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Letters to Juliet

«La storia d’amore più famosa e tragica della letteratura, quella di Romeo e Giulietta, trova una nuova ed interessante trasposizione cinematografica con “Letters to Juliet” di Gary Winick».

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La storia d’amore più famosa e tragica della letteratura, quella di Romeo e Giulietta, frutto immortale del genio shakesperiano, continua a produrre frutti artistici sempre nuovi, come nel caso del romanzo Lettere a Giulietta delle sorelle Ceil e Lise Friedman su cui si basa il piacevole film-comedy Letters to Juliet, ultima fatica del regista newyorkese Gary Winick (premiato al Sundance con un film molto interessante, e passato poi alle commedie romantiche, come Bride Wars e La tela di Carlotta).

Costruito sulla trama classica di una commedia sofisticata, il film miscela con sapienza tradizioni tipicamente italiane e sentimenti universali, risultando gradevole, divertente e ben congegnato, capace di incastrare ad arte, scena dopo scena, i vari tasselli della storia, servendosi ora delle sfaccettature di personalità dei protagonisti, ora delle magnifiche location (in interni ed esterni, fra tutte ricordiamo Borgo Scopeto e Caparzo, dove si produce il Brunello di Montalcino), fino al sospirato finale, atteso anche dagli spettatori meno romantici. C’è poco da fare: i registi made in USA sono davvero maestri del genere: “Ci sono alcuni film dove la location diventa personaggio – afferma il regista – se sei cresciuto a New York con i film di Woody Allen, è una cosa che senti molto ed è la sensazione che ho di questo film e dell’Italia, un paese straordinario dove c’è qualcosa che ti entra dentro ed esce fuori durante le recitazioni…i colori, gli edifici… non esiste al mondo un altro posto come questo”.

Letters to Juliet offre dunque lo spunto per riproporre il mito dell’amore fra due ragazzi di famiglie rivali, Giulietta e Romeo, attraverso la storia di una giovane giornalista americana, Sophie Hall (l’Amanda Seyfried di Mamma Mia, brava ma appena un pelino stucchevole) giunta a Verona per accompagnare il fidanzato, uno chef appassionato di vini e buona cucina (un Gael Garcìa Bernal perfetto nella parte) che vuole aprire un ristorante a New York. Mentre lui apprende i segreti delle cucine italiane, lei, annoiata, entra a far parte di un gruppo di volontarie che rispondono alla posta indirizzata a Giulietta Capuleti dai cuori travagliati di tutto il mondo, per ricevere consigli d’amore. Grazie al fortuito ritrovamento di una lettera scritta nel 1957, Sophie diventerà involontaria artefice del ritorno in Italia dell’autrice, Claire Smith (una splendida Vanessa Redgrave), la quale, accompagnata dal giovane nipote, Christopher Egan (lo ricordiamo in Eragon), è stavolta decisa a ritrovare l’amore perduto in gioventù. Sarà questo lo spunto per un viaggio fra colline e vigneti, intorno a magnifiche località nostrane – da Verona alle campagne toscane, Siena e Montalcino, fino al Lago di Garda – sulle tracce del passato ed al tempo stesso del futuro, una ricerca che porterà sospiri d’amore e novità nelle vite di entrambe le donne.

Il film, dalla bellissima fotografia, è letteralmente illuminato dalla presenza di Vanessa Redgrave nei panni di Claire, la gentildonna inglese che torna dopo 50 anni a Verona in cerca del suo giovanile, perduto amore, quel Romeo/Lorenzo/Franco Nero che lasciò a malincuore ai tempi degli studi d’arte per paura e per convenzione. Il fascino della Redgrave, con i suoi anni, le sue rughe, il suo stile naturale e la sua presenza scenica, pervade l’intero film, monito per tante giovani attrici ridondanti di come l’eleganza, la bravura e l’intensità interpretativa siano legate piuttosto al lavoro serio, all’approfondimento interiore ed all’intelligenza che non alla fisicità forzatamente giovanilistica. Brave e simpatiche le co-protagoniste, un gruppo di attrici che risponde alle lettere nel retrobottega del ristorante, appassionate ed intente depositarie di tanti segreti amorosi: Marina Massironi, Lydia Biondi, Milena Vukotic, Luisa De Santis. Una curiosità: sono stati necessari tre mesi di negoziati fra la produzione e il Comune di Verona per far chiudere per breve tempo la casa di Giulietta e convincere l’Amministrazione locale che questo piccolo sacrificio (i turisti non sono potuti entrare nel cortile per due giorni) avrebbe fruttato un beneficio turistico a lunga scadenza

Elisabetta Colla

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