Angel Face: il viso d’angelo di Marion Cotillard brilla come sempre nell’opera d’esordio di Vanessa Filho

In concorso nella sezione Un Certain Regard, Angel Face è un'opera d'esordio intima e complessa, con una Marion Cotillard sempre eccezionale nel ruolo di una madre allo sbando

  • Anno: 2018
  • Durata: 109'
  • Distribuzione: Sun Film Group
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Vanessa Filho
  • Data di uscita: 25-October-2018

Presentato in concorso a Cannes 2018, nella sezione Un Certain Regard, Angel Face racconta la storia di Marlène (una sempre eccezionale Marion Cotillard) e della piccola Elli (la sorprendente Ayline Aksoy-Etaix), alla vigilia delle ennesime nozze della donna, costantemente in balia di alcool e pronta alla fuga. Scritto e diretto dalla videoartista Vanessa Filho, qui al suo debutto cinematografico, il film mostra numerosi elementi di interesse, a partire dalla tematica del rapporto madre-figlia, vero e proprio fulcro dell’intera vicenda, che è però un legame particolare. Sin dalle primissime scene appare evidente quanto la bambina sia caricata di un peso troppo grande per la sua età: il ruolo che le viene attribuito – quello di prendersi cura di una mamma allo sbando – non le spetterebbe e proprio a causa di ciò viene inevitabilmente condotta verso un baratro pericoloso e impossibile da gestire. Man mano che la narrazione prosegue, infatti, vediamo Elli somigliare sempre più a quello che per ogni bambina è e dovrebbe essere un modello, la propria madre. Le cose si complicano se, come in questo caso, l’adulto in questione è un’alcolizzata immatura, incostante, preda degli eccessi ed incapace di prendersi cura di se stessa e della propria figlia.

Angel Face tenta quindi di mostrare un aspetto diverso dell’infanzia, purtroppo reale e probabilmente più comune di quanto si possa immaginare, e di scuotere gli animi degli spettatori, portandoli a porsi domande e a riflettere sulla società di oggi. Ed è qui che sta il vero punto di forza della pellicola, la cui prima parte è tutta incentrata su un rapporto ancestrale e su come esso incida sulle esistenze delle due protagoniste, come le modelli e le cambi in maniera graduale (e distruttiva). Ma nella seconda parte cambia tutto: le due si perdono e così anche il film sembra deragliare, virando in qualche modo verso un altro tipo di discorso che poco c’entra con quanto detto in precedenza. Viene inserito un elemento che, per quanto possa essere attinente al personaggio di Elli, devia completamente la direzione che l’opera stava seguendo, ossia una figura maschile: l’entrata in scena di Julio (Alban Lanoir) interrompe quel flusso di emozioni legato alla maternità e alle difficoltà intrinseche del ruolo, costringendo inconsciamente a staccarsi dalla narrazione e a ricominciare il percorso di immedesimazione che è però ormai “contaminato”.

Peccato, soprattutto perché l’idea alla base è forte e importante, al di là della complessità e dello sguardo soggettivo con cui viene raccontata; inoltre, le prove dell’intero cast sono più che valide e i contributi tecnici (dalla fotografia ai costumi e alla colonna sonora) sono di altissimo livello. E non è da meno la splendida cornice della Costa Azzurra che sembra fare da contraltare alle disgrazie che coinvolgono i personaggi. Nonostante tutto, va ricordato che ci troviamo di fronte a un’opera d’esordio, intima e difficile, nata dalla necessità e dal desiderio di raccontare la dipendenza, la solitudine, l’amore e la percezione della sua assenza, tutte tematiche particolarmente delicate, eterogenee, piene di sfumature e stratificazioni. E se Angel Face sembra riuscito solo a metà, e forse non aggiunge nulla al genere al quale appartiene, lode comunque al coraggio e alla determinazione di Filho, approdata niente meno che alla Croisette.

Sabrina Colangeli

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