A beautiful day – You were never really here: Joaquin Phoenix nel Taxi driver di Lynne Ramsay

 

Aggiudicatosi i premi per la migliore interpretazione maschile e per la migliore sceneggiatura presso il settantesimo Festival di Cannes, nelle sale cinematografiche italiane è approdato a Maggio 2018, distribuito da Europictures.

È invece 01 Distribution a rendere disponibile su supporto dvd A beautiful day – You were never really here, co-produzione tra Stati Uniti, Francia e Regno Unito che la scozzese Lynne Ramsay – regista, tra l’altro, di …e ora parliamo di Kevin – ha messo in piedi prendendo le mosse da un romanzo scritto da Jonathan Ames.

Circa ottantasei minuti di visione che il Times ha giustamente definito “Taxi driver del XXI secolo”, perché, se da un lato la squallida e piuttosto degradata New York d’ambientazione non può fare a meno di richiamare alla memoria certo cinema metropolitano di Abel Ferrara (vi dicono nulla The driller killer e L’angelo della vendetta?) o il Maniac diretto da William Lustig, dall’altro il capolavoro a firma di Martin Scorsese è ricordato addirittura nel plot.

Non a caso, se lì era sempre la Grande Mela a fare da tutt’altro che rassicurante scenografia ad un Robert De Niro alienato e che, ex marine reduce del Vietnam riciclatosi come tassista notturno, finiva per eliminare coloro che avevano indotto alla prostituzione una tredicenne, qui il mai disprezzabile Joaquin Phoenix concede anima e corpo al veterano di guerra Joe, che vive solo insieme alla anziana mamma malata, con la quale porta avanti un rapporto di grande affetto e pazienza, e che fa il mercenario per chi vuole liberarsi di nemici pericolosi, pur non possedendone l’abilità o il coraggio.

A consentirci di accostarlo ancor di più al citato personaggio di De Niro è il fatto che viene incaricato di sottrarre da un giro di prostituzione minorile la giovanissima Nina alias Ekaterina Samsonov, figlia preadolescente di un politico locale che, creatura abusata e offesa, finisce per fare da specchio al suo tragico passato, segnato da un’infanzia in balia di un sadico padre.

Per non parlare dei crimini di guerra attuati dietro la giustificazione di una divisa, destinati a riemergere periodicamente nella sua testa e in maniera devastante, man mano che, armato di pistola e, soprattutto, martello, non esita a fare piazza pulita di coloro che lucrano grazie al corpo innocente della ragazzina.

Perché, includendo nel mucchio la cruda e folle sequenza in cui Joe si estrae da solo un dente, non è certo una cruda violenza a risultare assente nel corso dell’insieme, totalmente distante dal facile intrattenimento liberatorio da grilletto facile proto-Il giustiziere della notte e mirato, invece, a delineare una lenta discesa all’interno della nient’affatto facile psicologia del protagonista.

E, se la sequenza del massacro di sfruttatori commentata dalle dolci note della sempreverde Angel baby di Rosie & The Originals è una ulteriore conferma dell’influenza scorsesiana (del resto, il cineasta originario del Queens incluse la stessa hit nella colonna sonora del suo Fuori orario), il fatto che la già menzionata mamma di Joe guardi in tv Psycho intende chiaramente associare – in maniera, a suo modo, metacinematografica – il legame tra i due a quello molto particolare che univa il Norman Bates di Anthony Perkins a alla defunta genitrice.

In un crescendo di tensione in fotogrammi che in A beautiful day – You were never really here si concretizza ricorrendo a molti silenzi e pochi dialoghi.

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