Ravenna Nightmare Film Festival: Totem di Jakub Charon mette in scena il rapporto tra due fratelli criminali nella Polonia di oggi

Opera seconda di Jakub Charon presentata in concorso al XVI° Ravenna Nightmare Film Festival, Totem, pur con i suoi difetti, è una dimostrazione del talento del suo autore che mette in scena un drammatico thriller, un crime movie contemporaneo, dove non esiste salvezza per nessuno, né redenzione

  • Anno: 2017
  • Durata: 119'
  • Genere: Thriller, Drammatico
  • Nazionalita: Polonia
  • Regia: Jakub Charon

In Totem, Jakub Charon narra le vicende di una famiglia criminale nella Polonia di oggi. Savage vive nell’adorazione del fratello Igor, capo di una banda che comanda sulla città. ma non vuole il fratello con lui. Fin dalla prima sequenza di Totem, durante i titoli di testa, assistiamo alla festa di compleanno del piccolo figlio di Igor, di sua moglie e della loro madre muta. La scena è piena di violenza nei gesti e nelle parole, con Igor che assume cocaina e ne fa prendere anche al fratello. Il giovane regista polacco introduce lo spettatore fin da subito nel mondo di Savage, fatto di violenza e disordine morale ed etico, dove l’unica legge è quella della sopraffazione fisica e morale. Savage si prende cura della famiglia di Igor che è distante da ogni legame familiare. Il giovane di giorno lavora in un’officina e la sera fa il buttafuori in un locale e accompagna le escort del club, gestito da un proprietario che ha legami con la mafia serba, dai clienti. Quando una delle ragazze, sua amante, è violentata, si vendica convincendo il fratello a rapinare i serbi di un grosso carico di droga, facendo scoppiare una caccia all’uomo cui Savage cerca di salvarsi in tutti i modi.

L’aspetto principale di Totem è la descrizione di un mondo dove la legalità e la giustizia sono completamente assenti e sostituiti da comportamenti belluini, in una comunità al limite del selvaggio alla homo homini lupus. Il totem del film può essere il fratello di cui Savage è succube, ma anche la droga che è comprata, venduta, rubata, consumata e crea una scia di denaro, sangue e violenza senza soluzione di continuità. Charon per rappresentare tutto ciò lavora a più livelli in Totem. Innanzi tutto, utilizzando attori non professionisti e improvvisando durante le riprese. La sua cinepresa è molto mobile con inquadrature continue, eliminando quasi del tutto l’utilizzo del campo/controcampo, sempre addosso ai personaggi in modo soffocante e ossessivo. La scelta dei volti, poi, determina una fisiognomica della violenza visibile nelle espressioni degli attori. Savage è l’unico che a un certo punto ha un aspetto fantasmatico, impaurito, il cui istinto di sopravvivenza prevale su tutto e tutti: quando ormai il colpo è andato male e la mafia serba per recuperare la droga sta compiendo una strage, arriva a rapire il figlio di Igor. Altro elemento estetico significativo è la scenografia urbana notturna che immerge in un buio che non è solo materico, ma anche metafisico, così come i giorni, nelle riprese in esterni, che sono sempre grigi e plumbei.

Totem ha molti limiti che in qualche modo lo penalizzano. L’eccesso dell’utilizzo della camera a mano e delle inquadrature strette soffoca la visione dello spettatore e invece di diventare cifra stilistica risulta stucchevole e noioso. Lo stesso utilizzo di attori non professionisti a volte non risulta efficace e i livelli narrativi dei vari personaggi appaiono svolti a tratti in modo discontinuo. L’impressione generale è una forte derivazione dalla prima cinematografia di Nicolas Winding Refn, in particolare la trilogia di Pusher. Opera seconda di Jakub Charon presentata in concorso al XVI° Ravenna Nightmare Film Festival, Totem, pur con i suoi difetti, è però anche una dimostrazione del talento del suo autore, che mette in scena un drammatico thriller, un crime movie contemporaneo, dove non esiste salvezza per nessuno, né redenzione, fino all’ultima inquadratura, dove la madre dei fratelli si trasforma in una novella Medea.

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