Stasera in tv su Rai Storia alle 21,10 Giordano Bruno, il film di Giuliano Montaldo con Gian Maria Volontè

Con la regia di Giuliano Montaldo, la fotografia di Vittorio Storaro, le musiche di Ennio Morricone e la memorabile interpretazione di Gian Maria Volontè, Giordano Bruno è il prezioso omaggio cinematografico alla memoria del filosofo nolano arso in Piazza Campo de 'Fiori a Roma per ordine della Santa inquisizione

  • Anno: 1973
  • Durata: 123'
  • Genere: Biografico, Drammatico
  • Nazionalita: Italia, Francia
  • Regia: Giuliano Montaldo

Stasera in tv su Rai Storia alle 21,10 Giordano Bruno, un film del 1973 diretto da Giuliano Montaldo, con Gian Maria Volonté, Hans Christian Blech, Charlotte Rampling, Mathieu Carrière, Alberto Plebani. Il film è il ritratto a tutto tondo di una vittima del potere, in una società che considerava ancora eretica e blasfema l’ipotesi di una distinzione fra fede e scienza. Da ricordare un intenso e indimenticabile Gian Maria Volonté, e una ricostruzione visiva di Venezia ricalcata sui chiaroscuri dei grandi pittori del Cinquecento, valorizzata dalla fotografia di Vittorio Storaro e dalle musiche di Ennio Morricone. Giordano Bruno fu prodotto da Carlo Ponti.

Sinossi
Il film racconta gli ultimi anni del filosofo nolano Giordano Bruno fino al martirio nel 1600: dalla cattura, a Venezia, al rogo di Campo dei Fiori a Roma. Giovanni Mocenigo che lo ospita e lo denuncia all’Inquisizione. Gli interrogatori a Roma, l’incontro col cardinale Bellarmino, le torture, il rogo. Girato da Montaldo subito dopo Sacco e Vanzetti, il film cerca di conciliare la sua valenza ideologica con le esigenze della spettacolarità, riuscendovi in buona parte. È il ritratto a tutto tondo di una vittima del potere, in una società che considerava ancora eretica e blasfema l’ipotesi di una distinzione fra fede e scienza.

“Questa università non aperta a tutti non è giusta, le cattedre ai sapienti non ai dogmatici, i banchi a disposizione di chiunque abbia amore per la scienze, un insegnamento veramente libero, una società in cui il lavoro delle mani e quello dell’ingegno siano onorati in egual misura, soltanto in questo modo può nascere l’Homo Novus”.

Queste parole di Giordano Bruno riflettono la tensione morale di un uomo che insinuò il libero pensiero in un tempo percorso dalle guerre di religione, che parlò della separazione tra fede e scienza nel bel mezzo del dominio dogmatico della Chiesa. Un uomo che osò sfidare il potere assoluto della Santa Inquisizione smantellando punto per punto tutti i capi d’accusa che gli vennero mossi da fanatici fondamentalisti non all’altezza né della sua tempra morale né tanto meno del suo sapere. Un’iconoclasta che non poteva non finire al rogo se si voleva seguitare a garantire l’ordine secondo un’arbitraria interpretazione della fede e un uso criminale della violenza per farla rispettare. Giordano Bruno è un film del 1973 diretto da Giuliano Montaldo (il film successivo a Sacco e Vanzetti) che vuole essere un omaggio alla memoria del filosofo nolano arso in Piazza Campo de’Fiori per ordine della Santa inquisizione. Nonostante il titolo, non si tratta di un film biografico sulla figura del Bruno bensì una cronaca dell’ultimo periodo della sua vita (1592-1600), che va dalla sua carcerazione veneziana ai contrasti con le autorità ecclesiastiche romane, fino al processo per eresia. Manca un’introduzione vera e propria alla figura del filosofo che nel film è affidata al chiacchiericcio popolare e qualche breve frase spezzettata pronunciata da Bruno tra processioni e feste veneziane. Ospitato dal Mocenigo (nobile veneziano incuriosito dalle dicerie sui suoi presunti poteri magici) che intende farne sfoggio ai suoi ospiti, viene da lui stesso denunciato. Le idee del filosofo vengono messe in risalto soprattutto durante l’interrogatorio dell’Inquisizione romana, quando (come risulterà dagli atti) prende vita un “botta e risposta” tra accusa e imputato dal quale si evince l’inutilità di un “processo” dal verdetto segnato.

Io ho scritto libri e opere e ho argomentato i miei pensieri, mentre voi estrapolate, distorcete alcune frasi a casaccio per usarle contro di me a vostro piacimento” protesta Giordano Bruno rispondendo alle accuse sulle sue teorie riguardanti la figura del Cristo, la trinità e le scienze naturali contrapposte alla fede”.

I dialoghi del film sono spesso caratterizzati dal dinamismo degli interlocutori, forse per dare modo all’occhio di esplorare e penetrare a fondo negli ambienti di fine XVI secolo, valorizzati (soprattutto quelli esterni) dalla splendida fotografia di quel Vittorio Storaro (già valore aggiunto di molte pellicole dirette da Bernardo Bertolucci) e dalla scelta sagace del regista di alternare primi e primissimi piani a frequenti inquadrature dal basso. La scelta di Montaldo (per alleggerire la narrazione) è di omettere i passaggi in latino del processo senza lasciare spazio ad alcuna citazione nella lingua antica. Soltanto gli accenti risultano marcati (soprattutto il veneziano) e in particolare è sottolineata la cadenza napoletana di un grande (soprattutto nella seconda parte del film) Gian Maria Volonté, scelto per il ruolo nonostante il suo bell’aspetto (è proverbiale la mancanza di fascino del vero Bruno). Nel cast è presente anche una giovane e attraente Charlotte Rampling che inizialmente parrebbe dar vita a un personaggio di un certo “peso” ma che andrà poi a “sublimare” nel corso del film. Anche se le sue precedenti esperienze all’estero, in Svizzera, Inghilterra e in Francia non sono che lampi di flash-back poco utili a “illustrare”, ma dal grande impatto visivo, l’ultimo periodo della vita di Bruno, le carismatiche figure del Papa Clemente VIII e del Cardinale Bellarmino (“vogliamo eliminare il peccato e non il peccatore“) e le tentazioni dell’abiura sono vicende descritte fedelmente in questo film.

La Chiesa usa il potere e non l’amore” è una frase attuale che potrebbe fare da spunto per interminabili discussioni ancora oggi. S’inizia con squilli di trombe per le calli veneziane, mentre una processione serpeggia intonando lodi a Cristo e si finisce con il silenzio, un silenzio che fa riflettere su quanto l’Inquisizione abbia sottratto a scienza e filosofia in quegli anni, un silenzio rotto soltanto da qualche scoppiettio del legno che dà voce al riverbero delle fiamme per poi venire definitivamente interrotto dall’arrivo dei titoli di coda con le musiche di un Ennio Morricone meno ispirato di altre volte. Cala il sipario su di un grande filosofo e sul suo enorme coraggio.

Utlima modifica: 16 febbraio, 2019



Condividi