Contemporanea e sperimentale: conversazione sul cinema con Maria Roveran

Con alle spalle una carriera d’attrice che ne ha fatto uno dei volti del nuovo cinema d’autore, Maria Roveran si divide tra grande schermo, teatro e musica, svolgendo il mestiere d’interprete con una modernità contemporanea che lavora tanto sul corpo quanto sulla voce. L’uscita di Mamma + Mamma, di cui è protagonista insieme a Linda Caridi, è stata l’occasione per incontrarla

  • Anno: 2019
  • Durata: 81'
  • Distribuzione: Bibi Film
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Karole Di Tommaso
  • Data di uscita: 14-February-2019

Nonostante la tua carriera d’attrice sia già consolidata, le tue interpretazioni non sono numerose e, considerando che nel frattempo ti dedichi anche ai cortometraggi, mi pare che la ragione stia in una scelta dei ruoli e dei film molto ragionata.

Sono fortunata perché la mia agenzia mi supporta proprio in questo senso, nella convinzione che la formazione professionale di un attore non derivi solo da un percorso unilaterale ma, appunto, da più esperienze, diverse tra di loro. Linda (Caridi, coprotagonista di Mamma +Mamma, ndr) ne sa qualcosa, perché anche lei fa molto teatro. I film che faccio rappresentano sempre un percorso in cui sperimento nuove modalità espressive, ma accolgo anche cose di me che mi riguardano a livello personale. Alla fine, quello che si fa è un viaggio intimo: vorrei farne molti di più, ma a volte i film arrivano attraverso chiamate energetiche, quindi ritrovarsi su un determinato set non è un caso. Non credo alla casualità.

Tra l’altro il ruolo di Mamma + Mamma costituisce un inedito nella tua filmografia. Di solito interpreti dei personaggi introversi che, a fronte di una certa fragilità interna, reagiscono talvolta in maniera aggressiva. Al contrario, qui sei completamente rarefatta e, se mi consenti il termine, quasi soufflè….

Personaggio soufflé, anche budinoso direi. Mi fa piacere che tu abbia colto questa caratteristica del personaggio, perché abbiamo lavorato molto sulla fisicità di Ali. Per natura sono un po’ un caterpillar, per cui anche con Linda ho cercato di ammorbidire le movenze e il mio modo di posare, così l’immagine del soufflé e del budino mi fa capire che forse ho raggiunto l’obiettivo – senza offesa per Alessia Arcolaci a cui  si ispira il personaggio, che è una persona vera e non è un soufflé (ride). Però è vera questa cosa: per me diventare leggera è più faticoso, necessita lavoro e forse ci sto arrivando piano piano. Spero di avere altre possibilità di sperimentare non soltanto personaggi molto duri e d’impatto ma anche accoglienti, fatti con un altro tipo di materia.

Tra l’altro, anche con Renzo Carbonera, che ti ha diretto in Resina, appariva la tua capacità di cambiare all’interno dello stesso film e direi dello stesso personaggio, rappresentando femminilità molto diverse tra loro.

Grazie, ci sto lavorando perché io, come Maria, sono molto radicata nel mio mondo, nella mia solitudine e, a volte, uscire da questa dimensione non è facile. Forse fare l’attrice mi salva da me stessa. Mi piace lavorare con le persone che stanno in posti molto diversi, confrontandomi con realtà a me sconosciute. Credo che poi ciò mi aiuti a portare questo materiale nel lavoro che faccio. Certo è faticoso e ne porto i segni sul viso, perché a volte non è facile, ma è una bella palestra. Anzi posso dire una cosa: tante volte viene visto come qualcosa calato dall’alto, come se stare sul set sia qualcosa di dovuto, mentre invece è un privilegio. Per me lo è stato lavorare con Linda, perché per la prima volta ho trovato una persona con cui condividere una mentalità d’approccio al lavoro molto simile e complementare. Questo, insieme all’aiuto di Karol (Di Tommaso, regista di Mamma + Mamma, ndr), ci ha permesso di accoglierci perché abbiamo fatto un lavoro in cui una è diventata un po’ più simile all’altra: io ho dovuto diventare un po’ più Linda e lei un po’ più me: se non hai una persona che ti accoglie davanti, che ti aiuta, diventa difficile riuscirci.

Tu sei anche una rocker, per cui ti chiedo se e in che modo la musica entra nel tuo modo di essere attrice.

Si, io purtroppo non mi sento una vera musicista, per cui mi percepisco sempre come se fossi menomata, nonostante chi mi sta vicino mi dica di suonare con quello che ho e, quindi, non uno strumento musicale ma la mia voce, il mio corpo e la scrittura con cui compongo le canzoni. Interpretare personaggi molto diversi mi dà la possibilità di avere un materiale emotivo e personale, e anche sintattico e lessicale, sempre diverso e questo lo riverso in quello che faccio e che scrivo. Tante volte scrivo da personaggio: infatti per tanti lavori come Piccola patria o anche in Beate il lavoro sulla voce è un po’ lo stesso che faccio quando canto. Noi parliamo, ma in realtà stiamo cantando, anche in questo momento: se arrivassero gli Alieni e ci sentissero parlare sentirebbero forse una musica, come quando ascolti qualcuno che ha una lingua diversa. E anche a livello emotivo le emozioni dei personaggi e il percorso che faccio sul set mi permettono di avere un materiale al quale attingere.

Che tipo di attrice sei? Intendo dire, come costruisci il personaggio? Ti rifai alla tua esperienza o parti dalla sceneggiatura? Alcuni attori americani costruiscono le loro interpretazioni da dettagli secondari: Sean Penn, per esempio, dai capelli.

In maniera banale, parto dal testo trattandolo come se me lo volessi mangiare. Cerco di farmi fare tutte le domande possibili accogliendo a mia volta quelle che mi vengono fatte, perché anche nel lavoro con Linda ci ponevamo reciprocamente delle domande sul personaggio. Inoltre, lavoro molto con il corpo, cioè a me piace buttarmi su questa cosa, non sempre ci riesco come vorrei, però è un lavoro fatto di corpi e di studio a tavolino, in cui sui miei quaderni continuo a scrivere di tutto, sempre e ancora di più.

D’altronde, il tuo essere un’attrice moderna lo devi anche alla maniera in cui il corpo diventa protagonista delle tue performance.

Questo è un percorso che mi deriva dal teatro. Ho vissuto parte della mia vita scollandomi dal mio corpo, poi ho detto ok, ce l’ho, allora lo uso. Questo ha anche a che vedere con la mia storia personale.

Utlima modifica: 3 marzo, 2019



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