La casa dei libri: Isabel Coixet traspone con i giusti toni il romanzo di Penelope Fitzgerald

Nonostante abbia tra le mani una storia drammatica e teatrale, la Coixet rifugge patetismi e melodrammi. Tratta la materia narrativa nello stesso modo in cui Emily Mortimer interpreta la protagonista, evitando di abbandonarsi al sentimentalismo sfrenato e alla lacrima facile

  • Anno: 2018
  • Durata: 133'
  • Distribuzione: Bim Distribuzione, Movies Inspired
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Spagna, Gran Bretagna, Germania
  • Regia: Isabel Coixet
  • Data di uscita: 27-September-2018

Appassionatasi al volume La casa dei libri di Penelope Fitzgerald, la regista e sceneggiatrice Isabel Coixet (già autrice de La vita segreta delle parole) decide di realizzarne una trasposizione cinematografica talmente intensa e profonda che ha vinto ben 3 premi Goya: Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura non originale.

Da sempre sostenitrice della caparbietà femminile nonostante l’ostinazione conclamata della circostante società maschilista, la Coixet rimane folgorata dal personaggio di Florence Green, una giovane vedova che ha come unica passione quella di aprire una libreria. Affermando che “Quando leggiamo una storia è come se la abitassimo perché la copertina di un libro è come le mura di una casa”, imposta, dunque, la vicenda intorno al desiderio di trasformare la più antica dimora della cittadina costiera di Hardborough in un organismo vivente dotato di vita propria. La libreria diviene, quindi, la meta da raggiungere per evadere dal mondo circostante, dai doveri quotidiani e dalle imposizioni sociali per abbandonarsi, invece, all’immaginazione. In questo modo, l’uomo può viaggiare nel tempo a suo piacimento, percorrere lande desolate e conoscere i grandi eroi del passato, scoprendo le persone dietro i miti e apprezzandone l’umanità. Nonostante gli effettivi benefici sociali ed economici che l’impresa comporta, l’ossessivo asservimento al potere delle persone del posto conduce la casa dei libri a divenire il luogo della perdizione e del traviamento. La diffusione di volumi moderni come Lolita, infatti, distrugge gli equilibri precostituiti e costringe Florence Green a rinunciare al suo sogno.

Nonostante abbia tra le mani una storia drammatica e teatrale, la Coixet rifugge patetismi e melodrammi. Tratta la materia narrativa nello stesso modo in cui Emily Mortimer interpreta la protagonista, evitando di abbandonarsi al sentimentalismo sfrenato e alla lacrima facile. Forte, determinata e risoluta, non si lascia schiacciare dalle ingiustizie della vita, torna sui suoi passi, impara dai propri errori e cammina a testa alta. Seppur con l’amaro in bocca e con i denti stretti, la regista spagnola porta avanti il suo ambizioso progetto, incurante di andare controcorrente. Anzi. Ricordando a tutti che “Nessuno si sente mai solo in una libreria”, la Coixet conclude la pellicola con un messaggio forte e incisivo perché, senza la giusta cultura e la necessaria istruzione, la società moderna tornerà ad essere fiacca e stantia come quella di un tempo

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Utlima modifica: 23 Settembre, 2018



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