I professionisti degli effetti visivi VFX al servizio della narrazione cinematografica

I mestieri del cinema al servizio della storia: alla Casa del Cinema di Roma la masterclass con protagonisti i candidati ai Premi David di Donatello per i Migliori effetti visivi VFX

Terza edizione di incontri, in attesa della 64esima edizione dei Premi David di Donatello, che si terrà il prossimo 27 Marzo:  la Casa del Cinema di Roma ospita due masterclass organizzate dall’Accademia del Cinema Italiano, che si propone di diffondere e partecipare le maestranze del nostro cinema, in particolare gli effetti visivi VFX (martedì 5 Marzo, in collaborazione con l’Associazione AVFX – Effetti visivi italiani), che negli ultimi anni hanno raggiunto livelli qualitativi molto alti, e la musica (in programma giovedì 7 Marzo, con i protagonisti nominati nelle categorie miglior Musicista e miglior Canzone Originale).

Ad aprire il pomeriggio del 5 Marzo dedicato agli effetti visivi VFX, condotto da Giulia Infurna e Paolo Zeccara, rispettivamente Presidente e Vice-Presidente di AVFX,  è stato un messaggio di Piera Detassis, direttore artistico dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, che ha ricordato le origini della categoria, nata nel 2004 come “migliori effetti speciali”, e sottolineando quanto questo settore, in 15 anni, non soltanto abbia raggiunto i risultati qualitativi degli americani, ma abbia anche esportato le proprie competenze. Inoltre, ha ribadito Detassis, non si tratta solo di di post-produzione, ma di un lavoro ben pianificato già dalla pre-produzione e che individua nel supervisore degli effetti visivi la figura centrale, che lavora in concerto con regista, direttore della fotografia e scenografo, con lo scopo comune di raccontare la storia e descriverne i personaggi.

I nominati per la categoria di quest’anno, Sara Paesani e Rodolfo Migliari per Capri-Revolution, Rodolfo Migliari per Dogman, Victor Perez per Il ragazzo invisibile – Seconda generazione, Rodolfo Migliari e Monica Galantucci per La befana vien di notte, Simone Coco per Loro, Giuseppe Squillaci per Michelangelo – Infinito, Victor Perez e Giuseppe Squillaci hanno coinvolto il pubblico in due interventi molto interessanti da cui emerge forte e chiaro che il loro lavoro, così come il lavoro di tutto il cast, tecnico e artistico, è al servizio della storia che si vuole raccontare.

Io non voglio che il mio lavoro si veda, è la storia che si deve vedere”, ha affermato Victor Perez, autore e regista, oltre a supervisore di effetti visivi mescola perfettamente le sue competenze nei differenti ruoli del cinema, accrescendo quell’empatia necessaria a capire, prima di tutto, come il regista vede la storia.

Con un budget ristretto e un team internazionale, la Frame By Frame, composto da 62 artisti in diverse parti del mondo, e rodato per la prima volta, Victor Perez ha realizzato con sua grande soddisfazione gli effetti visivi de Il ragazzo invisibile – Seconda generazione di Gabriele Salvatores, un film in cui giocano un ruolo importante rendendolo, secondo lo stesso Perez, diverso dagli altri film realizzati in Italia.

Il suo team ha fatto bei numeri, producendo ben 21 minuti dell’intero lungometraggio, con 521 inquadrature, di cui 8 interamente generate al computer e, partendo da una persona vera, hanno realizzato un attore digitale animato a figura intera e in primo piano. Il lavoro della squadra è stato possibile sia grazie alle tecnologie quali i software Maya per il 3D, Arnold per la luce, Zbrush per modellare, ma soprattutto Cinesync, importante quando i componenti del gruppo lavorano da luoghi diversi: “una follia, ma è bello perché l’arte non ha frontiere”. Per facilitare il lavoro di chi non era sul luogo delle riprese, Perez ha realizzato 18.497 fotografie di riferimento per la ricostruzione delle intere geometrie di Trieste, location del film, portando a termine un altro dei compiti fondamentali del supervisore, quello di accorciare il divario di informazioni che c’è tra il set e il lavoro dietro al computer.

Il ragazzo invisibile – Seconda Generazione vanta anche il fatto di essere l’unico film in Italia realizzato con tecnologia ACES (Academy Colour Encoding System), che consente l’allineamento dei colori, indipendentemente dalle diverse fonti delle immagini.

Durante il processo di lavorazione, durato 21 mesi, tra preparazione, pre-produzione, VFX, riprese, pre e post-viz e montaggio, Perez e i suoi hanno sfruttato ogni momento per la realizzazione degli effetti visivi, per ispirarsi al vero, con un lavoro meticoloso, fatto di tecnologie e studio della realtà, per riprodurlo facendo in modo che si comporti come se fosse vero. “Alla base c’è  l’analisi della materia narrativa e dei riferimenti della vita reale.” È anche grazie a questo che si è raggiunto il livello di precisione per il quale il film è stato molto apprezzato anche all’estero.

Lo studio della vita reale e dei meccanismi della natura, nella fattispecie di una pecora, sono stati affrontati anche da Simone Coco, che per realizzare quella che apre Loro 1 di Paolo Sorrentino ha studiato un animale reale, per poi combinarne al computer sia parti di quello sintetico che parti di un vero ovino, questo perché la pecora meccanica animatronica prodotta precedentemente non piaceva, non sembrava parte della storia. Stesso lavoro di analisi e documentazione è stato fatto per la scena in cui Servillo-Berlusconi è circondato da una moltitudine di farfalle (tutte ricreate con effetti visivi).

Ad intervenire sono anche gli attori: Paola Cortellesi illustra da attrice il rapporto con la strumentazione usata dal reparto effetti visivi. Ne La Befana vien di notte  di Michele Soavi, così come in Capri-Revolution di Mario Martone, la scelta del macchinario che faccia ottenere l’effetto del personaggio in volo dipende molto dalla confidenza e dalla sicurezza dell’attore (un braccio robotico, oppure un filo a cui si appende l’attore).

Se negli esempi appena citati, così come nell’esperienza di Perez, gli effetti visivi devono restare invisibili, e sono quelli di cui lo spettatore non sa l’esistenza (anche grazie alla sospensione di incredulità), Giuseppe Squillaci, allievo di Carlo Rambaldi, candidato per Michelangelo-Infinito di Emanuele Imbucci, spiega come gli effetti visivi in un film d’arte nascano da una documentazione scientifica, che richiede la ricostruzione di ambienti che siano esatti e non verosimili. In collaborazione con un team ristretto, Squillaci ha realizzato 20 minuti in digitale 4K UHD, con più di 30.000 fotogrammi che ricostruiscono la Cappella Sistina e tutti i luoghi di Michelangelo, attraverso le immagini 1:1 dei Musei Vaticani e la scansione della Cappella Sistina stessa. In questo caso il vero si introduce sul verosimile e sulla narrativa fornendo un valore aggiunto all’opera, che è stata attenta al minimo dettaglio, compresa la riproduzione delle pennellate di Michelangelo, avvalendosi di una consulenza scientifica che ha permesso l’uso delle parole stesse di Michelangelo (tradotte in italiano corrente) nella scrittura del film.

E in un flusso di aneddoti sui film con gli effetti visivi più famosi, come E.T., il primo Star Wars, Blade Runner 2049 e addirittura su Dark Star, film tesi di laurea di John Carpenter alla UCLA, si comprende chiaramente che a volte sono necessari gli effetti più sofisticati e all’avanguardia e altre volte bastano soluzioni rudimentali per raccontare la storia, l’importante è stare sempre, fedelmente, al suo servizio.

Utlima modifica: 6 marzo, 2019



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