Stasera in tv su Rai 4 alle 21,05 Song ‘e Napule dei Manetti Bros, un’esilarante rivisitazione del cinema “poliziottesco”

Autori di un cinema che porta il loro indiscutibile marchio di fabbrica, capaci di rinnovarsi senza tradirsi, i Manetti Bros mirano con orgoglio all'intrattenimento popolare. Song 'e Napule è satira esilarante di corruzione e raccomandazione, esorcismo affettuoso dei tempi che corrono e corsa ritmicamente infallibile tra i generi

  • Anno: 2013
  • Durata: 113'
  • Distribuzione: Microcinema, 01 Distribution
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Manetti Bros

Stasera in tv su Rai 4 alle 21,05 Song ‘e Napule, film commedia del 2013 diretto dai Manetti Bros, con Alessandro Roja, Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Paolo Sassanelli, Carlo Buccirosso. Il film è stato presentato al Festival internazionale del film di Roma, nella sezione Fuori Concorso. È stato il film più applaudito della rassegna. Produce il grande Luciano Martino, il quale tra gli anni sessanta e gli anni ottanta, realizzò oltre cento film, quasi tutti appartenenti al filone del cosiddetto cinema di genere, oltre ad aver diretto, in qualità di regista, sette lungometraggi. Musiche di Pivio e Aldo De Scalzi.

Sinossi
Il napoletano Paco si è diplomato al conservatorio ma, da pianista disoccupato, è costretto ad accettare il posto nella polizia avuto grazie a una raccomandazione della mamma. Per la sua totale inettitudine viene relegato in un deposito giudiziario fino al giorno in cui il commissario Cammarota gli affida un delicato compito per cercare di catturare ‘o fantasma, un pericoloso killer della camorra di cui nessuno conosce il vero volto. Paco dovrà infiltrarsi nella band del cantante neomelodico Lollo Love e partecipare al ricevimento di nozze di Antonietta Scornaienco, la figlia del boss di Somma Vesuviana, con la speranza che anche ‘o fantasma sia presente.

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«Con Song’e Napule torniamo al genere che ci ha regalato più soddisfazioni, la commedia poliziesca. Volevamo raccontare Napoli ed il fenomeno, unico al mondo, dei cantanti neo-melodici (di successo nella loro città e sconosciuti dopo pochi chilometri). Facendo il film poi ci siamo innamorati della città ed abbiamo avuto la presunzione di tornare a raccontarla come oggi non si fa più: il centro città, la sua bellezza e la sua unicità come hanno fatto in passato Nanni Loy ed Ettore Scola». (Manetti Bros)

La recensione di Taxi Drivers (Luca Biscontini)

In Song’e Napule dei Manetti bros il tema della napoletanità ritorna al centro dell’attenzione, ma da una prospettiva diversa. La sensazione è di trovarsi davanti a un’opera fresca, simpatica. E in effetti il film conferma questa aspettativa, mettendo in scena una storia malavitosa/poliziottesca in cui s’innesta una buona dose di comicità, riproponendo quel filone anni settanta che tanto successo raccolse presso il pubblico.

Bravi gli attori, soprattutto ‘il questore’ Carlo Buccirosso, esilarante nel ruolo di burocrate di stato, avvezzo ad assumere nuovo personale su segnalazione e raccomandazione di un famigerato ‘assessore’, e Paolo Sassanelli, ruvido e anch’esso comico, in quello del commissario Cammarota, artefice del piano per far infiltrare il cadetto Paco Stillo/Pino Dinamite (Alessandro Roja) nella villa bunker del boss Scornaienco/Mazza di Ferro e fotografare l’uomo senza volto, detto o’ fantasma, interpretato da Peppe Servillo.

Anche qui, in un certo senso, viene mostrata la napoletanità, ma quella ‘bastarda’, che ha fuso la cultura melodica partenopea con il business discografico, e il sottoprodotto di questo processo è il proliferare di una serie di cantanti da festa di paese e matrimoni: Lollo Love (Giampaolo Morelli) è “l’artista” con cui collabora Paco Stillo per penetrare al matrimonio della figlia del boss e portare a termine la sua missione.

Da segnalare la sequenza dell’inseguimento in auto, in cui, per l’occasione, viene rispolverata una vera Alfa Romeo Giulia, per omaggiare il cinema di genere con un trionfale epilogo.

Il successo cafone del cantante neomelodico Lollo Love ricorda un po’ le atmosfere di Reality di Matteo Garrone, laddove il protagonista, Luciano (Aniello Arena), inseguiva anch’esso il sogno di partecipare a uno show per acquisire notorietà e ricchezza. È chiaro che nel film dei Manetti non c’è nessun tipo d’indagine antropologica, viene mostrata una realtà ormai radicata, tra l’altro con grandissima ironia; eppure, anche se imbastardita, la napoletanità fa sempre la differenza, e l’umorismo che si viene a creare è il sintomo di una specificità che nessuna colonizzazione è riuscita a estirpare definitivamente.

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Utlima modifica: 6 ottobre, 2018



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