MedFilm Festival: Sofia di Meryem Benm’Barek, il ritratto di un matriarcato sotteso

Sofia, premio alla miglior sceneggiatura nella sezione Un certain regard del Festival di Cannes e presentato al Concorso Ufficiale – Premio Amore & Psiche del MedFilm Festival, è il notevole esordio della regista algerina Meryem Benm’Barek

  • Anno: 2018
  • Durata: 80'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Francia, Marocco, Qatar
  • Regia: Meryem Benm’Barek

Sofia, premio alla miglior sceneggiatura nella sezione Un certain regard del Festival di Cannes e presentato al Concorso Ufficiale – Premio Amore & Psiche del MedFilm Festival, è il notevole esordio della regista algerina Meryem Benm’Barek. Un solido racconto dai toni noir che, sollevando il velo sul delicato tema delle madri nubili nella civiltà islamica, rivela le dinamiche di potere che regolano le differenti classi sociali del Marocco.

La giovane Sofia (una sorprendente Maha Alemi), ritratta come una Madonna con bambino, è martire di una mentalità arcaica e intollerante: ha concepito al di fuori del matrimonio un atto che per  la legge del Marocco è punibile con il carcere. La macchina da presa, inizialmente distante spettatrice, si sospinge gradualmente a indagare il volto della ragazza: il suo guardo, perennemente attonito e smarrito, cela fino alla fine un inconfessabile segreto. Come poter salvare il proprio onore e quello della sua famiglia? L’unica soluzione per tutelare gli interessi economici e legittimare la propria condizione sociale sarà il matrimonio con Omar, un ragazzo disposto ad assumersi la responsabilità della paternità pur di elevare il proprio status sociale.

Meryem Benm’Barek penetra acutamente nella realtà di una società conservatrice che condanna a essere soli e inermi, svelando un quadro familiare da cui emergono rapporti tesi come corde di un violino: mentre la famiglia di lei è propensa alla soluzione di un matrimonio riparatore, quella di lui cerca di evitare l’unione, ma nell’ipocrisia generale si arriverà a un accordo. È una partita a scacchi sostenuta da una tensione sempre palpabile che calibra sapientemente il registro drammatico e ribalta abilmente i ruoli della vittima e del carnefice, divenendo complice di un’inaspettata solidarietà femminile dove spicca un matriarcato che sovverte il pensiero comune di una cultura patriarcale. Questo di Meryem Benm’Barek è un esordio che si farà certamente ricordare.

Silvia Scarpini

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Utlima modifica: 18 Novembre, 2018



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