Ravenna Nightmare Film Festival: Bravo, Virtuoso! di Levon Minasian vince l’Anello d’oro, il massimo premio della manifestazione

Bravo, Virtuoso!, l'opera prima di Lévon Minasian, vince l'Anello d'oro al XVI° Ravenna Nightmare Film Festival. Film dai molteplici registri e con un melange di differenti generi è una pellicola divertente e godibilissima che in modo intelligente mette in scena una denuncia politica attraverso il filtro di una pura narrazione

  • Anno: 2017
  • Durata: 107'
  • Genere: Drammatico, Noir, Commedia, Musical
  • Nazionalita: Francia, Belgio, Armenia
  • Regia: Lévon Minasian

Una bella sorpresa il Bravo, Virtuoso! l’opera prima di Lévon Minasian vincitore dell’Anello d”oro al XVI° Ravenna Nightmare Film Festival. Ambientato nell’Armenia post-sovietica, Bravo, Virtuoso! racconta con grande levità e leggerezza le vicende di Alik, giovane musicista, e della sopravvivenza dell’orchestra di musica classica tenuta insieme dal nonno, contro l’arroganza del potere politico e della malavita il cui unico interesse è la ricchezza materiale. Alik (un bravo Samvel Tadevosian) si trova a gestire le finanze dell’orchestra dopo che il manager è assassinato e il contabile fugge all’estero portandosi via tutti i soldi della cassa. Alik inizia a elemosinare contributi in denaro nei vari uffici ministeriali, ma trova solo ostracismo e ostacoli da parte di un potere ottuso che vede l’arte un passatempo per sciocchi. Una sera però, per puro caso, si trova in mano il cellulare di un killer soprannominato Virtuoso. Inizia una girandola di equivoci, in cui Alik s’impossessa del denaro dei lavori di Virtuoso, ma non riesce a uccidere nessuno, perché quello che ama è la musica. Incontra anche Lara che cerca il killer per far uccidere il patrigno e gli dà pure la caccia il vero Virtuoso che vuole capire chi è l’usurpatore.

Bravo, Virtuoso! è una riuscita commistione di differenti generi cinematografici, passando dalla commedia al noir, dal drammatico al musical, in cui il regista armeno (ma che vive in Francia) giostra le situazioni con grande capacità di messa in scena. L’equilibrio costante tra i vari registri avvolge lo spettatore in un sogno attraverso cui è rappresentata una nazione ricca di cultura. La regia di Minasian è molto matura: è insolito trovare dei piani-sequenza (seppur non troppo lunghi) in un’opera prima, ma in Bravo, Virtuoso! sono utilizzati sempre in modo ineccepibile e coerenti con la situazione. Ci sono quando la cinepresa segue il protagonista nei vari alberghi e accadono svolte narrative che modificano il registro filmico. Uno durante l’appuntamento con il manager e poi la scoperta del suo cadavere. Un secondo lo troviamo quando segue le indicazioni per il prossimo lavoro. Oppure nel finale quando c’è lo scontro con il vero Virtuoso. Essi affiancano lo spettatore al personaggio e lo fanno partecipe allo stupore misto a paura del giovane.

Altro elemento interessante in Bravo, Virtuoso! è l’inserimento di sequenze surreali. Abbiamo Alik che parla disperato con i genitori morti o quando ha degli incubi che in qualche modo funzionano da riavvolgimento degli eventi. O ancora durante la bella sequenza in cui Alik e Lara fanno l’amore brillanti di colori nel buio e la ragazza racconta la sua storia, mentre sullo schermo prendono vita dei disegni animati. Il sogno è il desiderio inconscio di eliminare gli ostacoli della vita reale. E sembra quasi che Alik riesca a sconfiggere i cattivi grazie proprio al sogno del successo dell’orchestra e alla bellezza della musica e dell’amore di Lara. Film ricco e stratificato, Bravo, Virtuoso! ha rimandi alla cultura musicale classica e popolare del paese o citazioni pittoriche, come un’ultima cena di stampo pop e girata in salsa scorsesiana. Ha richiami al cinema contemporaneo, soprattutto alla comicità surreale dei Coen o il gusto del pastiche noir di De Palma con la citazione di uno split screen durante il concerto nel finale.

Insomma, Bravo, Virtuoso! è tutto questo e tanto altro. Soprattutto è una pellicola divertente e godibilissima che in modo intelligente mette in scena una denuncia politica attraverso il filtro di una pura narrazione che produce lacrime e sorrisi.

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