12 Soldiers di Nicolai Fuglsig, un film prevedibile che scivola nel pantano della retorica

Ispirato dal libro del giornalista Doug Staunton, Horse Soldiers, 12 Soldiers di Nicolai Fuglsig ripercorre le drammatiche e complicate gesta di un’unità speciale militare americana, la Alpha 595, impegnata in territorio afgano nella prima azione di rappresaglia a stelle e strisce contro Al Qaida

  • Anno: 2018
  • Durata: 129'
  • Distribuzione: 01 Distribution
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Nicolai Fuglsig
  • Data di uscita: 11-July-2018

Ispirato dal libro del giornalista Doug Staunton, Horse Soldiers, 12 Soldiers di Nicolai Fuglsig ripercorre le drammatiche e complicate gesta di un’unità speciale militare americana, la Alpha 595, impegnata in territorio afgano nella prima azione di rappresaglia a stelle e strisce contro Al Qaida e i suoi alleati talebani. Il racconto, strutturato dalla sceneggiatura firmata da Peter Craig e Ted Tally, si muove sulle linee guida classiche e caratteristiche del genere. In esso non traspare alcuna innovazione particolare con, al contrario, un deciso richiamo al passato e la memoria che rapida scivola indietro sconfinando nella vicenda western di un cult come I magnifici sette.  Così quando il capitano Mitch Nelson, simulacro dell’originale Mark Nytsch, si offre volontario con la sua vecchia squadra per volare in territorio afgano e fare da collegamento con gli uomini del generale Dostum, impegnato nel tentativo della conquista della strategica città di Mazar-i-Sharif, il transfert è completo.

I nostri eroi sono in dodici, patrioti convinti e pronti a sacrificare la vicinanza dei propri cari pur di vendicare l’attacco alle Torri Gemelle. Armati di tutto punto e in grado di affrontare ogni situazione, pronti a difendersi l’uno con l’altro e con la massima fiducia nel proprio comandante, entrano in contatto con usi e costumi in apparenza indecifrabili, è un conflitto nel quale gli uomini a cavallo contano ancora qualcosa, ma fatalmente legati alle asprezze di qualsiasi guerra. La macchina da presa gira con un tocco leggero, centellinando le proprie attenzioni per i rapporti umani e lasciando alle armi il ruolo di assolute protagoniste. Un viluppo dal quale riesce a slegarsi solo l’interazione tra il capitano Nelson e il generale Dostum: la nascita della loro amicizia e il legame d’onore che si crea è il principale snodo narrativo dell’intera storia che, nonostante l’immutabilità dell’espressione di Chris Hemsworth, “Nelson”, e i dialoghi in generale poco funzionali all’approfondimento psicologico dei personaggi, trascina la pellicola di Fuglsig ai margini del pantano retorico. Un risultato non di poco conto per la riproduzione di una vicenda inevitabilmente agiografica, ben colorata dalla fotografia di Rasmus Videbǽk, montata con efficace sintesi da Lisa Lassek e sostenuta da un cast sostanzialmente di spessore, in “tinta” con l’azione bellica di riferimento.

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