Stasera in tv su Rai 5 alle 21,15 Beyond, l’intensa e incisiva opera prima di Pernilla August con Noomi Rapace

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Allieva di Ingmar Bergman, Pernilla August debutta dietro la macchina da presa con un film che riprende i temi del grande maestro svedese e lo fa con risultati preziosi

  • Anno: 2010
  • Durata: 92'
  • Distribuzione: Sacher
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Svezia, Finlandia
  • Regia: Pernilla August

Stasera in tv su Rai 5 alle 21,15 Beyond, un film del 2010 diretto da Pernilla August. Film drammatico svedese su una dolorosa storia familiare, basato sull’omonimo romanzo di Susanna Alakoski. È uscito nelle sale svedesi il 10 dicembre 2010. Proiettato al 67º Festival Internazionale del Cinema di Venezia il 6 settembre 2010, vi ha ottenuto il Premio della Settimana Internazionale della Critica. Il titolo originale svedese Svinalängorna, traducibile con “File di suini”, allude alle abitazioni popolari teatro dell’infanzia della protagonista negli anni settanta. Noomi e Ola Rapace erano sposati anche nella realtà, durante le riprese del film. Tra i vari riconoscimenti ottenuti dal film, si segnalano quello come Miglior film tra le borse di studio Settimana della Critica al Nordic Festival di Venezia; Miglior film al Nordic Film Days di Lubecca; Guldbagge come miglior regista a Pernilla August; e, infine, il Nordic Council Film Prize.

Sinossi
Una famiglia felice in una mattina di festa. All’improvviso la giovane madre, Leena (Noomi Rapace), riceve una telefonata che la informa che sua madre è ricoverata in gravissime condizioni. Contro la sua volontà, il marito decide di portarla, insieme alle due figlie ancora piccole, a trovare la donna. Per Leena è anche l’inizio di un doloroso viaggio interiore che la costringe a rievocare un passato cancellato con una forza di volontà impressionante.

Allieva di Ingmar Bergman, da lui scoperta e scelta ai tempi di Fanny e Alexander, Pernilla August debutta dietro la macchina da presa con un film che riprende i temi del grande maestro svedese e lo fa con risultati preziosi. Filtra la lezione bergmaniana attraverso una sensibilità tutta femminile e realizza un’opera prima dura e tagliente, ma nello stesso tempo struggente, dotata di spessore emotivo e di passione che la rendono capace di uscire dallo schermo ed entrare nel cuore dello spettatore, attenta a non cedere al sentimentalismo gratuito. Un dramma familiare che riprende il tema della rimozione e sottolinea come le ferite inferte nell’infanzia possano aprirsi inaspettatamente e con una ferocia dirompente. Interpreti perfetti, taglio registico di sapore bergmaniano, sceneggiatura che lascia ampio spazio all’improvvisazione. Molto interessante, da non perdere soprattutto da tutti quelli che come me hanno molto amato i film di Bergman

La recensione di Taxi Drivers (Pasquale D’Aiello)

Raccontare di ciò che tutti sappiamo, di ciò che tutti dovremmo sapere, significa camminare su una linea che punta al nucleo dell’uomo, attraversando il desolato territorio di ciò che appare ovvio. Se non si deflette da quella linea, se si ha la capacità di non perdere quella traccia di essenzialità, si penetra nel territorio drammaturgico della tragedia. Il luogo dove l’uomo riconosce l’uomo e ribadisce le modalità profonde di appartenenza alla sua specie. Pernilla August è riuscita a insinuarsi nel territorio della tragedia, evitando luoghi comuni, raccontandoci la storia di Lena.

La piccola Lena usa tutte le sue giovani forze per sconfiggere la povertà e le debolezze della sua famiglia. Lotta e riesce a salvarsi, a diventare una donna forte. La lotta per la sopravvivenza chiede di pagare dei tributi umani, di recidere relazioni affettive profonde. Lena adulta è riuscita a costruire una nuova esistenza, distruggendo ogni legame con il passato, relegando nell’oblio anche l’ultima persona rimasta in vita della sua famiglia d’origine, sua madre. Il legame di sangue dimostra di avere una forza dirompente capace di sconfiggere l’oblio forzoso, il desiderio di vendetta, la volontà di una vita senza passato. Nelle sue ultime ore di vita, la madre di Lena la convoca al suo capezzale per congedarsi. Non c’è la forza e la lucidità per tracciare bilanci, non c’è il tempo per lenire le ferite, e le parole del perdono non riescono a pronunciarsi. Ciononostante le due donne sono a confronto, ritornano a guardarsi e il contatto fisico diventa connessione emotiva con il proprio passato. Anche in questo ultimo passaggio di maturazione la vita pone a Lena ostacoli che la privano della possibilità della felicità, ma la sua determinazione è più forte e niente le impedirà di completare il suo percorso di formazione. Nell’epilogo del film non v’è traccia di moralità, non si pronunciano assoluzioni e neppure condanne. E non perché non se ne abbia la legittimità o la forza, ma perché si accede alla consapevolezza che la propria interezza di persona non può prescindere dalla propria dimensione non-intellettiva che ci costringe in relazioni con le persone che abbiamo e che ci hanno amato, al di là della nostra volontà.

Anche se è un’opera prima per Pernilla August, che passa alla direzione dopo le numerose esperienze di attrice, il film dimostra maturità di sguardo, denotando qualche piccola incertezza solo nell’uso della musica, a volte troppo invadente. La pellicola svedese non tradisce il consolidato stile visivo nordico che segna la sua sofferenza con una fotografia sgranata, annuncia la sua vitalità con immagini che respirano con la steady cam e cerca consolazione nei colori caldi. Tutta la storia presente è visualizzata senza la luce solare, proprio nel giorno di santa Lucia, il giorno più breve dell’anno. È il momento più buio, è l’inizio del cammino verso la luce. Oltre le tenebre, oltre l’oblio. Oltre. Beyond.



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