Giuseppe Tornatore e il suo Nuovo Cinema Paradiso

Oltre alla nostalgia per il Cinema, alla base di Nuovo Cinema Paradiso di Tornatore, che vuole essere poetico e commovente, c’è anche la malinconia per una sessualità non vissuta, più virtuale che reale

Salve. Tornatore non l’ho mai conosciuto. Ho rivisto in tv Nuovo Cinema Paradiso e mi ha fatto riflettere (do per scontato che l’avete visto). Mi dispiace dire che l’ho trovato ancora più ridondante e “forzato” della precedente visione. Il film è stato un avvenimento. Vinse il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes del 1989 e l’Oscar per il miglior film straniero. Però. “Uscito nel 1988 nella sua versione integrale da 155 minuti, fu un disastro al botteghino” Su consiglio del produttore e della critica, fu ritirato e accorciato. Esplose dopo il successo a Cannes.

Attori ben scelti e diretti. Noiret e Cascio su tutti. Un impegnativo lavoro di scrittura firmato dal solo Tornatore (pare… regista teatrale a soli 16 anni. Diplomato con massimo dei voti al liceo classico di Bagheria. Consigliere comunale del PCI) . Ogni avvenimento narrato è decisamente molto “letterario e teatrale” (dimostra ancora una volta quanto sia importante la scrittura in un film). Capisco però che il film stava diventando un grande flop. Retorico, ma personale e autobiografico con forti emozioni nazional popolari tipo: “C’è posta per te” o “Carramba che sorpresa”. Tuttavia il film è pieno di sincera malinconia verso il “tempo che passa”. Parla delle persone care che invecchiano e muoiono. Sottolinea che quello che ci circonda cambia per sempre e non si può recuperare (tutti argomenti che ora mi trovano sempre più sensibile).

Quindi è un film sulla nostalgia soprattutto del Cinema, che già era in crisi. Le sale, periferiche e di paese, chiudevano al ritmo di due al giorno. Anche Il Nuovo Cinema Paradiso finisce con l’esplodere davanti alle persone invecchiate che lo hanno vissuto. Tutte ferme impalate a vederlo crollare, con le lacrime agli occhi (con una forzata scena madre). Penso che tra poco non ci sarà neanche più la nostalgia per il cinema, con le nuove generazioni ormai bombardate da mille immagini e stimoli. Tutti intenti a chattare e a giocare con i telefonini… anche al cesso. Però, oltre la nostalgia, alla base di questo film, che vuole essere poetico e commovente, c’è la malinconia per una sessualità non vissuta, più virtuale che reale. La grande trovata finale è la bobina, lasciata a Salvatore dal suo mentore Alfredo-Noiret, con tutte le scene sessuali censurate dal parroco. Sono baci appassionati, seni e cosce, che per l’epoca erano considerati scandalosi.

Tornatore ha sottolineato il fascino sensuale del cinema? Oppure ha inteso il cinema anche come luogo mitico di trasgressione? (Ho letto che in una delle scene tagliate, Salvatore, adolescente, ha un rapporto sessuale al cinema con una prostituta. Vidi anche uno suo spot per la tv Svizzera con turbamenti sessuali in una sala cinematografica). Nella vita reale del paese invece c’è il mancato rapporto d’amore di Salvatore con la bella ragazza dagli occhi azzurri, Elena. Che sarà poi la causa per cui scapperà dal paese. Che il rapporto sessuale sia centrale per il film si capisce alla fine. Quando i due, finalmente, faranno sesso nell’auto di lei, di notte. Anche se prima c’è il pianto del rimpianto, per quello che poteva essere e non è stato (scena prolissa e tagliata nell’edizione più corta). Il loro incontro consumato non farà recuperare il rapporto. Ormai non è più la stessa cosa, come gli dirà la ex ragazza, sposata con marito e figli. Altra scena “molto costruita”. Quando mai una moglie con figli ti cerca in auto di notte, per parlarti e per scoparti, cornificando il marito anche per una sola volta? Quindi? Il candore o la nostalgia nascondono una sessualità non vissuta? Dal film sembrerebbe di si.

Tornatore con quel film è diventato un grande regista internazionale, dimostrando di saper gestire una grossa produzione, ed era solo l’opera seconda. Rifletto che oggi è difficile riuscire a trovare finanziamenti che siano anche un decimo del costo di quel film. Rifletto sui rapporti che non si possono più recuperare. A proposto di rapporti non vissuti è interessante riportare la parabola raccontata da Alfredo, penso nata dalla penna di Tornatore. Val la pena riportarla. La trovo carina ed emblematica per la mia analisi. La storia del soldato innamorato che corteggia la principessa.

“Una volta un re fece una festa e c’erano le principesse più belle del regno. Ma un soldato che faceva la guardia vide passare la figlia del re. Era la più bella di tutte e se ne innamorò subito. Ma che poteva fare un povero soldato a paragone con la figlia del re?! Basta! Finalmente, un giorno riuscì a incontrarla e ci disse che non poteva più vivere senza di lei. E la principessa fu così impressionata del suo forte sentimento che ci disse al soldato: “Se saprai aspettare cento giorni e cento notti sotto il mio balcone, alla fine, io sarò tua!” Minchia! Subito il soldato se ne andò là e aspettò un giorno, due giorni e dieci e poi venti. Ogni sera la principessa controllava dalla finestra, ma quello non si muoveva mai. Con la pioggia, con il vento, con la neve era sempre là. Gli uccelli ci cacavano in testa e le api se lo mangiavano vivo ma lui non si muoveva. Dopo novanta notti era diventato tutto secco, bianco e ci scendevano le lacrime dagli occhi e non poteva trattenerle ché non aveva più la forza manco per dormire, mentre la principessa sempre che lo guardava. E arrivati alla novantanovesima notte il soldato si alzò, si prese la sedia e se ne andò via.

Perché il soldato andò via proprio alla fine? La risposta arriva un poco più avanti da Salvatore adulto: Perchè lei poteva anche non mantenere la sua promessa e questo per il soldato sarebbe stato terribile. Sarebbe morto. Così invece, almeno per novantanove notti, era vissuto nell’illusione che lei fosse lì ad aspettarlo…

Morale di questo malinconico racconto? Che l’amore perfetto è quello non vissuto, ma solo agognato e mitizzato, come le storie d’amore proiettate nel buio di una sala. L’arte come sublimazione.

P.S.: Chiedo venia. Lasciatemi finire con una battuta. Chissà! Se il giovane Salvatore fosse riuscito a scopare Elena, forse non sarebbe diventato un regista. Sarebbe stato tutto un altro film.

Roberto Di Vito



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