nel palmo, frutto del bullismo dei suoi compagni di scuola.

Immagino che siate stati consapevoli della difficoltà di auto rappresentarvi. Per cui ti chiedo: che tipo di precauzioni avete preso?

Naturalmente, ne eravamo coscienti. Abbiamo cercato e trovato la misura giusta per raccontare noi e gli altri tenendo conto della protezione e del rispetto di tutte le persone che ci hanno accordato la fiducia per partecipare al film. Penso che proprio perché la nostra esperienza era simile a quella degli altri partecipanti, sono riuscita a stare non uno ma due passi indietro per arrivare non alla pancia ma al cuore delle persone. Quindi, senza cercare mai l’immagine e la parola tipiche della forma televisiva, ma quella cinematografica, cioè quella della documentazione senza inserire alcun giudizio. Non so se hai notato che riguardo ad alcune disabilità non siamo entrati nei particolari più dolorosi ed evidenti proprio per difendere quella misura di cui ti dicevo.

La misura del vostro lavoro la si vede, infatti, dal non esservi fatti contagiare da certo voyeurismo televisivo. In più, Be Kind – Un viaggio gentile all’interno della diversità, oltre a non essere retorico, non si fa mai prendere dal vittimismo. Al contrario, il film trasmettete al pubblico la convinzione che, volendo, si può fare tutto.

Non solo: ma ribalta continuamente il concetto del diverso come persona che non è felice. C’è la conversazione tra le due “Giulie”, in cui in cui l’unica amica della prima, universitaria piena di vita e possibilità, dice di non vedere l’ora di stare con l’altra perché è la sola a farla sentire profondamente amata. Il ribaltamento dei luoghi comuni è stato la costante che ha accompagnato le riprese del film e le storie apprese dalle esperienze degli intervistati. Ciò che abbiamo evinto è la speranza che tutto si possa andare avanti. Ci affliggiamo spesso per problemi irrisori e poi vediamo queste persone che non riescono a camminare, che non usano le mani, che sono state ghettizzate e sono rimaste sole, capaci di tirare fuori una forza e una lucidità tali da costituire una lezione di vita per tutti noi.

Be Kind riesce ad andare oltre ai significati annunciati nel titolo, diventando anche una risposta alla durezza del cuore e alla solitudine che caratterizzano i rapporti umani. La tenerezza e la gentilezza di Nino diventano le armi per annullare qualsiasi distanza.

Penso che sia un film utile a tutti perché, anche se non si è toccati da situazioni particolarmente difficili, Be Kind può essere la chiave per ritrovare la giusta forma delle relazioni. Le persone che mi avvicinano dopo aver visto il film mi hanno detto di portarsi via la speranza che veramente tutto può andare meglio.

Sulla forma cinematografica: Nino attraversa il film con una mise che ne fa una sorta di Mastorna felliniano.

Certo. Si è proprio travestito. Lui ha scelto quella “divisa” per fare le interviste. Quando gli ho detto che fare il film sarebbe stata una grande responsabilità, lui è andato nel mio armadio e, tra le altre cose, si è infilato il mio capotto che oggi, dopo un anno di riprese, non sta più bene nemmeno a lui, talmente è cresciuto. Il viaggio è stata una terapia per lui e per me e vedo che continua ad avere una forma magica anche nella sua vita senza di noi. Non me lo aspettavo e ne sono davvero contenta.

A parte Saviano e la Cristoforetti, volevo chiederti chi sono le persone presenti nel film e come le avete scelte?

Molte fanno parte del percorso terapeutico affrontato da Nino. Gilda, per esempio, è una mamma che ho conosciuto anni fa all’inizio del nostro percorso ed è stato un faro per me perché, avendo anche la sua bambina la stessa sindrome, aveva affrontato prima di me identici problemi. I maestri, la preside, le terapiste sono state le prime a cui ho chiesto di partecipare. Altre persone si sono aggiunte sulla scia dei pezzi di viaggio pubblicati su Facebook, oppure le ho trovate io, tipo Iacopo Melio, che dirige questa associazione forte di seicentomila followers. Dopo che gli ho detto che non si trattava di una cosa triste, ha subito accettato. C’è stata poi Laura Boerci, scoperta per caso attraverso un video di YouTube. Con Saviano ci conoscevamo da tempo, mentre per Samantha Cristoforetti è stato un incontro imprevisto: infatti nel corso di un Open Day con alcuni piloti disabili, capaci di salire sugli arei e sfrecciare nel cielo pur non muovendo le gambe, abbiamo saputo che era presente anche la Cristoforetti: dopo aver chiesto autorizzazione all’ESA (Agenzia Spaziale Europea, ndr) abbiamo avuto il permesso di intervistarla e, dunque, di farla entrare nel nostro film.

Nella gentilezza delle cose semplici, Be Kind fa sentire la verità di ciò che racconta. Al risultato contribuisce la freschezza di una forma che privilegia spontaneità e facilità di fruizione.

Proprio così! Penso che questo si possa vedere nelle immagini che sono tutte il frutto di un solo ciak. Abbiamo girato venti ore di film ma ne abbiamo montato solo un’ora e venti. Non abbiamo chiesto a nessuno di rifare una scena con il rischio di dover scartare il girato o di doverci lavorare molto in post-produzione per problemi di luce e di audio. Però, in effetti, la verità si sente. Nel mostrare la nostra vita siamo stati molto onesti.

So che l’esperienza tua e di Nino diventerà presto un libro.

Si. Uscirà il 2 aprile per la Rizzoli e si chiamerà Io ragiono con il cuore. La frase l’ha scelta l’editore prendendola da una delle tante che lui crea e che io pubblico su Facebook. Tra l’altro, le ultime cinquanta pagine sono dedicate al backstage del film.

Dopo Be Kind ci sarà un’altra occasione di rivedervi al cinema con un nuovo progetto?

Si. Per una serie di coincidenze che per il momento non posso dire, ho iniziato un altro viaggio che mi riguarda da vicino e che quindi riguarda anche Nino. Quindi si, ci rivedrete!

Chi vorrà vedere il film, dove potrà trovarlo?

Cosi com’è nato, anche la distribuzione di Be Kind sarà un po’ sbilenca. Il 3 aprile saremo al Cinema delle Provincie di Roma. Dal 2 aprile saremo al cinema Anteo di Milano, con varie date, e poi ancora a Monza, Torino e a Cremona. Insomma, allo stesso modo in cui è stato realizzato il film, portiamo avanti questo tipo di distribuzione senza tante aspettative, sperando che poi qualcuno c’è lo chieda.

Utlima modifica: 24 marzo, 2019



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