Intervista a Neri Parenti, pilastro della comicità italiana

Neri Parenti in Umbria si è fermato a conversare con noi di Taxi Drivers, affrontando così alcuni passaggi della sua popolarissima filmografia

Tra gli eventi del Terni Pop Film Fest seguiti dal pubblico con maggior passione vi è stato senz’altro l’aperitivo con Neri Parenti. Affabile, disponibile, arguto, pronto a dialogare tanto con gli spettatori che con lo staff del festival, questo maestro del cinema comico italiano ci ha regalato anche, nella circostanza, qualche aneddoto da tenere bene a mente. Il più gustoso dei quali è di sicuro il seguente: Una volta chiesero a un critico la differenza tra me e Carlo Vanzina”. E lui rispose. “Carlo Vanzina guarda dal buco della serratura, Neri Parenti butta giù la porta”, per dire la maniera diversa di entrare in certe situazioni. Risolto amabilmente il confronto col pubblico, Neri si è prestato anche ad accomodarsi su un divanetto e a portare avanti il discorso coi giornalisti. Anche noi di Taxi Drivers avevamo parecchie cose da chiedergli. E il sottoscritto, partendo da alcune personalissime predilezioni, ha esordito così.

Durante l’aperitivo col pubblico si è parlato molto del rapporto con Villaggio, dei tanti film di Fantozzi, ma nessuno ha fatto cenno a un altro memorabile personaggio: Fracchia. Vista poi la spiccata predilezione del sottoscritto ha per quel gioiellino che è Fracchia contro Dracula, viene spontaneo chiederti subito qualcosa su un set così caratteristico, sull’amore per gli sketch alla Mel Brooks, sul gusto stesso della parodia. Da dove potremmo cominciare?

Sinceramente non potrei raccontarti ora al 100% come andò tutta la vicenda, ma come raccontavo poco fa a un tuo collega i film di genere, in particolare quelli d’avventura, mi sono sempre piaciuti molto. Invece mi sono ritrovato quasi sempre a fare la commedia, la farsa, chiamala come vuoi. Per cui tutte le volte che ho potuto, ad esempio in Natale sul Nilo, ho cercato di infilarci altre tracce. Mi sembra però che questa idea di Dracula nacque dal fatto che noi dovevamo fare un film con Villaggio, che non poteva essere Fantozzi, perché un nuovo capitolo di Fantozzi era previsto ogni due anni o qualcosa del genere. Così ci siamo chiesti: Villaggio, anche se non fa Fantozzi, cosa deve fare? Ci siamo detti che fondamentalmente lui è un pauroso, uno che ha paura. Qual è allora la figura che può fare più paura a Fantozzi? Dracula. Da lì la cosa ha preso una certa direzione, quindi la Transilvania, i vampiri, i mostri e quant’altro.

Immagino che, su queste basi, sia stato molto divertente affrontare sul set il discorso relativo alle scenografie, ai costumi, al trucco di ciascun personaggio…

Certo! La scenografia stessa, che andava valorizzata. Mi ricordo infatti che per quel film fu preso, come direttore della fotografia, Luciano Tovoli, ovvero uno dei più grandi che ha vinto anche un Oscar. Io andai lì pensando che mi avrebbe mandato di sicuro a quel paese, perché rispetto ad altre grosse produzioni cui lui aveva partecipato il nostro era un filmetto. Gli dissi comunque che volevo fare questo film e che mi serviva un’atmosfera magica, una fotografia da Dracula, da Bram Stoker. Lui disse: “Ma sì, dai, mi diverte”. E fece questa pellicola che, se vai a vedere, ha una fotografia curata che valorizza azzurri, finestre, fasci di luce che arrivano. Venne tutto benissimo. Il film poi andò bene, piacque. E pensa che ai tempi la nostra grande battaglia era stata cercare di prendere Christopher Lee, per avere così Dracula, quello vero. Però non ci si riuscì e quindi si ripiegò su Edmund Purdon, l’attore che poi ha effettivamente interpretato il vampiro…

Ecco, secondo me un’altra cosa che funziona benissimo nel film è la tempistica delle gag, il loro inglobare poi la parodia del genere horror, la surrealtà delle situazioni. Tra i comici con cui hai lavorato più di recente, chi può aver dato vita a meccanismi simili? Lillo & Greg, forse?

Ma, sai, gli attori che fanno coppia hanno però di solito anime diverse. Sono coppia in certe cose, non lo sono per certe altre. Tant’è vero che, stando al caso di Lillo & Greg che tu hai citato, mentre Greg fa solo i film con Lillo, Lillo invece fa tanti altri film da solo. Perché in questi film non fa le cose di Lillo & Greg, visto che gli manca l’altro. Ha dei toni di comicità che sono diversi. È chiaro che quando fanno coppia in un film tendono un po’ a fare quello che fanno nei loro spettacoli. Più che altro, dal punto di vista registico, tu provi a dargli la chiave della scena. Se tu sai chi fa la determinata cosa, gliela cucini bene. Quindi non ti inventerai mai che Greg è un assassino e Lillo, che so io, uno stupratore. Farai in modo che uno è tonto e che l’altro è più furbo, che quello capisce le parole in un certo modo e l’altro no. Gli creerai una piattaforma comica sulla quale poi loro possono creare.

Sempre durante l’incontro col pubblico, si è accennato ai grandi produttori che non ci sono più, nel cinema italiano. Cosa si può dire ancora di questi personaggi, di un De Laurentis, di un Cecchi Gori?

Voglio dire semplicemente che questi, uno dopo l’altro, hanno smesso di fare i produttori. Lo ha fatto Cecchi Gori. Anche De Laurentis ha smesso, sostanzialmente perché lui ha sempre fatto film molto costosi, e oggigiorno il risultato anche buono che può fare un film non si sposa con quanto può costare a lui. Per cui ha deciso a un certo punto di non farli più. Prodotti a basso costo non gli interessano. Siccome lui è un uomo ricchissimo se lo può permettere, c’ha il Napoli, c’ha il Bari, c’ha altri interessi.

Per finire, pensi che eventi come quello cui stiamo partecipando qui a Terni o, più in generale, un rinnovato interesse di quella stampa che spesso snobbava certi prodotti, possa contribuire a rilanciarli?

No, direi che la situazione non può mutare un granché, anche perché adesso di cinema popolare si faranno uno o due film all’anno, non di più. Guarda solo i film italiani usciti negli ultimi mesi: ce n’è qualcuno che è stato veramente popolare? Ci sarà ora quello di Boldi e De Sica, probabilmente, e poco altro…. ripeto, il cinema popolare ha sempre vissuto bene finché c’erano incassi. Gli incassi latitano, il cinema popolare non si fa più. Perché a quel punto uno può anche dire: se non incasso nulla, tanto vale fare un film d’autore.



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