Stasera in tv su Rai 5 alle 21,15 Forza Maggiore, lo sconvolgente film di Ruben Östlund, il regista di The Square

Traendo ispirazione da alcuni eventi-limite della contemporaneità, Ruben Östlund realizza un film provocatorio e disturbante, in cui, ponendo i protagonisti di fronte a una situazione, per l'appunto, di "forza maggiore", innesca un cortocircuito etico che fa emergere drammaticamente alcune inquietanti contraddizioni

  • Anno: 2014
  • Durata: 118'
  • Distribuzione: Teodora Film
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Svezia, Danimarca, Norvegia
  • Regia: Ruben Östlund

Stasera in tv su Rai 5 alle 21,15 Forza Maggiore, noto anche con il titolo internazionale Force Majeure, un film del 2014 diretto da Ruben Östlund. Vincitore del premio della giuria nella sezione Un Certain Regard al 67º Festival di Cannes, il film è stato selezionato per rappresentare la Svezia nella categoria miglior film straniero ai Premi Oscar, senza tuttavia ottenere la candidatura. Östlund ha dichiarato che le scene chiave del film, tra cui quella della valanga controllata, sono state ispirate da alcuni video virali di YouTube, che gli hanno fornito conferma della plausibilità delle situazioni e delle emozioni dei personaggi. Al riguardo il regista ha affermato: «Sono stato interessato a questo argomento per molto tempo, a come gli umani abbiano così tanti problemi col perdere la faccia di fronte agli altri. Perciò ogni volta che ho una scena di cui potrebbe esserci qualche riferimento su YouTube, cerco su Google e guardo». Un’altra vicenda che ha ispirato il film è stata quella del comandante Francesco Schettino durante il naufragio della Costa Concordia, in particolare la scena in cui il marito mente di fronte agli ospiti negando la sua fuga («[Schettino] ha iniziato con una stupida bugia, dicendo di essere caduto nella scialuppa. Tomas dice che è impossibile correre con gli scarponi da sci. È lo stesso tipo di retorica. Si cerca a tal punto di non perdere la faccia da finire in una situazione ancora peggiore.») e quella in cui lo stesso marito, durante un crollo emotivo, confessa alla moglie di essere vittima dei propri istinti.

Sinossi
Una famiglia svedese – Tomas, sua moglie Ebba e i loro due bambini – è in vacanza per una settimana di sci sulle Alpi francesi. Il sole splende, la vista è spettacolare, ma durante un pranzo sulla terrazza dell’albergo una valanga improvvisa sembra sul punto di travolgere i villeggianti.  Mentre la gente fugge terrorizzata e il panico paralizza Ebba e i figli, Tomas reagisce in un modo che sconvolgerà il suo matrimonio e lo obbligherà  a fare i conti con se stesso e a lottare duramente per riconquistare il suo ruolo di padre e marito.

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Ottima davvero la trovata del regista svedese Ruben Östlund, che costruisce un film assai originale, capace di scavare negli strati più intimi e incontrollabili dell’animo umano, posto di fronte a una situazione estrema che eccede la normale amministrazione dell’esistente. Che cosa vuol dire forza maggiore, o meglio che situazione configura questo stato? I codici giuridici danno definizioni precise per scagionare coloro che in determinate condizioni si vedono costretti a compiere atti che vanno oltre il lecito. Ma, più in generale, potremmo dire che la causa di forza maggiore determina una circostanza di eccezione in cui gli istinti più ferini emergono, provocando una violazione di quanto è normalmente considerato consentito. E allora l’escamotage ideato da Östlund diviene l’elemento a partire da cui viene drammaticamente incrinato l’equilibrio dell’istituzione famigliare, magistralmente mostrata nella sua quotidianità, nei suoi rapporti interni, nella sua tribalità: ottime le sequenze in cui vediamo i protagonisti colti nei gesti ordinari, come lavarsi i denti (sempre in coppia, marito e moglie), oppure quando, dopo essere tornati da una faticosa giornata di sci, li osserviamo giacere nello stesso letto, in una comunione che sembra delineare una forma comunitaria di vita totalizzante.

Ma ancor prima che accada l’irreparabile (o riparabile, magari col tempo), il regista pone un’alternativa, cioè la possibilità di una coppia libera, in cui non venga sventolato il vessillo della fedeltà, e in cui la logica del nucleo lascia il passo a un atteggiamento che non trascuri o, meglio, non annienti le individualità (la signora incontrata in albergo che riferisce del suo rapporto matrimoniale aperto).

L’egoismo represso riemerge prepotentemente davanti a una situazione estrema, quale l’improvvisa precipitazione di una valanga, e la retorica dell’amore familiare viene drammaticamente smascherata. E Östlund è davvero encomiabile nel restituire quel senso di pesantezza estrema che vive la coppia dopo l’accaduto: la ferita inferta è davvero difficile da rimarginare. Non ci sono più sorrisi e il fair play da spot pubblicitario è definitivamente smentito, sconfessato. Entriamo in una zona d’ombra asfissiante, perché qui non è messo in discussione solo l’amore coniugale ma, ed è la cosa che più disturba, quello filiale: di fronte a un pericolo imminente per la propria vita non c’è per nessuno, neanche per i propri figli. Ci si deve salvare la pelle. Faticosamente il dramma si ricompone, ma, almeno per chi scrive, non sarà mai più come prima, è caduto un velo che ha mostrato qualcosa di osceno.

Ottima anche la sequenza finale, che non sveliamo, ma solo accenniamo: i salvati che cammino nel bel mezzo della strada, una volta scesi dal pullman, ricordano in maniera evidente gli sciagurati borghesi di Bunuel de Il fascino discreto della borghesia. Coincidenza involontaria o voluta citazione? Per chi scrive non c’è dubbio, la seconda.

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