fbpx
Connect with us

2019

La casa di Jack, il nuovo film di Lars von Trier con Matt Dillon e Bruno Ganz

Lars Von Trier rilancia ancora, proponendo un film che è una discesa agli inferi, uno sprofondamento nel buio, lì dove la luce sussiste solo sotto forma di ombra

Publicato

il

Tutta l’arte è borghese, è rappresentazione (di Stato)” affermò più volte Carmelo Bene, criticando senza sosta l’ostinazione a indugiare all’interno di un ordine simbolico che, indefinitiva, non fa che ripetere i rapporti di potere imperanti. Non a caso il suo fu un teatro (e un cinema) che si scagliò senza sosta contro la dittatura del testo, con un lavoro di decostruzione certosino, forsennato, finalizzato ad amputare “il maggiore” per agevolare l’emersione del “minore”, in totale sintonia con la lettura del divenire deleuziano (di fatti, il filosofo francese fu sempre un grande sostenitore dell’autore salentino).

Questa breve premessa per dire che l’opera di Lars von Trier, sebbene debba essere sempre letta all’interno di un contesto di continua provocazione, che il regista non ha mai smesso di mettere in atto, si rivela – non me ne vogliano i sacerdoti del suo culto – di un’evidente retroguardia, laddove si incaglia su questioni che sono state da tempo archiviate, e superate, finanche dalla prassi. Insomma, il suo cinema non scandalizza davvero nessuno, sebbene sia fortemente animato da questo desiderio. In ciò, probabilmente, risiede la sua ingenuità (utilizzando questo termine, chi scrive si sente un po’ come il critico di di Federico Fellini, che finiva umoristicamente, e forse giustamente, impiccato).

Il “rimestare nel torbido”, in maniera parecchio compiaciuta, è un’operazione da dilettanti: ostinarsi a trascinare gli spettatori nelle zone più buie dell’animo umano, volendo sottolineare quanto queste siano radicate e, in definitiva, inestirpabili, rivela un’immaturità umana e artistica che, a lungo andare, non può non stancare. Se davvero si vuole spiccare un balzo al di là del Bene e del Male, così come sembrerebbe suggerirci il suo ultimo film, La casa di Jack, bisogna, innanzitutto, farla finita con la rappresentazione. Ma Lars von Trier predica bene e razzola male, nel senso che non è disposto a rinunciare davvero al narcisismo dell’artista, al mito del Genio che, nel segreto della sua stanzetta, dona graziosamente agli altri quella bellezza altrimenti interdetta. Vedere il suo alter ego Matt Dillon-Jack alle prese con svariate ossessioni, mentre colleziona cadaveri che stipa in una cella frigorifera, per oltre due ore e mezzo, è abbastanza snervante.

La vera arte è quella che disvela nuovi orizzonti di comprensione, che riesce, attraverso una torsione dello sguardo, a produrre una trasfigurazione che scardina le consuete prospettive, attingendo a quella riserva di senso destinata a rimanere sempre e meravigliosamente fuori campo. Il cinema di Lars von Trier, invece, si basa su un meccanismo di rilancio continuo che, sebbene abbia raggiunto livelli estetico-formali a volte anche molto affascinanti, non aggiunge alcunché. La sua – se non ci si lascia ammaliare dal flatus vocis delle immagini sub specie spaectaculi – è una visione manichea dell’esistenza e del mondo, da cui, anche ne La casa di Jack, non riesce svincolarsi. L’iconografia dantesca viene mutuata nel peggiore dei modi, laddove mentre il viaggio del sommo poeta era orientato verso la luce quello di Lars von Trier si arena in uno scontro improduttivo con i demoni di turno. Di più, il finale del film, che ovviamente non sveliamo, accentua ulteriormente questo dato, a dimostrazione di quanto “l’uomo” von Trier necessiti di pacificarsi una volta per tutte con se stesso, smettendo di importunare gli spettatori con le sue provocazioni infantili. Dopo Antichrist, Melancholia e Nimphomaniac, il regista danese sembra condannarsi, il che potrebbe costituire una circostanza positiva, purché sia disposto davvero a risorgere e a elaborare un cinema che non sia più il lamento di un’anima dannata.

Da segnalare, infine, la presenza – e anche la voce fuori campo – del compianto Bruno Ganz, da poco scomparso, che ne La casa di Jack regala una prestazione misurata e opportuna, accompagnando, alla stregua del “maestro di color che sanno”, il protagonista nella sua inesorabile catabasi.

Registrati per ricevere la nostra Newsletter con tutti gli aggiornamenti dall'industria del cinema e dell'audiovisivo.

  • Anno: 2018
  • Durata: 155'
  • Distribuzione: Videa
  • Genere: Thriller, Drammatico, Horror
  • Nazionalita: Danimarca, Francia, Germania, Svezia
  • Regia: Lars Von Trier
  • Data di uscita: 28-February-2019