Pick of the Litter di Dana Nachman e Don Hardy, racconta il lungo addestramento di un gruppo di Labrador per diventare cani guida per non vedenti

Pick of the Litter riprende la rete complessa e articolata per addestrare degli animali a cui affidare la vita di esseri umani dipendenti completamente da loro. La capacità di rimanere nascosti degli autori, di essere degli osservatori al servizio dei protagonisti e della loro avventura condivisa, fanno di Pick of the Litter un balsamo (necessario) per l’anima dello spettatore, rendendolo partecipe di questa storia edificante

  • Anno: 2018
  • Durata: 81'
  • Distribuzione: Wanted Cinema
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Dana Nachman, Don Hardy

Pick of the Litter (il meglio della cucciolata) della coppia Dana Nachman e Don Hardy racconta il ciclo di vita, dalla nascita fino alla loro assegnazione, di un gruppo di Labrador per diventare cani guida per non vedenti. Presentato in prima italiana al 4° Festival Internazionale del Documentario Visioni dal Mondo, nella sezione Panorama Internazionale, il documentario ha già vinto una serie di premi in molti festival internazionali in giro nel mondo (tra cui il Sundance) e dobbiamo dire con un certo merito.

I due registi americani seguono dalla nascita cinque cuccioli (tre maschi e due femmine: Patriot, Potomac, Phil, Primrose e Poppet) nel loro lungo percorso che dura quasi due anni in tutte le tappe obbligate perché questi deliziosi animali diventino dei cani guida. Certo, come dicono gli addestratori del centro specialistico di San Rafael in California, a volte solo uno ci riesce, a volte nessuno, a superare il programma minuzioso e attento seguito per loro. Pick of the Litter mostra  le varie tappe della vita dei cinque protagonisti della pellicola: dall’assegnazione dei nomi (scelti da una lettera dell’alfabeto dalle addestratrici in una divertente riunione); nelle loro prime otto settimane di vita di cuccioli in cui vengono accuditi e curati; all’assegnazione a dei “padroni affidatari” che gli insegnano a socializzare e a muoversi nel mondo, seguiti da vicino dagli specialisti del centro per controllarne i comportamenti e smussare i difetti di carattere in funzione del loro impegnativo compito; e, dopo sedici mesi, il ritorno al campus e l’assegnazione a degli addestratori professionisti che attraverso due stadi, con il superamento prima di test di base e poi di ulteriori altre cinque prove, fino al loro “diploma” come cani guida.

I registi americani in Pick of the Litter mettono in scena il rapporto emotivo di questi animali con gli esseri umani che li circondano, con la cinepresa che predilige sempre le inquadrature dal basso al livello dei cani, alternando i momenti in cui sono mostrati i sentimenti delle persone che si avvicinano e sono co-protagonisti di questa lunga e affascinante avventura. Gli autori scelgono di essere distanti dall’oggetto della loro narrazione mettendo però la macchina da presa addosso ai personaggi, lavorando sul montaggio delle varie sequenze con elissi equilibrate riuscendo a cogliere i momenti salienti di questo rapporto reciproco tra uomo-cane, nel loro sviluppo emotivo e nel continuo scambio educativo che fa crescere gli animali in adulti responsabili e arricchisce la vita delle donne e degli uomini chiamati a vivere questa esperienza.

Il documentario narra l’intero percorso e l’esito per i vari cani. Così, in Pick of the Litter vediamo che Potomac sarà escluso dal programma durante l’affidamento perché troppo esuberante e senza nessuna voglia di voler diventare un cane guida; Primrose, al ritorno al campus, scelta per diventare procreatrice di altri Labrador; Patriot escluso dopo le prime prove (pur avendole superate) perché troppo emotivo e distratto dagli altri cani; e, infine, Phil e Poppet che diventano cani guida e assegnati a un ragazzo cieco da quando era bambino, per una forma tumorale agli occhi, e a una donna matura non vedente a causa di una retinopatia e al suo quinto cane guida.

L’occhio dei registi riesce a cogliere il grande amore di questi animali, il loro affetto disinteressato, la loro capacità empatica di comprendere il loro mondo e ruolo (come se sapessero in ogni momento che cosa stessero vivendo), la loro capacità di interagire con i compagni umani. Tra le più toccanti scene abbiamo Phil che quando incontra i suoi vecchi padroni affidatari si scaglia addosso con felicità, ma ritorna al suo nuovo amico che comprende come abbia bisogno di lui e del suo sguardo su di loro mentre si conoscono in attesa della cerimonia di diploma di Phil, felice della compresenza degli umani a cui è legato.

Nelle sequenze finali Pick of the Litter mostra Potomac felice con la nuova famiglia nella sua vita da cane privato; Patriot che è tornato dal suo padrone affidatario diventato fisso, un reduce di guerra con problemi fisici e psicologici e in qualche modo, con la sua amicizia e amore, aiutarlo a vivere meglio; Phil e Poppet guide dei loro nuovi compagni non vedenti; e, infine, Primrose che ha figliato una nuova cucciolata di cinque Labrador, in una chiusura circolare, con un nuovo inizio sul primo piano di un nuovo cucciolo.

La forza di Pick of the Litter è quello di riprendere una rete complessa e articolata per addestrare degli animali a cui affidare la vita di esseri umani dipendenti completamente da loro, senza mai scadere in un facile pietismo né in una forzata e posticcia messa in scena, ma, al contrario, raccontando con naturalezza un mondo in cui esseri viventi diversi si confrontano e l’amore disinteressato degli animali viene alla luce in modo semplice e diretto. La capacità di rimanere nascosti degli autori, di essere degli osservatori al servizio dei protagonisti e della loro avventura condivisa, fanno di Pick of the Litter un balsamo (necessario) per l’anima dello spettatore, rendendolo partecipe a questa storia edificante.

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Utlima modifica: 17 settembre, 2018



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