The First: su Timvision, dal 19 dicembre, una serie appassionante con Sean Penn

The First, la nuova serie TV in otto episodi offerta da Timvision (coprodotta da Channel 4, IMG e Hulu) e in onda dal 19 dicembre, possiede tutti gli ingredienti per incollare gli spettatori allo schermo. Merito soprattutto del protagonista Sean Penn

  • Anno: 2018
  • Durata: 8 episodi (45')
  • Distribuzione: Nexo Digital
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Usa
  • Regia: Deniz Gamze Ergüven, Agnieszka Holland, Ariel Kleiman, Daniel Sackheim
  • Data di uscita: 19-December-2018

The First, la nuova serie TV in otto episodi offerta da Timvision (coprodotta da Channel 4, IMG e Hulu) e in onda dal 19 dicembre, possiede tutti gli ingredienti per incollare gli spettatori allo schermo. Merito soprattutto del protagonista Sean Penn, che qui è Tom Hagerty, astronauta americano, appassionato nel lavoro e nel desiderio di conquistare lo spazio, dopo una pausa forzata, di cui all’inizio non si conosce la ragione. Poco credibile, nonostante la muscolatura sempre in vista, che un quasi sessantenne possa ancora vivere simili sfide, ma molto convincente il personaggio nella resa della sua solitudine e delle difficoltà relazionali. Ama la figlia Denise, giovanissima con problemi di droga, e soffre per la perdita della moglie, avvenuta in condizioni misteriose, che supponiamo si sveleranno con il procedere della stagione.

Siamo in un futuro non molto lontano (con uno sviluppo tecnologico piuttosto verosimile) e a Tom Hagerty verrà affidata la missione di guidare un team di colleghi su Marte. Non subito, perché i primi due episodi raccontano come si arriva all’incarico, dopo un esordio sulla vita del protagonista intrecciata al primo tentativo fallito degli amici, tre uomini e due donne, che lui stesso aveva allenato. Tom viene presentato nella sua quotidianità: la casa, troppo grande per una persona sola, il cane, la corsa mattutina, con quelle scene che, nella loro eleganza, ci fanno amare le serie tv, quando si avvicinano così al cinema di qualità. Colori, inquadrature, fotografia, ambienti perfetti, tutto studiato con estrema cura; la macchina da presa sul viso sofferto di Sean-Tom, mentre i contatti col mondo esterno delineano gradualmente il suo ruolo e i motivi dei suoi tormenti.

Estremamente conflittuale il rapporto con la freddissima Laz Ingram (Natascha McElhone) che dirige il programma spaziale, responsabile della sospensione di Tom e ora disposta a riabilitarlo per il bene dell’impresa, certo, ma anche per il prestigio personale, e per ottenere consensi da parte dell’opinione pubblica americana, dai finanziatori e dalla politica. Due modi opposti, i loro, di intendere la vita. Serio affidabile intenso lui (a cui va ovviamente la nostra simpatia), attenta solo alla facciata, lei.

Non è l’unico contrasto su cui si fonda la storia. Le incomprensioni riguardano anche chi va e chi resta, chi non si stanca di esplorare l’universo e chi rimane invece radicato sulla terra e fatica a capire la tenacia degli astronauti nel voler trasformare un sogno in realtà, in ragione esistenziale. Insieme all’ansia delle famiglie, impotenti, costrette a guardare da quaggiù i propri cari, fisicamente e psicologicamente irraggiungibili. Il dissidio più affascinante però rimane quello tra il viaggio nello spazio e il viaggio interiore vissuto dai personaggi (Tom, per primo), l’attraversamento di spazi contorti dell’anima, che possono apparire ancora più ardui di quelli del cielo.

Se torniamo nel nostro pianeta, ci sono gli stessi elementi a cui ci hanno abituato anche le fiction. Il protagonista afflitto da un passato irrisolto, pieno di problemi affettivi e sentimentali, coerente con una sua visione etica della vita si impegna ad affermarla in un mondo che non lo apprezza quanto meriterebbe. Il nostro eroe si muove in contesti pieni di insidie, e quasi non importa se questa volta il traguardo è addirittura Marte, che si fa evidentemente simbolo di una missione impossibile, ma possibilissima, se ci si crede. Nello stesso tempo però è la vicenda di chi vuole raggiungere orizzonti sempre più lontani sacrificando se stesso per un progetto che, superati i limiti individuali, diventa collettivo e meraviglioso. Per questo aspetto epico del viaggio, è importante che i personaggi siano raccontati con tutte le loro debolezze, con i dissesti quotidiani; solo così si può raggiungere un’identificazione che sia il più possibile perfetta. Meccanismi che conosciamo già, ma non per questo meno efficaci.

Se il contenuto ricalca in parte storie già viste, la messa in scena è decisamente originale. L’intensità delle musiche, poi, a sottolineare alcuni passaggi fortemente emotivi, trasforma la narrazione in un thriller psicologico, che tiene sempre viva la tensione. Il creatore di The First è Beau Willimon, lo stesso della serie di grande successo, House of cards

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Utlima modifica: 12 Dicembre, 2018



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