69 Festival di Berlino: Flatland di Jenna Bass, ovvero Thelma e Louise in salsa sudafricana

Presentato nella sezione Panorama del 69 Festival di Berlino, Flatland di Jenna Bass raffigura un mondo femminile che si deve scontrare con un patriarcato in cui i maschi agiscono in modo violento e i rapporti di forza vedono la subalternità della donna costretta a subire

  • Anno: 2019
  • Durata: 117'
  • Genere: Noir, drammatico
  • Nazionalita: Sudafrica, Lussemburgo, Germania
  • Regia: Jenna Bass

Flatland è il terzo lungometraggio della giovane regista anglo-sudafricana Jenna Bass, che mette in scena un noir lungo le strade africane con una serie di elementi da western contemporaneo. Al centro la storia della giovane Natalie, ripresa il giorno del matrimonio con un giovane poliziotto e la sua prima notte di nozze, in cui scopre il sesso in modo traumatico, e il rapporto con il cavallo appartenuto alla madre scomparsa. Scappa scioccata dal talamo nuziale e con la pistola del marito uccide il pastore che l’ha sposata per poi fuggire a cavallo e raggiungere la sua amica Poppie. Inizia un road movie, con Natalie che è inseguita da una poliziotta di colore, Beauty Cuba, il cui marito è appena uscito dal carcere, dopo aver scontato quindici anni per aver ucciso il fratello nel giorno del matrimonio con Beauty.

Presentato nella sezione Panorama del 69 Festival di Berlino, il film di Bass raffigura un mondo femminile che si deve scontrare con un patriarcato in cui i maschi agiscono in modo violento e i rapporti di forza vedono la subalternità della donna costretta a subire. Attraverso le tre protagoniste, racconta una storia di ribellione a questo stato di fatto riutilizzando i codici del genere. Così Natalie e Poppie si trasformano in moderne e giovani Thelma e Louise – a cui la Bass strizza più volte l’occhio – inserendo un personaggio indimenticabile come il capitano di polizia Beauty Cuba, donna di colore, grassottella, sempre vestita con una tuta colorata e con una parrucca nera e mèche arancioni, donna solitaria che vive nell’attesa del marito e brava con la pistola.

La giovane regista, però, presa dal mostrare le dinamiche dei personaggi, a volte lascia troppo andare la coerenza delle loro azioni e dei loro sviluppi psicologici in una sceneggiatura debole, sfilacciata, a tratti incoerente. Così le sequenze che compongono Flatland non sempre sono legate in modo organico e restano belle in sé, ma non compongono una struttura drammaturgica matura. Flatland risulta alla fine un’opera molto derivativa dove il meglio sono proprio la caratterizzazione dei personaggi che agiscono all’interno di uno sviluppo narrativo spesso incontrollato, in una messa in scena che non riesce a esprimere al meglio la bellezza dell’ambiente e l’azione delle attrici. Un film interlocutorio, piacevole e interessante sotto molti punti di vista, ma che, alla fine, non riesce a essere penetrante nella memoria di chi guarda.

Utlima modifica: 14 Febbraio, 2019



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