Stasera in tv su Rai 3 alle 20,30 Il buono, il brutto e il cattivo, l’ultimo capitolo della trilogia del dollaro di Sergio Leone

Taxi Drivers_Stasera in tv_Il buono, il brutto e il cattivo_Sergio Leone

Considerato da molti il più grande film western della storia, Il buono, il brutto e il cattivo è un'opera epica e picaresca, piena d'immagini e battute indimenticabili. Memorabile il duello a tre finale e come al solito splendide le musiche di Morricone

  • Anno: 1966
  • Durata: 182'
  • Genere: Western
  • Nazionalita: Italia, Spagna
  • Regia: Sergio Leone

Stasera in tv su Rai 3 alle 20,30 Il buono, il brutto e il cattivo, un film del 1966 diretto da Sergio Leone, con Clint Eastwood, Lee Van Cleef, Eli Wallach, Luigi Pistilli, Rada Rassimov, Aldo Giuffré. Tra i più celebri western della storia del cinema, è considerato la quintessenza del fortunato genere spaghetti western. Girato sulla scia del successo di Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più, il film completa la trilogia del dollaro leoniana. Il regista, per sfuggire ancora una volta al rischio di ripetersi, aumenta di nuovo il numero dei protagonisti, da due a tre, collocando la trama nel contesto storico della guerra di secessione americana. Il buono, il brutto e il cattivo fu realizzato in Spagna con l’approvazione del regime franchista e l’assistenza tecnica dell’esercito spagnolo. Il cast includeva inoltre 1500 soldati locali. La celebre sequenza del triello sarà poi destinata a rimanere famosa nella storia del cinema.

Sinossi
Mentre divampa la guerra di Secessione, il Biondo, Tuco e Sentenza, tre individui poco raccomandabili, si mettono controvoglia in società per trovare un tesoro in monete d’oro, nascosto in una tomba. Due di loro conoscono parte del segreto per trovare il luogo che si trova oltre le linee nemiche, il terzo è senza scrupoli e può risultare utile nell’impresa. L’accordo è difficile da mantenere: la caccia viene fatta dai tre separatamente, ma sorvegliandosi a vicenda, fino allo scontro decisivo nel cimitero.

Dopo il successo di Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più, i dirigenti della United Artists contattarono lo sceneggiatore dei film, Luciano Vincenzoni, per acquistare i diritti delle precedenti pellicole e del prossimo western. Lui, il produttore Alberto Grimaldi e Sergio Leone non avevano un progetto, difatti il regista non aveva intenzione di fare un altro western; anche attirato dall’enorme somma di denaro (che gli avrebbe permesso di vivere di rendita per il resto della vita) accettò la proposta, senza alcuna idea in lavorazione. Per sua fortuna, Vincenzoni propose l’idea di un “film su tre manigoldi che cercano dei tesori al tempo della Guerra Civile americana“. Lo studio accettò, ma voleva conoscere il costo del film: Vincenzoni e Grimaldi trovarono un accordo con la United Artists per 1 milione di dollari di budget, più il 50% degli incassi dei botteghini al di fuori dell’Italia. Il budget totale sarà all’incirca di 1,3 milioni di dollari, una cifra stratosferica se si pensa alle precarie condizioni che Leone aveva affrontato solo due anni prima. Il titolo, nato per caso, rispecchia il pensiero di Sergio Leone. Nei tre protagonisti, ognuno per la propria parte autobiografico, coesistono bellezza e bruttezza, umanità e ferocia: il regista demistifica tutti questi concetti e, al contempo, in una dichiarata denuncia della follia della guerra, demistifica la stessa storia degli Stati Uniti d’America, mostrandone il lato violento e brutale, appannato dalla tradizione mitizzante dell’epopea western. Leone ripropone il cliché dell’uomo senza nome interpretato da Clint Eastwood, ma lo rende più ambiguo, a metà strada tra il cacciatore di taglie e il giustiziere. Affiancano Eastwood, nella parte dei protagonisti, Lee Van Cleef (anch’egli reduce da Per qualche dollaro in più, qui però in un ruolo molto diverso) ed Eli Wallach. Si segnala anche la partecipazione di Aldo Giuffré nelle vesti di un capitano dell’esercito unionista. A spiccare è tuttavia il personaggio di Tuco, tanto perché approfondito nel suo vissuto e nella sua dimensione interiore, quanto perché fornito di un lato umoristico caratterizzato magistralmente dal talento comico di Wallach. La scena del cosiddetto “triello” (uno stallo alla messicana) nel finale del film è rimasta esemplare sia per la ripresa, sia per il montaggio, sia per l’uso sapiente della colonna sonora di Ennio Morricone (traccia Il triello), che la sottolinea in modo esclusivo, aggiungendovi tensione e potenza evocativa. La musica, contenente spari, fischi (di Alessandro Alessandroni) e jodel, contribuì a ricreare l’atmosfera che caratterizza il film. Il motivo principale, assomigliante all’ululato del coyote, è una melodia composta da due note, divenuta molto famosa. Il film all’inizio divise la critica, ma fu un enorme successo di pubblico. La sua popolarità perdura inalterata e l’ha reso ormai un classico citatissimo nel cinema, nella musica e nei fumetti. Utenti e lettori di siti e riviste specializzati, ma anche importanti cineasti come Quentin Tarantino, lo considerano tra le migliori pellicole di tutti i tempi.



Condividi