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VISTI AI FESTIVAL

36 Torino Film Festival: Il mangiatore di pietre di Nicola Bellucci, noir di frontiera senza mordente

Tratto dal secondo omonimo romanzo di Davide Longo, Il mangiatore di pietre è un noir ambientato nelle valli piemontesi al confine con la Francia, in quella terra dove agiscono i passeur come il protagonista, Cesare, che trasporta uomini e merci attraverso i passi di montagna. La mancanza di una vera e propria suspense e i personaggi secondari poco approfonditi rendono il film senza nerbo e un vero centro di interesse

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Tratto dal secondo omonimo romanzo di Davide Longo, Il mangiatore di pietre è un noir ambientato nelle valli piemontesi al confine con la Francia, in quella terra dove agiscono i passeur come il protagonista, Cesare, che trasporta uomini e merci attraverso i passi di montagna.

Nicola Bellucci, alla sua prima opera di finzione dopo una lunga carriera alle spalle come documentarista tra l’Italia e la Svizzera, si cimenta con la trasposizione di un romanzo che sulla carta si presterebbe a diventare un prodotto audiovisivo, ma che in realtà richiede una corposa rielaborazione per tradurre l’atmosfera rarefatta e ambigua della storia di Longo in immagini.

Cesare, detto il francese perché ha vissuto per tanti anni a Marsiglia, è l’ultimo di una dinastia di guide. Rimasto vedovo durante il suo periodo in carcere, scopre una mattina il corpo esamine di Fausto, un suo giovane allievo. Parte da qui un’investigazione fatta da Cesare in prima persona e da una commissaria di polizia, giunta appositamente dalla città per le indagini sull’omicidio. Nel frattempo, il giovane Sergio scopre un gruppo di immigrati in una baita lasciati da Fausto in attesa di portarli oltre confine. Sergio, ragazzo problematico con un pessimo rapporto con il padre violento e la madre che vive a Marsiglia, cerca in tutti i modi di convincere Cesare a finire il lavoro lasciato a metà da Fausto.

Il mangiatore di pietre ha un ritmo lento e pensato, fatto di sequenze dove l’azione è ridotta ai minimi termini per conferire un senso di immobilità alla comunità di montagna, dove i drammi sono sussurrati e mai portati alla luce, ma di cui molti – se non tutti – sono a conoscenza. Una società chiusa e immobile, come le montagne coperte da una coltre di neve, in un inverno che diventa metafora di un’esistenza – quella di Cesare – ormai giunta alla fine. Anche il ruolo di passeur ormai si è adeguato alle richieste della società criminale contemporanea e la droga è diventata la merce che viene trasportata lungo in confine.

Bellucci ha buon occhio nelle riprese in campo lungo, nella messa in quadro di un paesaggio che sa di cinema naturalista, ma mostra tutti i suoi limiti nello sviluppo drammaturgico e nell’utilizzo degli stilemi del noir. Così, Il mangiatore di pietre non ha quell’afflato di mistero in disvelamento tipico di questo genere di pellicole. La mancanza di una vera e propria suspense e i personaggi secondari poco approfonditi rendono il film senza nerbo e un vero centro di interesse. Un esempio sono le figure femminili appena tratteggiate – come la moglie di Cesare, la compagna di Fausto e la sua amante, moglie di un comune amico suo e di Cesare. Su tutte, la commissaria di polizia, che dovrebbe essere una forte controparte di Cesare e avere uno spazio attoriale più marcato e profondo, si rivela alla fine debole e inconsistente, descritta per sineddoche superficiali: come la dipendenza dagli alcolici, forse una storia finita male lasciata alle spalle e inserita con i continui squilli del cellulare a cui la donna non risponde mai oppure la sua capacità investigativa che si riduce ad alcuni interrogatori ufficiali e brevi dialoghi informali nel bar del paese con Cesare. Ecco non c’è una vera contrapposizione tra antieroe e controparti, ma semplici e brevi confronti che portano avanti la vicenda per salti inerziali.

Poi, Luigi Lo Cascio nel ruolo di Cesare è abbastanza stereotipato nell’interpretazione del montanaro dal carattere roccioso e solitario, dal fisico tozzo e dal volto sempre corrucciato e incorniciato da una folta barba. Un elemento straniante per un attore di origini siciliane che, pur bravo, pecca nella dizione piemontese, importante in un film dove molti dialoghi sono in dialetto stretto parlato da attori locali, che rendono disomogeneo il cast, implodendo Il mangiatore di pietre tutto sulla prova di Lo Cascio.

Presentato al 36 Torino Film Festival, nella sezione Festa Mobile/Film Commission Torino Piemonte, Il mangiatore di pietre risulta essere un’occasione mancata e poco più di un prodotto adatto per il piccolo schermo.

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  • Anno: 2018
  • Durata: 109
  • Genere: Drammatico, Noir
  • Nazionalita: Italia, Svizzera
  • Regia: Nicola Bellucci