Stasera in tv su Rai Movie alle 22,55 L’intrepido di Gianni Amelio con Antonio Albanese

Gianni Amelio affronta non uno ma una serie di temi che si sovrappongono, argomenti da far tremare i polsi: la precarietà, che per assurdo diventa un principio stabile per coloro che lavorano, e l'instabilità economica, oltre che sociale, che genera una costante instabilità personale, privata

  • Anno: 2013
  • Durata: 104'
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Genere: Commedia, Drammatico
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Gianni Amelio

Stasera in tv su Rai Movie alle 22,55 L’intrepido, un film del 2013 scritto e diretto da Gianni Amelio, con protagonista Antonio Albanese. Il film è stato presentato alla 70ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Il film ha ottenuto 3 candidature ai Nastri d’Argento. In Italia al Box Office L’intrepido ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 1,2 milioni di euro e 337 mila euro nel primo. Soggetto e sceneggiatura di Gianni Amelio e Davide Lantieri; fotografia di Luca Bigazzi; musiche di Franco Piersanti. Con Antonio Albanese, Livia Rossi, Gabriele Rendina, Alfonso Santagata, Sandra Ceccarelli.

Sinossi
Antonio Pane (Antonio Albanese), quarantenne separato con un figlio ventenne musicista, in attesa di trovare un lavoro vero si ingegna facendo il “rimpiazzo”: in pratica, per pochi spiccioli, sostituisce chi ha bisogno di assentarsi per qualche ora dal proprio posto di lavoro e non vuole essere scoperto. Pronto a qualsiasi occupazione e a cogliere sempre il lato positivo di ogni esperienza lavorativa, Antonio dovrà però misurarsi con un nuovo dolore prima di poter ritrovare il sorriso.

Gianni Amelio affronta non un tema, ma una serie di temi che si sovrappongono, argomenti da far tremare i polsi, perché qui la finzione scenica non esiste, qui si parla di un qualcosa che riguarda purtroppo la vita di molti, ormai forse della maggioranza. La precarietà che per assurdo diventa un principio stabile per coloro che lavorano, l’instabilità economica e di conseguenza sociale che diventa instabilità personale, privata. La mancanza di quel bagaglio di sicurezze che erano fondamenti certi per le generazioni passate comporta come effetto collaterale la privazione di punti di riferimento, di coordinate certe entro cui ragionare di un futuro. Ma quando il futuro non lo vedi oltre la fine del mese o addirittura della giornata, tutto crolla e il senso di precarietà diventa totale. Antonio Pane è un uomo senza prospettive, annientate dalla crisi che si è portata via la sua professione. Ma Antonio non si arrende e accetta ogni lavoro gli venga proposto, anzi di questa sua necessità fa una professione, il rimpiazzo. Nelle mani dell’autore, questo piccolo protagonista di una guerra invisibile diventa un gigante di indefessa umanità, sempre pronto ad opporre il suo Essere, laborioso ed incorruttibile, alle avversità che vorrebbero frenare lui ed i suoi compagni di sventura. Il suo affanno è tanto triste quanto vincente, prudente e modesto nell’incedere, ma robusto nell’anima ed integro nella coscienza. La sua morale è semplice, però adattabile ad ogni situazione, piena di sfaccettature romantiche e poetiche, tali da creare una letteratura di frammenti incompiuti e sussurrati, aneddoti a base di fallimento e dolore che trasformano la sofferenza in una melodia piacevolmente stonata. L’intrepido ci avvolge con il lato grigio e freddo della realtà, che riguarda, apparentemente, un solo individuo molto sfortunato, ma che noi avvertiamo come vero, universale, inesorabile. Quel velo gelido si attacca alla nostra pelle e ci porta dentro il pianto. Il pianto antico della povertà. Che, in questo caso, è un gemito jazz lanciato attraverso la penombra.

Scritto, sceneggiato (in collaborazione con Davide Lantieri) e diretto da Gianni AmelioL’intrepido è una commedia drammatica che offre numerosi spunti di riflessione sull’Italia dei primi anni del Duemila, partendo da una nuova professione, quella del “rimpiazzo”. A spiegarne meglio contenuto e genesi dell’opera sono le parole che lo stesso regista ha scelto per accompagnare il film in concorso alla Mostra del cinema di Venezia 2013: «Il produttore [Carlo Degli Esposti] dice che questo film è come una nuvola: mentre lo guardi cambia forma. Forse ha ragione. All’inizio delle riprese l’ho definito una commedia, ma in tanti saranno pronti a smentirmi, anche se si ride parecchio. Perché c’è pure chi si commuove e versa qualche lacrima. L’ho scritto di getto, sul corpo e l’anima di un attore che amo molto [Antonio Albanese] e col quale da tempo avevo voglia di lavorare: un soggetto “su misura” ma non troppo, che mi facesse competere col suo talento scoprendone qualche lato nuovo, scommettendo su delle sorprese. E accanto a lui ho voluto due giovani ancora sconosciuti [Gabriele Rendina e Livia Rossi], un ragazzo e una ragazza di vent’anni, che regalassero un po’ della loro innocenza agli altri protagonisti. L’intrepido è ambientato oggi, in Italia. Ma non per respirare “l’aria del tempo”, piuttosto per trattenere il fiato. Da qui la sua anomalia rispetto ai film che ho fatto finora e la sua fedeltà a certe cose che mi stanno a cuore da sempre. In questo senso si può leggere il titolo, che riporta ai fumetti che divoravo da ragazzino. In quel giornaletto c’erano figure illustrate ma io le credevo reali; si narravano storie fantasiose ma io pensavo che la vita fosse quella. E soprattutto aspettavo di settimana in settimana il seguito dell’avventura, per la necessità di un lieto fine. Proprio come adesso».

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Utlima modifica: 6 Novembre, 2018



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