L’apparizione di Xavier Giannoli: una narrazione ispirata dalla “poesia del dubbio”

La poesia del dubbio, come la definisce Xavier Giannoli, è il principio ispiratore della narrazione; ogni verità viene aggirata, ogni interpretazione deviata, ogni soluzione dilatata

  • Anno: 2018
  • Durata: 140'
  • Distribuzione: Cinema
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Xavier Giannoli
  • Data di uscita: 11-October-2018

Jacques Mayano è un report di guerra. Ha appena perso un amico-collega e vive il rientro a casa con grande angoscia; un rumore assordante lo tormenta e  i suoi giorni sono accompagnati da paure e ossessioni che la moglie cerca di affrontare insieme a lui. Una telefonata arrivata dal Vaticano gli rivolge l’invito di  andare a Roma per un incarico. Inizialmente poco entusiasta Jacques accetta e viene invitato da Monsignor Vasillis a svolgere un’indagine sul campo insieme a una commissione di inchiesta canonica. Due anni prima una ragazza di 16 anni di nome Anna, orfana e novizia, avrebbe assistito all’apparizione della Vergine Maria nel sud-est della Francia. Da allora migliaia di pellegrini accorrono sul luogo. La Chiesa gli sottopone documenti di apparizioni riconosciute e certificate e  il numero di sessanta guarigioni ufficiali avvenute a Lourdes. Sovente nel dubbio è preferibile avallare anziché parlare di inganno mentre il turismo e questi luoghi diventano un vero e proprio business. Gli vengono sottoposte le norme procedurali di discernimento del Sant’Uffizio per le apparizioni, tra le quali di rilevanza sono l’onestà e la rettitudine morale della persona e la sana devozione delle veggenti. Esorcisti, psicologi, teologi, giornalisti sono coinvolti nell’indagine; Anna viene interrogata e descrive l’apparizione e le parole della Vergine Maria, mentre le telecamere sono pronte a riprenderla da tutto il mondo. Il volto di Anna è riprodotto ovunque anche nelle palle di neve a 8 euro ciascuna, mentre Jacques continua a ricercare e a intervistare eventuali testimoni del giorno dell’accadimento. Padre Borrodine, che accompagna sempre la ragazza, è una figura ambigua, mentre padre Meyer è interessato soprattutto a rendere mediatico il fenomeno in atto.

L’apparizione si suddivide in 6 capitoli, ognuno dei quali lascia aperte alcune evidenze per rimetterle in discussione e aprire nuovi percorsi. Un labirinto di supposte manipolazioni, verità, dubbi, misteri, personaggi si intersecano sul volto di Anna che dichiara la sua verginità e il martirio come ricompensa, augurandosi di meritare tanta sofferenza. Questo autoritratto farebbe presumere la tipologia psicologica del martire e Anna inizia a non volersi nutrire, mentre i fatti che si susseguono prendono un risvolto imprevedibile. Anche la reliquia del lenzuolo macchiato di sangue apre un’altra percorribile strada e mentre la ragazza scompare si avvicina l’imponderabile.

Il film si insinua nel paradosso di chi ha sempre cercato prove tangibili, nella violenza dei luoghi di guerra e si ritrova in un universo che ruota attorno alla spiritualità e al pericolo della manipolazione della stessa. In un orizzonte nel quale la solitudine si confonde con il bisogno di riconoscimento, il misticismo con l’illusione, il sacrificio con la fragilità; il soprannaturale entra in conflitto continuo con il realismo disturbante e rumoroso della globalizzazione dell’indifferenza che diventa l’unica possibile causa della necessità di mettersi in contatto con l’inconoscibile. La poesia del dubbio, come la definisce Xavier Giannoli, è il principio ispiratore della narrazione; ogni verità viene aggirata, ogni interpretazione deviata, ogni soluzione dilatata. In questo percorso dilaniante, estraniante e incalzante emerge la domanda del rapporto tra religione e fede; della necessità di rimanere sulla soglia del mistero. L’inchiesta è il pretesto che sottopone all’obbligo di interrogarci sulla necessità del dubbio, dell’inquietante bellezza inafferrabilità del senso.

Non esistono fatti ma solo interpretazioni”.
La verità è un’illusione di cui si è persa la natura illusoria”.

Centotrentasette minuti in cui lo spirito e la materia rimpallano agonisticamente la loro attenzione; ma la partita non finisce lì, perché apre dialetticamente a un altro punto di vista che può stimolare, stancare, imbarazzare, esagerare ma sicuramente raggiungere l’unica possibile finalità, quella di non poter sigillare, confezionare, definire e identificare un’apparizione come verità e una presunta apparente verità come la verità.

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