Stasera in tv su Focus alle 23,15 Uomini contro di Francesco Rosi con Gian Maria Volontè

Francesco Rosi fornisce una testimonianza lucida per leggere senza filtri l'orrore della guerra

  • Anno: 1970
  • Durata: 110'
  • Distribuzione: CG Entertainment
  • Genere: Guerra
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Francesco Rosi

Stasera in tv su Focus alle 23,15 Uomini contro, un film del 1970 diretto da Francesco Rosi, liberamente ispirato al romanzo di Emilio Lussu Un anno sull’Altipiano. Ambientato nella prima guerra mondiale, quest’opera, di impronta pacifista e antiautoritaria, mette in luce la follia della guerra. Il film, per le forti resistenze incontrate, fu girato in Jugoslavia, al Centralni Filmski Studio Kosutnjak di Belgrado. Non si possono non notare, per via degli argomenti, delle ambientazioni e dei temi, similitudini tra il film di Rosi e Orizzonti di gloria di Stanley Kubrick, nel quale l’esercito protagonista è quello francese. Anche in questo film, infatti, si evidenzia l’insensatezza degli ordini di alcuni alti ufficiali e il ricorso a fucilazioni e decimazioni contro i soldati renitenti. Come capitò al film di Rosi in Italia, Orizzonti di gloria ebbe problemi in Francia e poté essere visto solo a metà degli anni ’70. Sebbene la sceneggiatura di Francesco Rosi, Tonino Guerra e Raffaele La Capria semplifichi il romanzo da cui trae spunto, pochi altri film hanno saputo sottolineare la follia di un potere che nel nazionalismo trovava il proprio rafforzamento a discapito delle classi sociali subalterne, mandate al massacro senza alcuna remora. Musiche di Piero Piccioni, fotografia di Pasqualino De Santis e montaggio di Ruggero Mastroianni. Con Alain Cuny, Gian Maria Volonté, Mark Frechette, Franco Graziosi, Giampiero Albertini.

Sinossi
Prima Guerra Mondiale, in trincea. Un sadico generale non si cura del buonsenso e manda allo sbaraglio i suoi soldati, facendoli inutilmente massacrare dal fuoco nemico. Nel caos, due sottoufficiali prenderanno coscienza delle aberrazioni belliche.

Rosi e gli sceneggiatori La Capria e Guerra costruiscono Uomini contro con un chiaro messaggio antimilitarista e pacifista. La prima ora è perfetta e grida al capolavoro per la tenacia e la forza con cui rappresenta la follia della guerra, la marcata distinzione tra comandanti e sottoposti, con le dovute eccezioni dettate da un discorso di classi sociali in cui si contrappongono aristocratici imbevuti di ottusità assortite, una scarsa visione e strategia di combattimento ben nascoste dalla retorica del comando e del patriottismo a tutti i costi. Il regista preferisce dare una versione cupa e disperata degli eventi. Non ci sono i canti e la grappa a fiumi (con la quale si davano gli ordini e si assaltavano le trincee austriache) del racconto di Lussu, né l’umorismo misto all’amarezza de La Grande Guerra di Monicelli, ciononostante il film rimane una testimonianza lucida per leggere senza filtri l’orrore della guerra. Rosi non si interessa né del quadro storico, né delle motivazioni che animano i militari, si limita a descrivere la guerra come un gioco assurdo in cui il mastro burattinaio è un generale accecato dalla prospettiva della gloria e malato di vittoria ad ogni costo, mentre spinge le sue marionette infreddolite e consumate oltre la trincea, l’unico luogo che ha una parvenza di inviolabilità rispetto al fuoco costante oltre i reticolati, fra i boschi, sui crinali rocciosi; per i soldatini rivestiti di goffe armature di piombo che non vanno nella direzione ordinata c’è il plotone di esecuzione a gruppi di tre sempre per non far torto a Orizzonti di gloria. Cast artistico e tecnico di importante caratura professionale: Alain Cuny, Gianmaria Volontè, Mark Frechette (doppiato da Giancarlo Giannini), Franco Graziosi, Pierpaolo Capponi; la fotografia dai colori verdastri di Pasqualino De Santis, la scenografia di Andrea Crisanti e i costumi di Gabriella Pescucci.

A proposito di questo film ha dichiarato il regista Francesco Rosi: «Per Uomini contro venni denunciato per vilipendio dell’esercito, ma sono stato assolto in istruttoria. Il film venne boicottato, per ammissione esplicita di chi lo fece: fu tolto dai cinema in cui passava con la scusa che arrivavano telefonate minatorie. Ebbe l’onore di essere oggetto dei comizi del generale De Lorenzo, abbondantemente riprodotti attraverso la televisione italiana, che a quell’epoca non si fece certo scrupolo di fare pubblicità a un film in questo modo

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