Autofiction, pièce teatrale di Mariangela Imbrenda, è un atto d’Amore verso l’Arte e la Vita

In Autofiction, dell'attrice e drammaturga Mariangela Imbrenda, la storia di Tom e Gloria è quella di tutti noi, in preda ai fantasmi che non vogliamo lasciar andare e che ci condizionano nelle scelte, che ci rallentano nella conquista della nostra consapevolezza, che ci tengono ancorati, pesanti come una zavorra, all’immagine che gli altri hanno di noi

Di prossima pubblicazione in una collana dedicata specificatamente alla drammaturgia, Autofiction, pièce teatrale in tre atti e due intermezzi, concepita e scritta dell’attrice e drammaturga Mariangela Imbrenda, si propone come una lettura intensa e piacevole, da bere tutta d’un fiato o a piccole dosi, ma soprattutto come un “racconto autentico di sé che rinuncia ad ogni pretesa di oggettività.”

Nata a Potenza nel 1985, Mariangela Imbrenda scrive Autofiction, “un mostro incontenibile in un corpo che rifiuta di esistere nel posto in cui sta vivendo alla giornata”, dopo una ricca carriera di esperienze attoriali, sia come “cantattrice” sia come autrice (tra questi Terra degli uomini liberi, scritto e interpretato dalla stessa Imbrenda e diretto da Gabriele Sisci), e anche come articolista di alcune testate on-line di cinema e teatro, tra cui anche TaxiDrivers. Autofiction, che prende il titolo dal termine coniato nel 1977 dallo scrittore francese Serge Doubrovsky, è ricca di rimandi letterari, cinematografici, poetici, televisivi, filosofici, psicologici e impregnata di una costante e sempre crescente tensione tra i due protagonisti, (quasi) unici personaggi coinvolti nella storia. E, come tutte le storie che sono state scritte o che dovranno ancora essere composte, sia che appartengano alla carta stampata, sia al palcoscenico o alla celluloide, sia che si tratti di nuove forme di narrazione, Autofiction contiene in sé una magnifica dicotomia verità – finzione.

Se è vero che ciò che si scrive “dev’essere vero, totalmente vero, altrimenti non vale la pena scriverlo”, Autofiction non fa eccezione. L’autrice ce lo dice sin dalla premessa, confidandoci i suoi spazi privati, dove ha iniziato l’opera e dove l’ha finita, regalando alla nostra immaginazione quell’ideale di scrittore (di cui lei dichiara di essersi sentita, per un attimo, fiera sorella) chiuso in una specie di rifugio dal mondo reale a scrivere la storia. Eppure per scrivere le storie è necessario vivere. Prima vivere poi scrivere: in Autofiction Mariangela Imbrenda ripropone in chiave teatrale un suo scampolo di vita, intriso di conflitti e contrasti di coppia, in una tensione che scandisce il ritmo dell’opera e da cui piano piano emergono i fatal flaw, le ferite aperte che i due giovani, talentuosi e di belle speranze, si portano dietro e con cui devono fare i conti quotidianamente per vedere realizzati i loro sogni, ma ancora di più per realizzare se stessi.

La storia di Tom e Gloria è la storia di tutti noi, in preda ai fantasmi che non vogliamo lasciar andare e che ci condizionano nelle scelte, che ci rallentano nella conquista della nostra consapevolezza, che ci tengono ancorati, pesanti come una zavorra, all’immagine che gli altri hanno di noi. Ogni passo che facciamo verso noi stessi e verso le nostre crepe interiori è motivo di tensione, scuote il nostro mondo interno ed esterno fino a un assestamento che però non è mai definitivo.

Autofiction è la storia della presa di coscienza, il percorso tortuoso della nostra consapevolezza per arrivare a capire cosa vogliamo, ma soprattutto cosa non vogliamo, per avvicinarsi all’immagine che abbiamo sempre sognato di noi stessi (per dirla alla Almodóvar), quella che ci consente di esprimerci e ancora di più di imparare ad amarci, per poi accogliere e farci accogliere dall’altro, completamente. Tom e Gloria non si sentono supportati e riconosciuti, seppur in misura e forme diverse, dalle prime persone che dovrebbero amarli incondizionatamente, i genitori. Si trovano, si piacciono, li conosciamo quando il loro amore è già consolidato, seppur in bilico. Li vediamo crescere, sbattendo la testa contro le loro insicurezze ma, soprattutto, mettendo a rischio le loro individualità per qualcosa di più grande: donarsi disinteressatamente. E l’autrice, come sottolinea nella premessa, dona questa sua opera ai lettori e a chi vorrà realizzarla: “Chi vorrà, un giorno, metterlo in scena potrà decidere, ovviamente, di seguire o tradire quanto affidato alle pagine che seguiranno. Ne avrà facoltà unitamente alla mia approvazione”. Decisamente un atto d’Amore verso l’Arte e verso la Vita.

Autofiction sarà presto disponibile, edito da VJ Edizioni. Intanto è possibile prenotarlo sul sito della casa editrice:
https://vjedizioni.wordpress.com/2018/10/29/autofiction2/

Utlima modifica: 19 novembre, 2018



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