Bamboo Dogs di Khavn De La Cruz, ultima opera del regista filippino all’Across Asia Film Festival

Un bel lavoro, quello di Khavn De La Cruz, che nel suo montaggio caotico e nelle sue riprese concitate riflette perfettamente l'energia del regista, che nel  suo essere un fiume in piena, è comunque sempre in grado di comunicare anche i vissuti più oscuri, come in questo caso

  • Anno: 2018
  • Durata: 83'
  • Genere: Thriller
  • Nazionalita: Filippine
  • Regia: Khavn De La Cruz

Per la seconda volta a Cagliari, l’eclettico regista filippino Khavn De La Cruz torna in Sardegna in occasione dell’Across Asia Film Festival, presentando personalmente i suoi lavori, presenziando alle proiezioni in tutta la sua eccentrica vitalità e proponendo i suoi due ultimi lungometraggi, Balangiga (2017) e Bamboo Dogs (2018), alcuni cortometraggi da lui stesso sonorizzati e una masterclass. Un programma degno della sua rinomata iperattività. L’autore filippino, artefice di ben 150 lavori soltanto nell’ambito cinematografico tra lungometraggi e cortometraggi, è anche un musicista che ha realizzato 23 album, ha scritto sette libri con uno dei quali ha vinto il maggior premio letterario nelle Filippine; sempre nell’ambito del cinema ha partecipato alle giurie di festival tra i più prestigiosi e gli sono state dedicate diverse retrospettive. Insomma, un vulcano.

Bamboo Dogs, il suo ultimo film, è un thriller ispirato a un evento realmente accaduto a Manila nel 1995, quando durante una sparatoria, che poi si è rivelata una vera e propria esecuzione, la polizia ha compiuto attivamente un vero e proprio massacro ai danni di un gruppo di 11 membri (tra i quali un adolescente) del Kuratong Baleleng, un gruppo paramilitare creato dall’esercito filippino nel 1986 e poi diventato un potente sindacato criminale. La vicenda è rappresentata quasi interamente dalla prospettiva dei criminali che poi verranno uccisi, che vengono ripresi per tutta la durata del film all’interno del furgone nel quale sono trasportati mentre dialogano tra loro, e dalle conversazioni si evince quali siano le loro personalità, la loro quotidianità, il loro modo di ragionare; tutto questo, parrebbe, al fine di sensibilizzare lo spettatore sul fatto che ognuno di loro avesse una vita che è stata poi spazzata via senza troppe remore. I dialoghi e le riprese durante il trasporto degli uomini per le strade notturne di Manila, le luci, il buio, il contesto così scarno e rozzo, rendono tutto molto autentico. Diversi i possibili rimandi ad altri registi e opere anche molto diversi tra loro, ma si tratta solo di suggestioni che non devono far pensare a un lavoro non originale.

L’atmosfera del film, le luci, l’ambientazione, il clima di corruzione e degrado ricordano un po’ quelli di Ma Rosa, il film di Brillante Mendoza, presentato l’anno scorso a Torino; mentre per tematiche, la corruzione della polizia può rievocare un film indiano molto bello, presentato a Venezia qualche anno fa, Visaraanai di Vetri Maaran, che racconta anch’esso di un fatto realmente accaduto, l’arresto di quattro immigrati senza apparente motivo che vengono portati alla centrale di polizia, dove sono brutalmente torturati per far sì che si assumano la colpevolezza di un furto.

Molto carino il finale, che può essere considerato un piccolo prodotto a sé, una sorta di video musicale di 90 secondi in bianco e nero, nel quale uno dei protagonisti del film, Rez Cortez, nel ruolo di uno dei criminali, balla e canta Susa, canzone composta, sia nella musica che nelle parole, dallo stesso regista. Guardando il video si possono evocare delle analogie con l’ultimo film dei fratelli Manetti, Ammore e malavita presentato in concorso  a Venezia lo scorso anno.

Un bel lavoro, quello di Khavn De La Cruz, che nel suo montaggio caotico e nelle sue riprese concitate riflette perfettamente l’energia del regista, che nel  suo essere un fiume in piena, è comunque sempre in grado di comunicare anche i vissuti più oscuri, come in questo caso, riuscendo a trasmettere efficacemente, attraverso tutti gli elementi che utilizza nella messa in scena, l’effetto del marcio e della corruzione di un corpo di polizia che lungi dal garantire sicurezza, crea sporcizia e morte.

Utlima modifica: 11 Dicembre, 2018



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