Ravenna Nightmare Film Festival: Isabelle di Robert Heydon mette in scena un horror dai canoni classici

La diegesi di Isabelle si sviluppa nel modo più classico del cinema horror e Robert Heydon dirige con una diligente capacità nel creare una sufficiente tensione per restituire l’angoscia vissuta dalla protagonista

  • Anno: 2018
  • Durata: 80'
  • Genere: Horror
  • Nazionalita: Canada, Usa
  • Regia: Robert Heydon

Fin dalle prime sequenze di Isabelle, opera seconda del produttore-regista Robert Heydon, si entra in un’atmosfera di inquietudine e paranoia. La giovane Larissa Kane (Amanda Crew) è in dolce attesa del primo figlio dal marito Matt (Adam Brody, già tra i protagonisti della serie OC e teen idol di un tempo) e la coppia si è appena trasferita in una casa nel New England per iniziare la nuova vita coniugale. Ma nella casa a fianco, Larissa scorge una ragazza che la scruta dalla finestra al secondo piano. Il giorno dopo proprio mentre cerca di presentarsi all’anziana vicina che vive nella stessa casa, vede la ragazza e chiede se è sua figlia. La donna non risponde e Larissa ha un’improvvisa emorragia. Portata urgentemente in ospedale lei si salva, ma perde il figlio.

La diegesi di Isabelle si sviluppa nel modo più classico del cinema horror. Larissa è devastata dal dolore della perdita e sente il pianto del bambino morto nella casa. Inizia poi a vedere sempre Isabelle che continua a spiarla dalla finestra di fianco, fino a trovarla dentro l’abitazione, improvvisamente alle sue spalle e subendone la presenza sempre più opprimente. Matt non crede alle paure della moglie e Larissa si rende conto che solo lei vede la ragazza. Tutto il film si dipana nella lotta di Larissa contro la ragazza che si dimostra essere uno spirito malvagio il cui scopo è prendere il suo posto e il marito Matt che pensa sia in preda ad allucinazioni per la depressione post-parto. Matt chiede aiuto e sostegno allo psichiatra dell’ospedale, mentre invece Larissa si rivolge alla sorella che la porta da un uomo dotato di poteri paranormali per rivelarle di essere perseguitata da uno spirito maligno.

Se da un lato ci sono tutti gli stilemi del genere – con apparizioni, oggetti distrutti, incubi vissuti nella vita reale, occhi rossi fuoco e facce mostruose – di una storia di possessione, dall’altro abbiamo lo scontro del Male fine a se stesso racchiuso all’interno di una ragazza muta e disabile che turba l’equilibrio della Famiglia e della Maternità. Si assiste alla rappresentazione di un Male come elemento ontologico che distrugge e vuole sostituirsi all’amore coniugale. Alla fine, la razionalità scientifica si arrende e prende il sopravvento l’irrazionale dell’aldilà con Matt che diviene parte attiva per salvare la famiglia quando anche lui vede l’entità.

Più che Rosemary’s Baby e L’Esorcista – con cui Isabelle non ha nulla a che vedere né per stile né per temi – la pellicola del regista canadese si rifà al J-horror, riprendendo dinamiche ed elementi di Ring e Dark Water di Hideo Nakata (a cominciare dalla fisicità di Isabelle) e dell’ultima ondata dell’horror americano portato avanti da James Wan sulle infestazioni di esseri malvagi, mettendo insieme elementi che hanno già avuto in passato una migliore resa nella messa in scena. Robert Heydon dirige con una diligente capacità nel creare una sufficiente tensione per restituire l’angoscia vissuta dalla protagonista e sostenuta da un montaggio parallelo ben ideato, ma il finale con il reboot della storia resta insoddisfacente come soluzione per raffigurare l’immutabilità del male.

Seconda opera in concorso al XVI° Ravenna Nightmare Film Festival, Isabelle si riduce così a un prodotto modesto che racchiude i limiti di una narrazione che richiede forti rielaborazioni e innovazioni narrative per non cadere nel già visto come invece succede per la pellicola di Heydon.

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