Trieste Science + Fiction Festival: Jonathan di Bill Oliver

Stars’ War – Premio della Critica Web per questa sorprendente opera prima, incentrata sul tema del doppio.

  • Anno: 2018
  • Durata: '95
  • Distribuzione: Great Point Media
  • Genere: Fantastico
  • Nazionalita: Usa
  • Regia: Bill Oliver

Nel film dello statunitense Bill Oliver il protagonista Jonathan sembrerebbe condurre una vita ordinaria: va a lavorare, mangia da solo, gioca ai videogiochi e scambia ogni giorno videomessaggi con John, suo coinquilino in un modesto appartamento. Ma chi è realmente John? Le vite dei due sono indissolubilmente intrecciate, ma in un modo assai diverso da quel che a prima vista si potrebbe supporre, data l’apparente normalità della situazione…

Jonathan è stato uno dei film più amati del Tribeca, grazie anche al giovane Ansel Elgort, capace qui di regalarci quella sofferta, incredibile interpretazione, orientata verso un doppio ruolo che è la chiave stessa del mirabile meccanismo narrativo.
Ma anche a Trieste il lungometraggio è stato assai apprezzato, ne è ulteriore dimostrazione il risultato dello Stars’ War – Premio della Critica Web. A decretare la miglior opera prima dell’edizione 2018 di Science + Fiction sono nove testate online presenti al festival: BadTaste, Blow Out, Cineblog, CineClandestino, CineLapsus, Cinematographe, Quinlan, Sentieri Selvaggi e Taxi Drivers.
Ebbene sì, anche noi in qualità di media partner abbiamo contribuito all’assegnazione di questo premio che, sebbene la concorrenza fosse molto agguerrita (non nascondiamo certo una punta di preferenza per l’ottimo Freaks, vincitore del resto di due importantissimi riconoscimenti, il Premio Asteoide e il Premio Rai 4), ci è parso comunque lungimirante per l’assoluta modernità dell’assunto, sviluppato nel plot attraverso una messa in scena sobria, una regia intelligente e una sottigliezza davvero notevole, a livello di scrittura, nel far emergere con i tempi giusti due caratteri fragili e ad ogni modo minati da un turbamento profondo.

In Jonathan è il classico tema del Doppio a essere declinato attraverso un approccio personale, disturbante e non privo di sorprese. Come se quel gioco delle diverse personalità per uno stesso corpo, che avevamo visto applicato con morbosa e a nostro avviso azzeccatissima ferocia in Split di M. Night Shyamalan, assumesse qui una connotazione più intima, minimalista, dimessa. Senza inficiare però la drammaticità della condizione psicologica e infine anche fisica con cui debbono confrontarsi i protagonisti, in crescente disagio di fronte a una quotidianità sempre più esasperata e conflittuale.

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