La donna dello scrittore di Christian Petzold, un cinema capace di dare una nuova forza alle tematiche che racconta

Traslando la Storia ai giorni nostri, La donna dello scrittore di Christian Petzold mostra quell'inesauribile capacità immaginaria del cinema di dare una nuova forza alle tematiche che racconta, rendendole universali. Emergono così, efficacemente, le paure del presente, quelle di una Europa in cui riemergono i nazionalismi

  • Anno: 2018
  • Durata: 101'
  • Distribuzione: Academy Two
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Christian Petzold
  • Data di uscita: 25-October-2018

L’Orso d’Argento Christian Petzold (La scelta di Sara) firma nuovamente un intenso melodramma con La donna dello scrittore (Transit), tratto dall’omonimo romanzo e presentato in concorso all’ultimo festival di Berlino, in sala dal 25 ottobre.

È possibile iniziare una nuova vita in un altro luogo? La speranza del rifugiato tedesco Georg è quella di poter ricominciare la propria vita liberamente altrove. Le lettere e il manoscritto di uno scrittore morto, di cui assumerà l’identità per ottenere i visti necessari ad espatriare in Messico, lo condurranno a Marsiglia – dove incontrerà Marie, la moglie dello scrittore – luogo emblematico in cui le vite dei rifugiati sono perennemente sospese tra  navi e porti, private di un posto dove tornare. La storia è articolata come un gioco di scatole cinesi, raccontata da una voce narrante – di cui verrà svelata l’identità solo molto in avanti – e qui Petzold, come un abile direttore d’orchestra, riesce a creare un’armoniosa polifonia, calibrando i differenti registri narrativi in un raffinato equilibrio, attento a non cadere nella ridondanza della matrice letteraria.

Il regista, già applaudito con Il segreto del suo volto, qui con uno sguardo lucido e attento elabora una personale visione della Storia, non solo come tassello della memoria, ma facendosi portavoce delle condizioni esistenziali dell’uomo che, castrato della propria identità, non ha altra scelta che rimanere nel perenne limbo della zona grigia del non scelto. Petzold rivela la disperazione e il senso di impotenza dei clandestini, l’angosciante condizione di chi, come Georg, è in continuo  vagabondaggio tra camere d’albergo e bistrò, costretto a essere inerme spettatore del proprio presente. È un cinema che ha uno sguardo di piombo sulla realtà che rappresenta, fatta di personaggi bloccati tra un passato di sofferenza e un avvenire di felicità irrealizzabile: come nei film di Marcel Carné, con i suoi eroi tragici perennemente in fuga dalla solitudine del loro status sociale, rimangono in una condizione di invisibilità; a nessuno importa quale sia l’identità dei rifugiati, ignorati da tutti – registrati solo dalle telecamere di videosorveglianza o schedati nei porti – e sospesi in una perenne e vana attesa di partenze e ritorni.

Traslando la Storia ai giorni nostri, La donna dello scrittore mostra quell’inesauribile capacità immaginaria del cinema di dare una nuova forza alle tematiche che racconta, rendendole universali. Emergono così, efficacemente, le paure del presente, quelle di una Europa in cui riemergono i nazionalismi, dove i rifugiati restano ancora oggi i fantasmi di una società intollerante che non ha fatto ancora i conti con la propria Storia.

Silvia Scarpini

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