Venezia 75: Peterloo di Mike Leigh è una rigorosa ricostruzione storica di grande spessore (Concorso)

Peterloo di Mike Leigh appare un’opera solida e riuscita, magari non avvincente, ma di notevole spessore. Il cineasta inglese sceglie di cimentarsi nella rappresentazione di un evento storico non molto noto

  • Anno: 2018
  • Durata: 154'
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Gran Bretagna
  • Regia: Mike Leigh

Peterloo è l’ultimo sforzo di Mike Leigh, proiettato nella Sezione Concorso della Mostra Internazionale Cinematografica di Venezia. Il cineasta inglese sceglie di cimentarsi nella rappresentazione di un evento storico non molto noto nemmeno tra i suoi conterranei che ha interessato la città di Manchester il 16 Agosto 1819, quando una manifestazione pacifica indetta dalla popolazione inglese al fine di ottenere il suffragio universale presso il S. Peter’s field è finita, in seguito all’intervento violento della cavalleria britannica, in una tragedia nella quale hanno perso la vita 11 persone su circa 80000 manifestanti, con oltre 650 feriti.

Il titolo è un neologismo tristemente ironico risultante dall’unione tra il termine Waterloo e quello di S.Peter e sottolinea sia l’esito comune dei due eventi, terminati entrambi in una carneficina, sia la struttura circolare del film, che apre e chiude nello stesso modo, con due scene rappresentanti ciò che rimane di un vero e proprio campo di battaglia; con la differenza che nel primo caso si trattava di una guerra vera, appunto la molto più nota e celebrata battaglia di Waterloo, conclusasi poco prima del fatto raccontato nel film con la vittoria su Napoleone da parte degli inglesi; nel secondo caso la guerra vi era comunque, tra popolo e potere, ma sottostante, celata, bugiardamente travestita da minaccia alla tranquillità del paese e placata da un governo ignorante e inconsapevole, dalle sue forze armate, prevaricando sui più deboli. Storia nota e universale, insomma.

Il regista ha detto in conferenza stampa di aver considerato insieme ai suoi collaboratori innumerevoli volte e quotidianamente, durante la lavorazione, quanto i temi trattati fossero attuali, avvertendone la contemporaneità e che, nonostante mai nei suoi film abbia voluto o tentato di orientare il pensiero dello spettatore in una direzione precisa, gli piacerebbe che in questo caso chiunque guardasse Peterloo lo considerasse uno spunto di riflessione sulla politica attuale e sul mondo contemporaneo, oltre che sull’evento in sé, sulle dinamiche di potere, sul fatto che esistano poveri e ricchi e che ci siano persone che hanno dovuto abbandonare il proprio paese, la loro casa, perdere il loro mondo, a causa di tali dinamiche: tutti temi che hanno a che fare con quello che racconta il film, nel quale l’evento del S. Peter’s field non è altro che un pretesto per mettere lo spettatore nelle condizioni di ampliare la riflessione su come va avanti il mondo. A un certo punto, in una rara pausa che si interpone tra i vari segmenti del film rappresentanti la ricostruzione degli eventi politici, una delle donne del popolo guarda la figlia neonata e osserva che nel 1900 avrà 85 anni, chiedendosi e sperando che il mondo allora possa essere migliore. E il padre le risponde facendosi portavoce del condivisibile pensiero del regista, che alcune cose miglioreranno ma altre non cambieranno mai.

A conferma di questo, è singolare come, al di là dell’andamento attuale delle vicissitudini che riguardano la politica mondiale, soprattutto ultimamente ci siano diversi casi per cui il cinema sente l’esigenza di testimoniare certe dinamiche, mettendone in scena le tematiche attraverso i suoi diversi generi e rappresentandole utilizzando diversi eventi storici. Soltanto in questa manifestazione, per quanto si tratti di opere, generi e autori completamente diversi, viene spontaneo pensare a come nel film di Yorgos Lanthimos, The favourite, si possano identificare degli evidenti elementi in comune tra le dinamiche rappresentate. Oltre al fatto che il paese di cui si parla è lo stesso, in un periodo temporale distante circa un secolo, è abbastanza facile individuare delle analogie tra le corse di anatre e le mangiate di ananas alla corte della regina Anna del film greco, e le corse di cavalli cui assiste il generale inglese che avrebbe dovuto occuparsi della manifestazione insieme alle nuotate in piscina del grasso principe nella Londra del film di Leigh. Entrambe lontane e contemporanee, nell’inconsapevolezza dei potenti, alla fame e ai problemi del popolo, che comprende la maggior parte degli abitanti del paese, ma non considerati da chi lo governa, occupato nelle sue vicende private o al massimo nel limitare al raggio d’azione dei suoi vantaggi personali il proprio interesse. E non è un caso che per quanto enfatizzata e satirica sia comune a diversi artisti questa modalità di rappresentazione del potere e della dimensione governativa di un paese. Spostandosi da Venezia anche solo a distanza di un anno viene in mente un film come Detroit di Kathryn Bigelow, altra ricostruzione di un fatto reale che inscena, in un contesto e in un periodo totalmente diverso, dinamiche di discriminazione dei più deboli, di prevaricazione e di sopruso.

Leigh ha fatto un lavoro estremamente accurato di ricerca per ottenere una ricostruzione rigorosa sia del modo di vivere, di vestire, di parlare di quel periodo, che dell’evento. Nonostante l’episodio si sia verificato a Manchester, nemmeno un frame dell’opera è stato girato lì, essendo il luogo in cui è avvenuta la manifestazione ormai diventato irriconoscibile. La lavorazione del film è stata accompagnata da una campagna volta a promuovere l’inserimento dell’evento nei programmi scolastici e a erudire gli inglesi su un avvenimento che gli stessi partecipanti al film hanno ammesso di non aver mai imparato a scuole, né conosciuto prima. Il regista inglese ha dato grande merito della riuscita del suo progetto e del risultato ottenuto alla fantasia del montatore, che esattamente come un cuoco ha la capacità di far risaltare i sapori delle materie prime utilizzate in un piatto, è fermamente convinto  abbia il genio di esaltare le idee che l’autore vuole esprimere; Leigh si è detto riconoscente e grato di essersi potuto affidare alla creatività di John Gregory, nominato all’Oscar l’anno scorso per Three Billboard outside Ebbing, Missouri. Anche per quel che concerne la fotografia, Leigh si è affidato a un professionista di esperienza, Dick Pope, formatosi come documentarista, che ha lavorato in diversi contesti di guerra acquisendo gli strumenti del mestiere che gli hanno consentito di rendere vivi e credibili sia le location che i personaggi. Il regista lo ha conosciuto nel 1990 e si è interessato al suo lavoro proprio in relazione a queste sue esperienze nell’ambito del documentario.

Nonostante forse un po’ troppo lungo, probabilmente è stato uno spazio eccessivo a tutti i comizi istituiti prima dell’evento, molti dei quali articolavano gli stessi argomenti, ma forse proprio al fine di sottolinearne l’importanza, Peterloo appare un’opera solida e riuscita, magari non avvincente ma di notevole spessore. E con il film di Leigh, per ora, sono già tre i film in concorso che inscenano ricostruzioni storiche o quasi contemporanee di situazioni o eventi realmente esistiti: The First Man di Chazelle, The Favourite di Lanthimos e questo. Vedremo alla fine se si potrà individuare una sorta di tendenza o se sia semplicemente un caso.

Peterloo uscirà a novembre nelle sale.

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Utlima modifica: 2 Settembre, 2018



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